Elon Musk: il primo uomo da mille miliardi (ma non in contanti)

Elon Musk è diventato il primo trilionario della storia dopo la quotazione in borsa di SpaceX. La notizia è vera, ma va spiegata con precisione.

SpaceX ha debuttato al Nasdaq il 12 giugno 2026. Secondo Reuters, la società ha collocato circa 556 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna (108 CHF), raccogliendo 75 miliardi di dollari (60 miliardi CHF). È stata la più grande offerta pubblica iniziale mai realizzata. Al momento del collocamento, SpaceX valeva circa 1’770 miliardi di dollari (1’410 miliardi CHF); durante la prima giornata il titolo è salito fino a 160,95 dollari (130 CHF), portando la valutazione della società oltre i 2’000 miliardi (1’600 miliardi CHF).

Musk possiede circa il 38% del capitale. Sommando il valore della sua quota in SpaceX, le azioni e le opzioni Tesla e le partecipazioni nelle altre società, Forbes ha stimato il suo patrimonio attorno ai 1’100 miliardi di dollari (877 miliardi CHF). Reuters lo ha quindi indicato come la prima persona al mondo ad aver superato la soglia del trillion.

Questo non significa che Musk abbia mille miliardi in contanti. La sua ricchezza è costituita soprattutto da azioni e partecipazioni; per calcolarne il valore viene utilizzato il prezzo di mercato. Certamente è una ricchezza reale, perché può essere venduta o utilizzata come garanzia, ma è anche molto variabile. Se le azioni SpaceX o Tesla scendessero, Musk perderebbe decine di miliardi senza spendere un solo dollaro.

Anche la parola “trilionario” è problematica: nell’inglese americano un trillion equivale a mille miliardi, mentre nella scala numerica italiana tradizionale questa cifra si chiama bilione (il trilione è un miliardo di miliardi). La formulazione più corretta è quindi che Elon Musk è diventato la prima persona con un patrimonio stimato superiore a mille miliardi di dollari.

Resta da capire perché SpaceX valga così tanto. La società non costruisce soltanto razzi; controlla Starlink (la rete di satelliti che offre collegamenti internet anche nelle zone più isolate), dispone di contratti con la NASA e con il governo statunitense e opera in settori strategici come telecomunicazioni, difesa e intelligenza artificiale. Gli investitori non stanno quindi pagando soltanto i risultati di oggi, ma soprattutto ciò che SpaceX potrebbe diventare domani. Qui si trova il punto più delicato. Nei documenti esaminati da Reuters, SpaceX ha dichiarato per il 2025 ricavi per circa 18,7 miliardi di dollari (15 miliardi CHF) e una perdita operativa superiore ai 4 miliardi 3,2 miliardi CHF). Ci troviamo dunque davanti a una società valutata oltre 2’000 miliardi che non ha ancora raggiunto la redditività. Il mercato sta scommettendo su una crescita futura enorme: potrebbe avere ragione, ma potrebbe anche aver anticipato profitti che richiederanno molti anni o che non arriveranno nella misura sperata. Ma questo non cancella i risultati ottenuti. SpaceX ha ridotto il costo dei lanci, sviluppato razzi riutilizzabili e costruito una rete satellitare globale.

Infine, c’è il tema del controllo: pur possedendo “solo” circa il 38% del capitale, Musk conserva circa l’85% dei diritti di voto.  Musk controlla imprese attive nell’automobile, nello spazio, nelle comunicazioni, nell’intelligenza artificiale e nei media. Una concentrazione di ricchezza di queste dimensioni comporta anche una concentrazione di potere economico e politico. Tutto suo, e probabilmente, tutto meritato.

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