Il calendario dell’avvento ci porta… il salario minimo!

La prima casellina di dicembre del calendario dell’avvento porterà ai ticinesi il salario minimo. E questo dopo sei anni e mezzo dalla votazione in cui ne hanno accettato l’introduzione. Ho fatto questa battaglia in prima persona perché credo fortemente che il nostro mercato del lavoro vada tutelato.
Finalmente anche questo cantone avrà un piccolo strumento per contrastare le conseguenze devastanti della concorrenza. Sì, avete letto bene, della concorrenza. Sembra un paradosso eppure è così. Sui manuali di economia impariamo che la concorrenza è il migliore dei mondi possibili. I cittadini possono comperare i beni che vogliono a un prezzo giusto, mentre le aziende possono liberamente produrli. In questo senso il modello è perfetto. Peccato che nella realtà le cose non funzionino così.
L’ideale che ha mosso la creazione dell’Unione Europea è proprio la concorrenza. Libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali. Spostarsi liberamente tra le nazioni, vendere e comperare beni prodotti nel resto d’Europa, trasferire la propria azienda a piacimento avrebbero dovuto garantire un aumento del benessere dei cittadini.
Ma questo sarebbe stato possibile solo se le condizioni di partenza dei paesi fossero state le stesse. Purtroppo non era così. Quello che è successo è che la libertà di circolare ha trasformato i lavoratori in merci. E come ogni merce, anche loro si spostano in funzione del prezzo migliore. Questo ha fatto sì che anche le aziende si trasferiscano dove la “merce” lavoro costa meno.
La Svizzera, non fa parte dell’Unione Europea eppure ne ha sottoscritto i principi fondanti. Così i lavoratori residenti in Italia si trovano in concorrenza con i lavoratori residenti in Ticino, senza più regole (proprio come vuole l’Unione Europea). Le imprese il lavoro lo “comperano” dove costa meno. Essendo noi al confine con un paese in cui il costo della vita rapportato alla nostra moneta nazionale è enormemente inferiore, diventa possibile offrire lavoro ad un prezzo più basso.

Il salario minimo votato oltre sei anni fa non poteva andare a correggere tutte le distorsioni del sistema. Cercava di mettere un cerotto a una situazione che già allora appariva drammatica. Avrebbe dovuto essere il primo tassello di tante altre misure a sostegno di un’economia in cui tutelare primi fra tutti i piccoli e medi imprenditori. Perché? Perché come è possibile per una piccola e media impresa competere sui mercati internazionali continuando a offrire salari elevati e a formare gli apprendisti mentre dall’estero arrivano aziende che fanno lo stesso prodotto usando manodopera a basso costo? Impossibile!
Sì, la piccola e media impresa è stata messa a dura prova ed è mancato il coraggio di proteggerla. Oggi il salario minimo è una tutela anche alla piccola e media impresa, quella piccola e media impresa legata al territorio.

La versione audio: Il calendario dell’avvento ci porta… il salario minimo!

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