La tempesta perfetta

L’inflazione è arrivata. E non sarà passeggera come sostengono gli esperti per provare a tranquillizzarci. Sembrerebbe infatti che siamo nel bel mezzo di una “tempesta perfetta” con le cause classiche dell’inflazione che si stanno verificando tutte in contemporanea. Vediamone alcune. Prima: la domanda di beni in generale è molto aumentata dopo la fine del lockdown; anzi in alcuni casi, come per esempio per i prodotti necessari per lavorare o studiare da casa, non si è mai nemmeno fermata. La produzione, al contrario, necessita di tempo per adeguarsi. Aggiungiamo il problema degli intoppi nelle catene di approvvigionamento e dei sistemi di trasporto e il gioco è presto fatto. La domanda aumenta, l’offerta rimane ferma e quindi i prezzi salgono.
La seconda causa da “manuale” è l’aumento dei costi. Nel nostro caso i costi delle fonti energetiche sempre più scarse (anche per volere di chi le estrae), quelli delle materie prime e dei generi alimentari che risentono di condizioni meteo non controllabili, vengono ribaltati sui prezzi finali. Ve ne sarete accorti anche voi se avete fatto benzina di recente.
Infine, ben presto le banche centrali ridurranno il loro intervento nell’economia. Questo porterà a un aumento dei tassi di interesse. Il rincaro ricadrà sui privati che si sono indebitati per comperare casa, sulle aziende che hanno fatto investimenti e sull’economia in generale.
Nonostante le rassicurazioni della ministra del tesoro degli Stati Uniti, Yanet Yellen, la corsa dei prezzi non sembra arrestarsi: in settembre i prezzi americani sono aumentati del 5.4%. E le cose non vanno meglio nell’Eurozona dove l’ultimo dato parla di un aumento del 4.1%. Ancora più preoccupante quando si guarda alla locomotiva tedesca: era da 28 anni, dal lontano 1993, che non si raggiungeva un aumento dei prezzi così alto (4.5%).
Diventeremo tutti più poveri? La risposta non è così semplice. Sappiamo che l’economia Svizzera è piuttosto liberale per cui non vedremo aumentare i salari come accaduto in Germania nelle ultime settimane a seguito di scioperi indetti dai sindacati. E non vedremo nemmeno l’intervento dello Stato per ridurre l’IVA o aumentare i sussidi al consumo come fatto in Italia, Francia o Spagna. D’altra parte, che sia per la moneta forte, o per una maggiore flessibilità dell’economia, l’andamento dei prezzi in Svizzera è storicamente più stabile che negli altri Paesi. Come ci conferma per il momento l’1.2% di aumento annuale dei prezzi in ottobre. Attenzione però a cantare vittoria: gli anni Novanta e i tassi di interesse che superavano il 6% sono lontani ma molti di noi li ricordano ancora. E non è un bel ricordo.

Tratto dal Corriere del Ticino, 18.11.2021

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