Smart working suona meglio di lavoro a cottimo; vero?   

Qualche giorno fa sono stata invitata a parlare di telelavoro a un evento organizzato tra gli altri da ATED ICT Ticino. Questa associazione diretta da Cristina Giotto è attiva da oltre 50 anni. Il suo scopo, oltre a fornire servizi ai suoi associati, è quello di “favorire l’impego delle nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione”. E lo fa non solo nelle aziende, ma anche attraverso progetti specifici pensati per i giovani e per le donne. Tra le tante innovazioni, questa associazione è stata pioniera nel metaverso, mondo virtuale che sembra prendere sempre più piede e importanza.
Mentre di mondo reale abbiamo parlato affrontando il tema delle nuove organizzazioni del lavoro. Per farlo è necessario distinguere tre concetti: il lavoro a domicilio (in remoto), il telelavoro e lo smart working (lavoro agile).
In tutti e tre i casi si parla di lavoro subordinato a qualcuno; ciò che li differenzia è la flessibilità. Nel caso del lavoro domestico e del telelavoro ci sono obblighi in merito al luogo (solitamente la casa), ma anche agli orari; inoltre lo stipendio è pensato in funzione del tempo di lavoro. Le statistiche oggi indicano che il lavoro domestico si è trasformato in telelavoro: l’uso di computer, stampanti e altri prodotti tecnologici è sempre più frequente. Ciò che differenzia lo smart working sono la maggiore flessibilità in termini di tempi e luoghi, oltre all’idea di salario pensato in funzione degli obiettivi e non del tempo.
Eppure pensandoci questa idea non appare tanto nuova. Ve lo ricordate il lavoro a cottimo? Il pagamento avveniva quando si consegnava una certa quantità di oggetti prodotti. Poco importava quanto tempo si era impiegato per svolgerlo, né se si erano coinvolti i membri della famiglia. Detto questo, speriamo che il lavoro agile, nei fatti, non si rilevi un passo indietro anziché un’innovazione.
Il telelavoro e il lavoro agile sono concetti di cui si parla molto, ma quando sono veramente diffusi? A livello svizzero i dati mostrano che fino al 2019 il lavoro da casa era svolto poco e soprattutto dagli uomini. È nel 2020, con la pandemia e con il lockdown, che la percentuale di lavoratori e soprattutto lavoratrici aumentano. In effetti, da questo momento le donne in casa non solo devono occuparsi dei figli nel quotidiano, preoccuparsi della didattica a distanza, ma pure aggiungere il carico lavorativo. Insomma, quella che doveva essere una liberazione e un passo verso la parità di genere si sta rilevando invece l’ennesima gabbia per le carriere femminili.
Per questo, care donne, vi invitiamo a ritornare sui vostri posti di lavoro e riprendere il cammino portato avanti con sacrificio, prima che il nostro ruolo torni a essere confinato, nuovamente, nelle mura domestiche.

La versione audio: Smart working suona meglio di lavoro a cottimo; vero?

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