Accordi: la Gran Bretagna vince, il Ticino perde

Babbo Natale ha portato in dono la firma di due accordi molto importanti: il primo tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea (di cui abbiamo parlato anche in questo blog) e il secondo tra la Svizzera e l’Italia.
Il primo accordo è stato siglato per chiarire alcuni dei punti relativi all’uscita della Gran Bretagna dal mercato unico europeo; il secondo ha visto trattative ancora più lunghe, 5 anni, e tratta dell’imposizione dei frontalieri che lavorano in Svizzera e vivono entro 20 chilometri dalla frontiera.
Se il primo riconosce come vincitrice dei negoziati la Gran Bretagna, il secondo non trova chiari vincitori, ma un sicuro perdente: il Cantone Ticino. Ma andiamo con ordine.
La Gran Bretagna ha ottenuto una riduzione del 25% del pesce pescato da pescherecci europei nelle sue acque; passati cinque anni e mezzo tornerà ad averne il pieno controllo. Se l’Unione Europea si dice soddisfatta per aver fissato un minimo di standard ambientale, sociale e in tema di diritti dei lavoratori che anche l’Inghilterra dovrà rispettare per sostenere le aziende con aiuti di Stato, in realtà potrà creare normative interne alle quali attenersi. Ma la vittoria più grande, anche se forse solo simbolica, riguarda il fatto che in caso di divergenze tra i due attori, non sarà la Corte di giustizia europea ad occuparsi di formulare un giudizio, ma un arbitrato indipendente. Quest’ultimo punto potrebbe essere interessante anche per la Svizzera e i suoi rapporti con l’Unione Europea (di cui ci occuperemo prossimamente). Dimenticavo, nessun dazio né quote per il commercio di merci, mentre sui servizi il lavoro di negoziato rimane tutta da fare.
Ora torniamo alla Svizzera, all’Italia, al Ticino e ai frontalieri. Questo accordo era ed è particolarmente sentito nel cantone Ticino perché si vive una realtà molto diversa rispetto al resto della Svizzera. Nel III trimestre del 2020 oltre 70 mila frontalieri varcavano il confine per lavorare in Ticino. Se calcoliamo la percentuale in termini di occupati e di posti di lavoro a tempo pieno, essa varia dal 30% al 36%; insomma, una fetta consistente del mercato del lavoro ticinese è rivolto a persone non residenti. Altra particolarità è quella del salario. Anche in questo caso, quello che succede in Ticino, non succede nel resto della Svizzera, dove la differenza tra salari degli svizzeri residenti e dei frontalieri è molto più bassa. Nel caso ticinese, la differenza del salario mensile lordo standardizzato* varia tra il 30% e il 35%, cioè significa che un frontaliere guadagna un terzo in meno di uno svizzero. Detto questo appare inutile spiegare perché a parità di qualifiche sia molto più conveniente assumere un frontaliere.
Orbene, l’attesa per la firma di questo accordo era molto grande. Si sperava che potesse in qualche modo compensare questa concorrenza che può diventare vero e proprio dumping salariale per l’intera economia cantonale. Purtroppo ciò non è avvenuto. Ed ecco un accordo fatto di tecnicismi e compromessi.
Primo: avremo due statuti. I frontalieri attuali e i frontalieri nuovi che saranno tali dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Si stima che possa entrare in vigore nel 2023, ma lasciateci dubitare che il governo italiano tenga fino alla sottoscrizione da parte del parlamento.
Per i frontalieri attuali nessun grande cambiamento: pagheranno sempre le imposte alla fonte in Svizzera che, fino al 2033, ne riverserà all’Italia il 40% (oggi il 38.5%). Dopo la Svizzera terrà tutto il gettito.
Invece i nuovi frontalieri pagheranno una parte delle imposte in Svizzera (calcolata sull’80% del salario) e una parte calcolata dal fisco italiano. L’accordo prevede di evitare la doppia imposizione che nei fatti significa che il massimo pagato nei due paesi potrà essere quello previsto in Italia (semplicemente si sconta quanto pagato in Svizzera).
Ecco, questi sono i punti principali dell’accordo che ha necessitato oltre 5 anni per essere sottoscritto. Forse, abbiamo sbagliato noi ad avere aspettative troppo elevate sul miglioramento per il mercato del lavoro ticinese; va beh, armiamoci di carta e penna e prepariamo la prossima lettera per Babbo Natale…
*Metà della popolazione guadagna di più e metà meno; semplificando potremmo pensare al salario che divide la popolazione a metà.

La versione audio: Accordi: la Gran Bretagna vince, il Ticino perde

4 pensieri riguardo “Accordi: la Gran Bretagna vince, il Ticino perde

  1. Gentile signora Amalia,

    dal suo articolo deduco che i frontalieri occupano circa 70’000 x 35 : 100 = 24’500 circa posti di lavoro a tempo pieno. I dati sulla disoccupazione in Ticino sono forniti in percento e dipendono da chi li fornisce. Si può avere un calcolo un po’ preciso di quanti frontalieri continuerebbero a entrare in Ticino se tutti i disoccupati ticinesi trovassero un posto di lavoro a tempo pieno? La ringrazio.

    Con un cordiale saluto, auguri di Buon Anno, a lei e a tutti noi Giorgio Mainini

    P.S.: accanto a “salario mensile lordo standardizzato” appare un asterisco, che non rimanda a niente. Per i non-economisti, vuole per favore precisarne il senso? Grazie

    >

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    1. Caro Sig. Mainini, la ringrazio molto per le sue osservazioni. Mi scuso per non essermi spiegata bene. I frontalieri sono circa 70 mila, che paragonati ai 234 mila occupati in Ticino e ai 189 mila addetti a tempo pieno, ne rappresentano il 30% e il 36%. Come dice bene lei è molto difficile quantificare i disoccupati (nella pagina dell’economario trova alcune spiegazioni che potrebbero interessarle). Gli ultimi dati delle persone iscritte presso gli uffici regionali di collocamento, contavano oltre 6’100 disoccupati, mentre il dato calcolato secondo il metodo dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) parlava di 12’500. Nella realtà il dato potrebbe essere anche più elevato. Certo, non possiamo pensare che si risolverebbe automaticamente il problema della disoccupazione, tuttavia è innegabile che questo genere di mercato del lavoro soffra sempre di più di pressioni al ribasso sui salari (dumping). Sperando di aver chiarito i suoi quesiti, la saluto cordialmente, Amalia Mirante

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  2. Grazie per la lineare lezione.
    Già scettico, ora capisco ancor meno la pomposa messa in scena per presentarci il “Regalo di Natale”: ne avremo fatto a meno.

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