UBS: quando chiudere non significa per forza perdere

UBS questa settimana ha annunciato la chiusura di 44 filiali in Svizzera, di cui 3 nel Cantone Ticino. La prima preoccupazione รจ rivolta verso i collaboratori e le collaboratrici che potrebbero risentirne. In questo senso la banca ha rassicurato che non sono previste riduzioni di personale. E di questo non possiamo che rallegrarcene. La seconda questione che viene sollevata รจ quella della vicinanza dellโ€™istituto ai suoi clienti. รˆ innegabile che tutti noi vorremmo avere la maggior parte dei servizi che utilizziamo a portata di โ€œpasseggiataโ€œ. Anche questo trend perรฒ non ci stupisce: in effetti, la riduzione del numero di sportelli e del settore bancario in generale รจ una realtร  che nel Cantone viviamo purtroppo oramai da qualche anno. Nel 2010 contavamo 72 banche, 263 sportelli e 7’046 addetti. A distanza di 8 anni il ridimensionamento รจ stato impressionante con 40 banche, 179 sportelli e 5’585 collaboratori.
Detto questo, dobbiamo constatare un fatto importante: la pandemia con i conseguenti lockdown ha accelerato dei processi che erano giร  in atto, anche in questo settore. Il ricorso ai servizi bancari non piรน di persona ma attraverso la rete era nei programmi delle grandi banche da diverso tempo. La sua realizzazione era perรฒ prevista solo tra qualche anno. Questo non perchรฉ le banche non volessero ridurre i loro costi sfruttando la digitalizzazione, bensรฌ perchรฉ il processo di โ€œeducazioneโ€ al cliente avrebbe richiesto tempo e probabilmente non sarebbe stato esente da critiche e ostacoli. Invece ecco arrivare la crisi Covid-19 che obbliga forzatamente i clienti ad imparare a utilizzare la rete e a modificare le loro abitudini di consumo. In un certo senso la pandemia ha agevolato il lavoro delle banche in questo caso specifico ma anche di tanti altri servizi e commerci.
Ora bisogna perรฒ cambiare paradigma e accettare la grande sfida che automazione e digitalizzazione ci pongono in termini di salvaguardia dei posti di lavoro. La disoccupazione ha diverse cause (vedi economario). Quella tecnologica si verifica quando i posti di lavoro distrutti dalle nuove tecnologie non compensano quelli creati. A onor del vero bisogna riconoscere che finora in tutte le rivoluzioni vissute nella storia รจ sempre avvenuto il contrario: il benessere totale รจ aumentato. Ma attenzione non vuol dire che non ci siano stati perdenti! Le persone meno qualificate, quelle con compiti piรน ripetitivi, che occupano posti di lavoro piรน precari, da sempre possono essere sostituite dai macchinari. Ed รจ stato cosรฌ. Paradossalmente non รจ nemmeno un male che i lavori piรน duri siano fatti dai macchinari. Ma, perchรฉ questo non danneggi il nostro tessuto economico e sociale รจ necessario intervenire. E abbiamo la possibilitร  di farlo. Lo Stato dovrebbe sostenere le aziende nel processo di riqualifica del personale. Sappiamo tutti che ben presto i commerci faranno capo alle casse automatiche, ma questo non significa che non sarร  necessario avere degli ottimi consulenti alla vendita, anzi! Ecco dove lo Stato puรฒ dare il suo contributo: sostenendo le aziende nei costi e nella formazione del suo personale. Cosรฌ si dร  risposta al rischio della disoccupazione tecnologica.
Discorso diverso il cambiamento delle abitudini nei consumi che puรฒ trasformarsi in disoccupazione strutturale e questa purtroppo richiede misure molto piรน lunghe e piรน difficili da attuare. Quindi, concludendo non facciamoci spaventare dal progresso ma utilizziamolo a nostro vantaggio.

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Secondo lockdown: i cerotti non bastano piรน

In un mio articolo pubblicato dal Corriere del Ticino il 13 gennaio 2021 (e che trovate qui) segnalavo la necessitร  immediata dello Stato di rispondere al grido di aiuto delle aziende. La preoccupazione dellโ€™introduzione di ulteriori misure di contenimento, ha trovato conferma con le decisioni del Consiglio Federale che non solo ha protratto le chiusure di alcune attivitร  legate al tempo libero, ma le ha addirittura estese ad altri commerci. Consiglio Federale che in questa seconda ondata ha mancato totalmente gli obiettivi dal punto di vista sanitario, sociale ed economico. Vero forse che poco poteva fare sullโ€™incertezza sanitaria legata alla diffusione del virus, ma molto avrebbe dovuto fare contro lโ€™incertezza economica. Se la risposta immediata con lโ€™introduzione della garanzia dei crediti e dellโ€™ampliamento dellโ€™orario ridotto รจ stata ottima, qualcosa nel seguito รจ mancato. Come fatto da altri Paesi, bisognava impostare una chiara strategia di risposta alle difficoltร  economiche. Strategia rigorosa, immediata, efficiente ed efficace. Compito difficile? No, compito che un governo deve assolutamente essere in grado di fare. Sin dal primo momento eravamo tutti coscienti che le conseguenze economiche di questa pandemia sarebbero state paragonabili a quelle di una guerra mondiale. Se รจ vero che oggi abbiamo fortunatamente uno stato sociale forte e presente, perchรฉ possa sopravvivere lโ€™economia deve fare la sua parte. E questo significa che รจ necessario un programma di intervento che permetta a commerci, palestre, garage, saloni estetici, agenzie di viaggio, ristoranti di poter continuare le loro attivitร  quando sarร  possibile. Purtroppo i cerotti messi qua e lร  non sono una strategia economica. Se รจ vero che il governo con le nuove decisioni di chiusure รจ stato obbligato ad aumentare gli aiuti e velocizzarli, siamo ancora lontani da una riflessione a medio termine. Come scritto, un buon programma economico dovrebbe considerare tre misure: un piano di intervento dโ€™urgenza, una fase di aiuti strutturali e infine lโ€™elaborazione di un programma di investimenti pubblici di lungo respiro.
Il piano di intervento dโ€™urgenza deve prevedere aiuti immediati alle aziende come contributi non rimborsabili, compensazioni per il calo del fatturato, sussidi una tantum. Le misure strutturali dovrebbero permettere di sfruttare i tempi di sottoccupazione delle aziende per fare quei cambiamenti che aumentano la loro competitivitร : rinnovo delle strutture e degli impianti, formazione e consulenza, progettazione del passaggio allโ€™automazione e alla digitalizzazione. Infine, decise basi legali e stanziati i crediti per le prime due misure, dovrebbe iniziare la riflessione per un piano di investimenti con un mix pubblico-privato. I settori su cui puntare non mancano, da quello clinico-ospedaliere, alla farmaceutica, dalla meccanica allโ€™elettronica, dallโ€™intelligenza artificiale alla sostenibilitร  energetica.
Alcuni potrebbero definirlo un piano semplice e per nulla originale, vero. Un piano che perรฒ se attuato eliminerร  dal terreno di gioco lโ€™incertezza che รจ il nemico peggiore dellโ€™economia. Un piano che se attuato consentirร  alla Svizzera di mantenere la sua forte competitivitร  economica e commerciale superando anche questa crisi. Se vogliamo un futuro solido e sostenibile non possiamo piรน permetterci cerotti qua e lร .

La versione audio: Secondo lockdown: i cerotti non bastano piรน
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Un nuovo lockdown รจ sostenibile?

Nel video pubblicato da Ticinotoday che trovate qui sotto mi esprimo sulla sostenibilitร , non solo economica, di un possibile secondo confinamento generalizzato. Personalmente ritengo che non esistano attivitร  economiche essenziali e attivitร  non essenziali, sia per lโ€™imprenditore che per il consumatore. Tutto ciรฒ che lโ€™individuo decide di fare รจ essenziale e ancora prima che essere unโ€™attivitร  economica, รจ unโ€™attivitร  umana. La societร  รจ fatta di tanti individui diversi e la ricchezza delle nostre economie e societร  sviluppate รจ proprio quella di rispettare questa diversitร  e non imporre nessun modello nรฉ di vita, nรฉ di consumo.
Detto questo, la pandemia che stiamo vivendo รจ senza dubbio un evento eccezionale. E necessita quindi di risposte eccezionali.
In questi giorni sono molte le sollecitazioni che riceviamo e che ci interrogano sulla sostenibilitร  economica per la Svizzera di una seconda chiusura generalizzata. Ma prima di interrogarsi sulla sostenibilitร  economica, il dibattitto dovrebbe preoccuparsi dellโ€™efficacia delle misure proposte e delle conseguenze sugli individui. Nei momenti di tranquillitร  si vive nella valorizzazione e nel rispetto della diversitร ; nei momenti di incertezza, come quello odierno, possono invece alimentarsi tensioni e conflitti. Purtroppo รจ quello che sta succedendo in questa seconda ondata e le scelte politiche anzichรฉ gettare acqua sul fuoco, gettano benzina. Pensate alla situazione vissuta da chi il giorno dopo lโ€™annuncio di un possibile prolungamento della chiusura delle attivitร  legate al tempo libero, andando al lavoro o a scuola ha preso i mezzi pubblici stracolmi di persone che respirano una addosso allโ€™altra. Orbene, anche i cittadini e le cittadine piรน rispettose delle istituzioni e delle regole in questo momento si sentono spaesate. A questo sconforto aggiungiamo quello dei proprietari delle attivitร  che sono state chiuse e che non trovano rassicurazione da parte dello Stato.
Come detto da tutti, se secondo confinamento deve essere, che lo sia. Ma ora non tentenniamo piรน: il prezzo da pagare per questa crisi sanitaria sarร  molto alto anche dal punto vista economico.
In tutto questo contesto, la Svizzera รจ una delle poche Nazioni che puรฒ permettersi senza paura di sostenere lโ€™economia. La nostra economia รจ solida, le finanze pubbliche sono sane, i tassi di disoccupazione sono tra i piรน bassi al mondo e, cโ€™รจ stabilitร  dei prezzi, quindi il contesto macroeconomico รจ sicuramente tra i piรน favorevoli al mondo.
Detto questo le politiche fiscali devono essere assolutamente mirate e indirizzate ai settori che ne hanno bisogno e allโ€™interno di questi settori alle aziende maggiormente colpite. E andrei anche oltre. Gli aiuti dovrebbero essere pensati in funzione delle regioni: il contesto economico ticinese non รจ come quello di Zurigo. Le aziende ticinesi non sono come quelle zurighesi. Insistiamo, gli aiuti devono essere poco burocratici, rapidi ed efficaci. I ristoranti devono pagare adesso gli affitti, le palestre devono versare ora le rate dei macchinari comperati in leasing, le agenzie di viaggio stanno sopravvivendo da oramai un anno.
Certo, alcuni sostengono che cosรฌ facendo teniamo in piedi le cosiddette aziende zombie, ossia le aziende che sarebbero fallite o fallirebbero nei prossimi mesi. Vero, ma la mia riflessione รจ questa: davvero nel pieno di una crisi economica mondiale possiamo permetterci il lusso di fare i puristi e i difensori dellโ€™efficienza economica e del libero mercato? Io non credo. Credo al contrario che dovremmo essere piรน coraggiosi e infondere serenitร  ai cittadini e alle imprese.
Concludiamo con una riflessione: se le risorse per fare un secondo lockdown ci sono, quello che pare mancare ora รจ la convinzione dei cittadini sulla necessitร  di farlo.

Le risorse economiche per sostenere un secondo lockdown ci sono. Quello che forse manca รจ la convinzione dei cittadini…
La versione audio del video: La sostenibilitร  di un secondo lockdown

La disoccupazione dopata

I dati della disoccupazione pubblicati dalla Segreteria di Stato dellโ€™Economia (SECO) confermano la tendenza degli ultimi mesi. Nel mese di dicembre in Svizzera si contano oltre 163 mila persone disoccupate registrate negli uffici regionali di collocamento (3.5%), 10 mila in piรน del mese di novembre. In Ticino (3.8%), quasi 6’500 persone erano disoccupate, cresciute di oltre 300 unitร . Su base annuale, rispetto al mese di dicembre dellโ€™anno scorso, in Svizzera si registrano quasi 50’000 persone in piรน disoccupate e a livello ticinese oltre 800 in piรน.
Questi dati confermano che gli effetti sul mercato del lavoro della crisi del COVID-19 ancora non si vedono. Giร  in condizioni normali, cโ€™รจ un certo ritardo temporale tra la riduzione della produzione di beni e servizi e i veri e propri licenziamenti. Questo capita principalmente perchรฉ le aziende necessitano di una stabilitร  e continuitร  nei collaboratori oltre al fatto che la ricerca e la formazione del personale rappresentano un costo. Per queste ragioni le imprese cercano di evitare al piรน possibile licenziamenti. In questo periodo particolare a queste riflessioni generiche si aggiunge lโ€™effetto delle misure di sostegno messe in atto per contrastare la crisi, in particolare lโ€™ampliamento delle indennitร  a orario ridotto. E in effetti, guardando a quanto accaduto sul fronte di questi aiuti, vediamo che nel mese di febbraio le persone che usufruivano dellโ€™orario ridotto erano 5 mila, aumentate a 1 milione in marzo e a ben 1.3 milioni in aprile. Il numero รจ rientrato nei mesi successivi per poi aumentare nuovamente: in novembre ancora prima delle chiusure di alcuni settori, cโ€™erano giร  annunciate 650 mila persone.
Accanto ai dati della disoccupazione altri indicatori mostrano campanelli di allarme. Nel caso del Cantone Ticino per esempio sappiamo che le nostre aziende hanno ricorso maggiormente ai crediti COVID-19 e hanno utilizzato mediamente molto di piรน lโ€™orario ridotto. Oltre a ciรฒ il mercato del lavoro del Cantone Ticino รจ piรน fragile: posti di lavoro precari, temporanei o a tempi parziale che magari non danno diritto alle indennitร  di disoccupazione e quindi spariscono nelle statistiche. Pensiamo alle donne, prime vittime in caso di crisi economica. I posti di lavoro precari, meno qualificati con salari piรน bassi spariscono per primi. Non a caso in Ticino tra luglio e settembre dellโ€™anno scorso abbiamo perso 4’000 occupate.
In aggiunta, dobbiamo considerare la valvola di sfogo del frontalierato che rappresenta per noi oltre il 30% dellโ€™occupazione. In questo casi spariscono gli addetti, ma non aumenta la disoccupazione.
Ma non finisce qui. Da alcune analisi abbiamo anche letto che la creazione di aziende รจ stata mediamente inferiore rispetto a quanto avvenuto a livello svizzero.
Per finire, ed รจ questo quello di cui dovremo preoccuparci, sono le prospettive economiche future: il settore industriale legato alle attivitร  manifatturiere non avrebbe ordini a sufficienza; le transazioni immobiliari e le domande di costruzione non farebbero dormire sonni tranquilli al settore specifico; anche il settore bancario sta rivedendo al ribasso le sue prospettive. E che dire del commercio e del turismo? Evidentemente questi settori sono tra i primi a essere toccati dalle misure di contenimento e nel caso del turismo, addirittura giร  toccato.
Ecco perchรฉ si necessita di un piano dโ€™azione economica programmato e non improvvisato.

A complemento le considerazioni fatte sul tema durante la puntata di Modem (Rete Uno – RSI) dell’08.01.2021

Intervento tratto da Modem – Rete Uno- 08.01.2021
La versione audio: La disoccupazione dopata
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La Svizzera puรฒ permettersi una seconda chiusura generalizzata?

โ€œLa Svizzera รจ una delle Nazioni che puรฒ affrontare con maggior tranquillitร  lโ€™idea di una nuova chiusura generalizzata; la nostra economia รจ solida, le finanze pubbliche sono sane, abbiamo tassi di disoccupazione tra i piรน bassi al mondo e stabilitร  dei prezzi. Questo fa sรฌ che ci siano tutte le condizioni quadro per affrontare questa situazione cercando di tranquillizzare i cittadini e le attivitร  economiche. Lโ€™ampliamento e il prolungamento delle misure legate allโ€™orario ridotto come pure lโ€™elargizione dei crediti garantiti dallo Stato sono misure ottime come prima risposta. Oggi dobbiamo pensare, anzi avremmo giร  dovuto pensare a mettere in atto degli strumenti poco burocratici, rapidi, ben indirizzati e coraggiosi. Pensiamo ai casi di rigore, si parla di un risarcimento del 10% della cifra dโ€™affari, mentre altri Paesi, ad esempio la Germania, arriva al 70-80%. O ancora pensiamo a misure di contributi cosiddetti a fondo perso (che se salvano posti di lavoro non sono mai a fondo perso) proporzionali al numero di addetti. A questo stadio dovremmo tuttavia essere giร  in una fase di una riflessione piรน ampia in cui questi aiuti sono tramutati in sostegno a cambiamenti strutturali di queste aziende per renderle effettivamente competitive e al passo con i tempiโ€ Tratto da intervista per Radio 3i, 07.01.2021

Approfondiremo il tema nei prossimi giorni.

Estratto intervista Radio 3i – 07.01.2021
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Prezzi che salgono e prezzi che scendono…

Le โ€œmalattieโ€ del sistema economico sono principalmente due: la disoccupazione e lโ€™inflazione. Della disoccupazione sentiamo parlare spesso soprattutto in situazioni come quella che viviamo oggi, dellโ€™inflazione meno. Ma le autoritร , giustamente, tengono sempre sotto controllo anche lโ€™andamento dei prezzi; sรฌ, perchรฉ lโ€™inflazione รจ un aumento generalizzato dei prezzi.
Cosรฌ una volta al mese, in Svizzera, si pubblica il dato dellโ€™indice dei prezzi al consumo (IPC) che ci dice se i prezzi dei beni e servizi consumati sono scesi o aumentati. Attenzione non dobbiamo confondere lโ€™IPC con lโ€™indice del costo della vita: in effetti, il nostro carrello della spesa contiene solo i beni e servizi consumati in maniera finale. Questo significa, che sono esclusi tanti beni e servizi che pesano sul nostro borsellino: per esempio nellโ€™IPC non calcoliamo i costi dei premi cassa malati e di tutte le assicurazioni, come neppure lโ€™andamento delle imposte e delle tasse.
In Svizzera i prezzi di dicembre sono diminuiti dello 0.1% rispetto a novembre e dello 0.8% rispetto al mese al mese di dicembre dellโ€™anno scorso. Visto che siamo arrivati alla fine dellโ€™anno possiamo anche tirare le somme e scoprire che nel 2020 i prezzi sono scesi mediamente dello 0.7% rispetto al 2019. Ma questa รจ una buona o una cattiva notizia? In realtร , potremmo dire nรฉ lโ€™una nรฉ lโ€™altra. Quando le variazioni sono tra 0 e 2 punti percentuali si parla di stabilitร  dei prezzi. Ciรฒ dipende soprattutto dal fatto che ci sono alcune imprecisioni nei nostri calcoli. Per esempio non possiamo cambiare immediatamente il carrello della spesa. Se i consumatori sostituiscono i prodotti diventati piรน cari con quelli meno cari oppure se cambiano i punti vendita per esempio ordinando online, ci vorrร  del tempo per fare queste modifiche nel nostro indice dei prezzi al consumo. In aggiunta i beni sono inclusi nel paniere soltanto dopo molti anni che appaiono sul mercato, perchรฉ devono diventare oggetti di uso comune. Ma questo significa che ci entreranno con un prezzo piรน basso che quindi diminuirร  di meno. Infine, un altro limite รจ che non si tiene conto del miglioramento della qualitร  dei beni. Tutto questo ci porta a sovrastimare lโ€™indice e quindi a ritenere che una variazione tra 0 e 2 punti percentuali significhi stabilitร .
Torniamo ai nostri dati per scoprire cose interessanti. Rispetto al dicembre del 2015, quindi di 5 anni fa, i prezzi dei beni importati sono leggermente diminuiti mentre quelli indigeni (locali) sono leggermente aumentati. Stessa analisi per i prezzi dei servizi pubblici, diminuiti, al contrario dei servizi privati. Anche se di poco vediamo poi che i prezzi sono aumentati nel gruppo degli indumenti e calzature, dellโ€™insegnamento, dellโ€™abitazione ed energia, dei ristoranti ed alberghi. Al contrario i prezzi sono scesi, di poco, per la sanitร  (attenzione ricordiamo che non ci sono i costi dei premi cassa malati, ma solo delle prestazioni effettivamente consumate), per i mobili e gli articoli per la casa e per i trasporti.
Se poi vogliamo scendere ancora di piรน nelle analisi e guardare per esempio cosa รจ successo rispetto al mese di dicembre dellโ€™anno scorso scopriamo cose interessanti collegate proprio allโ€™andamento economico o a quello stagionale. Per esempio il prezzo dellโ€™olio del riscaldamento รจ sceso di oltre il 22%, quello del diesel quasi del 12% e quello della benzina del 10%. Queste riduzioni sono da mettere in relazione con la diminuzione della domanda di prodotti petroliferi causata dalla crisi del COVID-19 che ha notevolmente frenato lโ€™industria. Non stupisce per la stessa ragione il calo dei prezzi dei viaggi internazionali.
E cosรฌ, potreste anche andare a curiosare sulle variazioni dei prezzi rispetto al mese di novembre e scoprire per esempio che quello dei cavoli รจ sceso di oltre il 20%, quello degli agrumi di quasi il 10% e la frutta esotica dellโ€™8%. E da qui, navigare nel web e scoprire che anche dietro a ciรฒ che portiamo in tavola cโ€™รจ un mercato fatto di domanda e di offerta che ne determina il prezzoโ€ฆ I cavoli si raccolgono in inverno? Forse cโ€™รจ stata una produzione abbondante di agrumi? E ancora, magari vogliamo meno frutta esotica e privilegiamo quella locale? Insomma, dietro ai numeri si trova sempre una quotidianitร  affascinanteโ€ฆ

La versione audio: Prezzi che salgono, prezzi che scendono…
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Lโ€™anno che sta arrivandoโ€ฆ tra un anno passerร 

Prima di gettarci nel nuovo anno e nei nuovi avvenimenti economici che ci accompagneranno, facciamo una brevissima carrellata sugli ultimi fatti del 2020.
Negli ultimi giorni ci hanno comunicato che la Banca Nazionale Svizzera (BNS) nel III trimestre del 2020 ha comperato โ€œsoloโ€ 11 miliardi di franchi in divise. Questa manovra serve a contenere lโ€™apprezzamento del franco svizzero. Strategia, questa, che la BNS ha messo in atto giร  nei primi 6 mesi dellโ€™anno, comperando ben 90 miliardi di franchi in divise. Per avere un termine di paragone, il record nellโ€™acquisto, era nel 2015 e ammontava per lโ€™intero anno a 86.1 miliardi di franchi. Quindi, record superato.
Sempre sul fronte nazionale, la borsa svizzera ha dichiarato attraverso il suo responsabile di voler rimanere indipendente dando anche ad intendere che la strategia di acquisizione di altre attivitร  europee iniziata nel corso di questโ€™anno potrebbe proseguire. Questo in virtรน del fatto che โ€œpiรน grande รจ la dimensione di una borsa, tanto piรน conta il suo parereโ€ a livello decisionale. Speriamo anche in questo caso che non si faccia il passo piรน lungo della gamba.
Le prime analisi di chiusura dellโ€™anno fatte da startups.ch dicono che in apparenza, un poโ€™ paradossalmente, nel 2020 sono state create 46’842 nuove imprese, con una crescita del 5% rispetto allโ€™anno prima. I settori piรน attivi imprenditorialmente risultano quelli legati al commercio online, al settore sanitario e informatico; in ragionevole calo le attivitร  legate al turismo e al tempo libero. Tuttavia, la geografia delle โ€œneo-nateโ€ imprese (che non me ne si voglia vedremo quanto vivranno) รจ molto diversa: lo spirito imprenditoriale pare molto sviluppato nella Svizzera nordoccidentale, in quella centrale, in quella orientale e a Zurigo. Trend contrario in Romandia dove si segnala un calo del 4% e in Ticino dove il calo รจ stato addirittura del 16%. Facile, vedere subito una correlazione con le regioni che hanno vissuto in maniera piรน drammatica gli effetti del Covid-19. Nonostante questo entusiasmo finiamo dicendo che sempre secondo i dati di questa piattaforma il 2020 รจ stato caratterizzato da quasi 2โ€™500 fallimenti, lโ€™88% in piรน rispetto al 2019.
A questa notizia possiamo legare la valutazione fatta da JP Morgan che ritiene ci sarร  un importante aumento di acquisizioni e fusioni nel 2021 in risposta alla crisi pandemica e alla necessitร  da una parte di aumentare gli introiti dallโ€™altra di ridurre i costi.
Sul fronte internazionale segnaliamo la firma del presidente Trump al pacchetto di aiuti economici da 900 miliardi di dollari voluto per dare sostegno alle famiglie e alle imprese toccate dalla crisi del Covid-19. Il provvedimento, che si basa su un sistema di sicurezza sociale molto diverso dal nostro, concerne i sussidi ai disoccupati, gli aiuti contro gli sfratti e il pagamento degli affitti, i sussidi per le aziende, come anche per ristoranti, hotel, compagnie aree, oltre a fondi per la distribuzione del vaccino.
Altra notizia legata agli Stati Uniti รจ quella di escludere tre aziende di telecomunicazione cinesi da Wall Street, Borsa di New York. Questa decisione dipende dal decreto voluto da Trump che prescrive il divieto di investimenti americani in aziende vicine allโ€™esercito cinese. Il paradosso sta nel fatto che nellโ€™ultimo decennio proprio la Borsa americana abbia cercato in tutte le maniere di convincere aziende cinesi a quotarsi sul loro listino.
E infine, notizia di pochi minuti fa il Bitcoin (tema giร  discusso in questo blog) ha superato i 30 mila dollari di valore: un bellโ€™inizio dellโ€™anno per chi li ha comperatiโ€ฆ Insomma, come sempre in economia, cโ€™รจ chi guadagna e chi perdeโ€ฆ speriamo che prima o poi sarร  la maggioranza a vincereโ€ฆ

La versione audio: Lโ€™anno che sta arrivandoโ€ฆ tra un anno passerร 
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Patrimoni miliardari immuni dal Covid-19

Il Bloomberg Billionaires Index fornisce una classifica aggiornata quotidianamente delle persone piรน ricche al mondo. Per ogni miliardario dร  la composizione del suo patrimonio. Certo รจ lo stesso esercizio che facciamo anche noi quando compiliamo la dichiarazione delle imposte e dobbiamo stimare la nostra sostanza. Ma se andate a spulciare uno dei tanti profili dei miliardari vi renderete conto che cโ€™รจ una bella differenza tra i nostri patrimoni e i loro. Partecipazioni in societร  quotate in borsa, sconti da applicare in funzione dei rischi legati ai Paesi in cui si detengono partecipazioni pubbliche, valutazioni degli hedge fund, stima della liquiditร ; insomma deve essere proprio difficile capire quanto si รจ ricchi quando si รจ veramente ricchi.
Una cosa perรฒ รจ certa. Anche il COVID-19 colpisce in maniera diversa le classi sociali. Mentre milioni di persone hanno perso il lavoro e stanno chiudendo le loro attivitร  a causa della pandemia, possiamo tirare un sospiro di sollievo perchรฉ i 500 miliardari piรน ricchi della terra hanno visto il loro patrimonio aumentare anche questโ€™anno. E pensare che subito dopo il primo lockdown mondiale eravamo preoccupati per la loro sorte, dato che i loro patrimoni avevano mostrato perdite importanti.
La notizia bizzarra รจ che addirittura sono i miliardari cinesi (Wuhan vi ricorda qualcosa?) ad aver visto la loro ricchezza aumentare di piรน: in effetti, essa รจ cresciuta quasi del 54%. Saremmo tentati di pensare a uno strano scherzo del destino se non fosse che anche negli anni passati la Cina ha mostrato crescite impressionanti. Non dimentichiamo che proprio studi recenti affermano che la Cina diventerร  la prima potenza mondiale scavalcando gli Stati Uniti in anticipo rispetto a quanto previsto.
Ma non preoccupiamoci troppo dei miliardari statunitensi: anche loro hanno visto aumentare la loro ricchezza di oltre il 25%, un poโ€™ di piรน dei โ€œcuginiโ€ inglesi. In Europa, dove la ricchezza รจ aumentata mediamente โ€œsoloโ€ del 15%, cโ€™รจ anche chi si รจ impoverito: i miliardari spagnoli (quasi del -12%) e quelli ciprioti (-8%).
Naturalmente la ricchezza dipende dalla performance dei diversi settori economici: i servizi, la sanitร , le tecnologie hanno registrato guadagni superiori al 50%, le materie prime โ€œsoloโ€ del 32% e i settori industriali del 26%.
Ma comโ€™รจ possibile che ci siano delle disuguaglianze cosรฌ grandi? E la storia ha sempre mostrato queste differenze?
Da una parte รจ vero che la teoria economica ci insegna che per raggiungere lo sviluppo รจ necessario passare attraverso una certa concentrazione della ricchezza produttiva. Averla nelle mani di poche famiglie consente di accumulare macchinari e mezzi per produrre. Oggi perรฒ la situazione che viviamo รจ ben diversa.
Le differenze e le disuguaglianze stanno diventando insostenibili. Oltre a creare tensioni importanti tra le classi sociali, esse non sono piรน ritenute necessarie allo sviluppo economico, anzi.
A onor del vero, dallโ€™inizio del XX secolo lโ€™intervento dello Stato, le imposte progressive, lโ€™istruzione pubblica e la maggiore solidarietร  hanno ridotto le disuguaglianze. Queste politiche hanno portato nel 1980 in Europa il 10% piรน ricco a possedere circa il 40-50% del patrimonio. Purtroppo questo trend positivo si รจ arrestato attorno agli anni Ottanta, con le politiche liberiste di deregolamentazione e globalizzazione di Ronald Reagan e Margaret Thatcher oltre a quelle della finanza internazionale.
Ora, questa nuova crisi dovrร  essere lโ€™occasione per ripensare anche alla validitร  delle nostre politiche fiscali e soprattutto ai meccanismi che consentono unโ€™accumulazione eccessiva.

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Accordi: la Gran Bretagna vince, il Ticino perde

Babbo Natale ha portato in dono la firma di due accordi molto importanti: il primo tra la Gran Bretagna e lโ€™Unione Europea (di cui abbiamo parlato anche in questo blog) e il secondo tra la Svizzera e lโ€™Italia.
Il primo accordo รจ stato siglato per chiarire alcuni dei punti relativi allโ€™uscita della Gran Bretagna dal mercato unico europeo; il secondo ha visto trattative ancora piรน lunghe, 5 anni, e tratta dellโ€™imposizione dei frontalieri che lavorano in Svizzera e vivono entro 20 chilometri dalla frontiera.
Se il primo riconosce come vincitrice dei negoziati la Gran Bretagna, il secondo non trova chiari vincitori, ma un sicuro perdente: il Cantone Ticino. Ma andiamo con ordine.
La Gran Bretagna ha ottenuto una riduzione del 25% del pesce pescato da pescherecci europei nelle sue acque; passati cinque anni e mezzo tornerร  ad averne il pieno controllo. Se lโ€™Unione Europea si dice soddisfatta per aver fissato un minimo di standard ambientale, sociale e in tema di diritti dei lavoratori che anche lโ€™Inghilterra dovrร  rispettare per sostenere le aziende con aiuti di Stato, in realtร  potrร  creare normative interne alle quali attenersi. Ma la vittoria piรน grande, anche se forse solo simbolica, riguarda il fatto che in caso di divergenze tra i due attori, non sarร  la Corte di giustizia europea ad occuparsi di formulare un giudizio, ma un arbitrato indipendente. Questโ€™ultimo punto potrebbe essere interessante anche per la Svizzera e i suoi rapporti con lโ€™Unione Europea (di cui ci occuperemo prossimamente). Dimenticavo, nessun dazio nรฉ quote per il commercio di merci, mentre sui servizi il lavoro di negoziato rimane tutta da fare.
Ora torniamo alla Svizzera, allโ€™Italia, al Ticino e ai frontalieri. Questo accordo era ed รจ particolarmente sentito nel cantone Ticino perchรฉ si vive una realtร  molto diversa rispetto al resto della Svizzera. Nel III trimestre del 2020 oltre 70 mila frontalieri varcavano il confine per lavorare in Ticino. Se calcoliamo la percentuale in termini di occupati e di posti di lavoro a tempo pieno, essa varia dal 30% al 36%; insomma, una fetta consistente del mercato del lavoro ticinese รจ rivolto a persone non residenti. Altra particolaritร  รจ quella del salario. Anche in questo caso, quello che succede in Ticino, non succede nel resto della Svizzera, dove la differenza tra salari degli svizzeri residenti e dei frontalieri รจ molto piรน bassa. Nel caso ticinese, la differenza del salario mensile lordo standardizzato* varia tra il 30% e il 35%, cioรจ significa che un frontaliere guadagna un terzo in meno di uno svizzero. Detto questo appare inutile spiegare perchรฉ a paritร  di qualifiche sia molto piรน conveniente assumere un frontaliere.
Orbene, lโ€™attesa per la firma di questo accordo era molto grande. Si sperava che potesse in qualche modo compensare questa concorrenza che puรฒ diventare vero e proprio dumping salariale per lโ€™intera economia cantonale. Purtroppo ciรฒ non รจ avvenuto. Ed ecco un accordo fatto di tecnicismi e compromessi.
Primo: avremo due statuti. I frontalieri attuali e i frontalieri nuovi che saranno tali dopo lโ€™entrata in vigore dellโ€™accordo. Si stima che possa entrare in vigore nel 2023, ma lasciateci dubitare che il governo italiano tenga fino alla sottoscrizione da parte del parlamento.
Per i frontalieri attuali nessun grande cambiamento: pagheranno sempre le imposte alla fonte in Svizzera che, fino al 2033, ne riverserร  allโ€™Italia il 40% (oggi il 38.5%). Dopo la Svizzera terrร  tutto il gettito.
Invece i nuovi frontalieri pagheranno una parte delle imposte in Svizzera (calcolata sullโ€™80% del salario) e una parte calcolata dal fisco italiano. Lโ€™accordo prevede di evitare la doppia imposizione che nei fatti significa che il massimo pagato nei due paesi potrร  essere quello previsto in Italia (semplicemente si sconta quanto pagato in Svizzera).
Ecco, questi sono i punti principali dellโ€™accordo che ha necessitato oltre 5 anni per essere sottoscritto. Forse, abbiamo sbagliato noi ad avere aspettative troppo elevate sul miglioramento per il mercato del lavoro ticinese; va beh, armiamoci di carta e penna e prepariamo la prossima lettera per Babbo Nataleโ€ฆ
*Metร  della popolazione guadagna di piรน e metร  meno; semplificando potremmo pensare al salario che divide la popolazione a metร .

La versione audio: Accordi: la Gran Bretagna vince, il Ticino perde

Anche le Borse si ammalano di Covid-19

Abbiamo visto in questi giorni che nemmeno le borse sono immuni dal virus e dalle sue varianti, anzi. Ieri, 21 dicembre, la maggioranza dei telegiornali apriva le sue notizie dicendo che le borse europee avevano โ€œbruciatoโ€ oltre 200 miliardi euro. Certo che letta cosรฌ una notizia un poโ€™ di paura la fa. Ma che cosa significa veramente? Come funzionano le borse? E perchรฉ sono cosรฌ sensibili alla notizia di una possibile variante del Covid-19? Proviamo a capirlo.
La borsa ha origini lontanissime; si dice che giร  in epoca romana avvenivano compravendite tra banchieri, mercanti e uomini dโ€™affari nelle piazze. La forma piรน moderna sembra perรฒ risalire al Belgio del 16 secolo. Si narra che i banchieri e i commercianti fiamminghi si riunivano per fare affari nella piazza antistante e nel palazzo dei Van der Burse, famiglia di banchieri. Il vocabolo Borsa parrebbe nascere proprio dalle tre borse dello stemma di questa famiglia. Anche se per alcuni studiosi in realtร  il cognome era la traduzione di โ€œDella Borsaโ€, famiglia di ricchi mercanti veneziani.
La prima borsa moderna divenuta operativa dal 1531 nel mercato delle contrattazioni fu Anversa, seguita poi da quella di Londra, Amsterdam, Venezia,โ€ฆ Proprio ad Amsterdam si diffuse la compravendita di titoli che rappresentavano un credito o una merce che era in viaggio da un paese lontano. I compratori offrivano del denaro e in cambio ottenevano un documento cartaceo, la lettera, in cui vi era la promessa di trasferimento della merce o del denaro entro una certa data. Da qui, lโ€™idea ancora moderna di acquistare titoli.
Con il tempo la borsa non solo serviva a fare compravendite di merci, ma sempre piรน ha iniziato a offrire alle imprese la possibilitร  di trovare capitali finanziari per realizzare i loro progetti. Pensate un poโ€™: magari voi avete una bella idea imprenditoriale, ma non avete i finanziamenti. Ecco che il meccanismo della borsa vi consente di suddividere in tantissime parti la vostra azienda, vendere le azioni ad altre persone e con il ricavato realizzare i vostri progetti. รˆ evidente che se la vostra azienda sembra avere buone possibilitร  di successo e quindi essere un investimento vantaggioso il suo valore aumenta e tanti vorranno comperarne un pezzettino aumentando il suo prezzo. Se invece cโ€™รจ aria di crisi e cโ€™รจ incertezza sui guadagni futuri dellโ€™azienda o sulla sua sopravvivenza, le persone che hanno comperato le azioni cercheranno di venderle e questo causerร  lโ€™abbassamento del prezzo.
Ecco questo รจ proprio quello che รจ successo ieri e che รจ successo dallโ€™inizio della pandemia. Date le misure di confinamento e le chiusure delle attivitร , ci si aspettava una riduzione importante delle cifre di affari delle aziende quotate in borsa. Cosรฌ tutti i proprietari dei pezzettini di aziende hanno iniziato a vendere le loro azioni abbassandone il valore. Ma se tutti vendono si innesca una corsa al ribasso. Quindi che cosa comperare quando cโ€™รจ questo tipo di crisi economica? I beni rifugio. Quindi tutti a comperare oro e metalli preziosi; ed ecco il loro prezzo salire. La notizia di ieri ha innescato lo stesso meccanismo: se fino a poche ore prima eravamo certi che il vaccino avrebbe consentito di tornare a una vita normale e consumare i beni prodotti dalle aziende, i cui utili sarebbero saliti, una nuova variante ha rigettato tutti nellโ€™incertezza. Ecco la corsa alla vendita delle azioni e la perdita di valore delle aziende. Attenzione perรฒ, quei 200 miliardi di euro โ€œbruciatiโ€ dalle borse sono solo in realtร  la riduzione del valore delle azioni. E del valore delle azioni di chi le possiede.

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