UBS questa settimana ha annunciato la chiusura di 44 filiali in Svizzera, di cui 3 nel Cantone Ticino. La prima preoccupazione รจ rivolta verso i collaboratori e le collaboratrici che potrebbero risentirne. In questo senso la banca ha rassicurato che non sono previste riduzioni di personale. E di questo non possiamo che rallegrarcene. La seconda questione che viene sollevata รจ quella della vicinanza dellโistituto ai suoi clienti. ร innegabile che tutti noi vorremmo avere la maggior parte dei servizi che utilizziamo a portata di โpasseggiataโ. Anche questo trend perรฒ non ci stupisce: in effetti, la riduzione del numero di sportelli e del settore bancario in generale รจ una realtร che nel Cantone viviamo purtroppo oramai da qualche anno. Nel 2010 contavamo 72 banche, 263 sportelli e 7’046 addetti. A distanza di 8 anni il ridimensionamento รจ stato impressionante con 40 banche, 179 sportelli e 5’585 collaboratori.
Detto questo, dobbiamo constatare un fatto importante: la pandemia con i conseguenti lockdown ha accelerato dei processi che erano giร in atto, anche in questo settore. Il ricorso ai servizi bancari non piรน di persona ma attraverso la rete era nei programmi delle grandi banche da diverso tempo. La sua realizzazione era perรฒ prevista solo tra qualche anno. Questo non perchรฉ le banche non volessero ridurre i loro costi sfruttando la digitalizzazione, bensรฌ perchรฉ il processo di โeducazioneโ al cliente avrebbe richiesto tempo e probabilmente non sarebbe stato esente da critiche e ostacoli. Invece ecco arrivare la crisi Covid-19 che obbliga forzatamente i clienti ad imparare a utilizzare la rete e a modificare le loro abitudini di consumo. In un certo senso la pandemia ha agevolato il lavoro delle banche in questo caso specifico ma anche di tanti altri servizi e commerci.
Ora bisogna perรฒ cambiare paradigma e accettare la grande sfida che automazione e digitalizzazione ci pongono in termini di salvaguardia dei posti di lavoro. La disoccupazione ha diverse cause (vedi economario). Quella tecnologica si verifica quando i posti di lavoro distrutti dalle nuove tecnologie non compensano quelli creati. A onor del vero bisogna riconoscere che finora in tutte le rivoluzioni vissute nella storia รจ sempre avvenuto il contrario: il benessere totale รจ aumentato. Ma attenzione non vuol dire che non ci siano stati perdenti! Le persone meno qualificate, quelle con compiti piรน ripetitivi, che occupano posti di lavoro piรน precari, da sempre possono essere sostituite dai macchinari. Ed รจ stato cosรฌ. Paradossalmente non รจ nemmeno un male che i lavori piรน duri siano fatti dai macchinari. Ma, perchรฉ questo non danneggi il nostro tessuto economico e sociale รจ necessario intervenire. E abbiamo la possibilitร di farlo. Lo Stato dovrebbe sostenere le aziende nel processo di riqualifica del personale. Sappiamo tutti che ben presto i commerci faranno capo alle casse automatiche, ma questo non significa che non sarร necessario avere degli ottimi consulenti alla vendita, anzi! Ecco dove lo Stato puรฒ dare il suo contributo: sostenendo le aziende nei costi e nella formazione del suo personale. Cosรฌ si dร risposta al rischio della disoccupazione tecnologica.
Discorso diverso il cambiamento delle abitudini nei consumi che puรฒ trasformarsi in disoccupazione strutturale e questa purtroppo richiede misure molto piรน lunghe e piรน difficili da attuare. Quindi, concludendo non facciamoci spaventare dal progresso ma utilizziamolo a nostro vantaggio.









