Primo maggio: il lavoro che manca

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Il Primo maggio non รจ solo una ricorrenza. Non รจ una bandiera da tirare fuori una volta allโ€™anno, magari un poโ€™ stropicciata, per poi rimetterla nel cassetto. รˆ il giorno in cui dovremmo chiederci se il lavoro, in Ticino, permette ancora di vivere con dignitร . La risposta, purtroppo, รจ no.

Il nostro mercato del lavoro รจ fragile. Lo diciamo da anni. I salari ticinesi restano i piรน bassi della Svizzera. Nel 2024 il salario mediano nel settore privato era di 5โ€™393 franchi, con un divario ancora importante rispetto al resto del Paese. E quando guardiamo ai salari femminili, il dato scende a 4โ€™952 franchi. Non sono numeri astratti. Sono affitti, premi di cassa malati, spesa, figli, trasporti, bollette. Sono la vita quotidiana.

Il problema non รจ che in Ticino si lavori poco. Anzi. Il problema รจ che troppo spesso si lavora senza costruire sicurezza. Ci sono giovani formati che se ne vanno perchรฉ qui non vedono prospettive. Ci sono persone sopra i 50 anni che, dopo una perdita dโ€™impiego, diventano improvvisamente โ€œtroppo careโ€, โ€œtroppo vecchieโ€, โ€œtroppo esperteโ€. Tradotto: scartate. Ci sono madri che vorrebbero rientrare nel mondo del lavoro e trovano un mercato che perdona poco le interruzioni di carriera. Come se crescere figli fosse una vacanza lunga. Magari pagata pure bene, nella fantasia di qualcuno.

A tutto questo si aggiunge la particolaritร  ticinese: siamo un piccolo mercato del lavoro aperto su unโ€™area molto piรน grande, dove i salari sono piรน bassi. Ogni giorno entrano circa 80 mila frontalieri. Non sono loro il nemico. Sarebbe troppo facile, e anche sbagliato. Il punto รจ economico: quando lโ€™offerta di lavoro cresce molto e rapidamente, il salario viene messo sotto pressione. Il salario, piaccia o no, รจ anche il prezzo del lavoro.

Per questo parlare di dumping solo come abuso illegale รจ riduttivo. I controlli servono, certo. Ma non bastano. Perchรฉ il problema รจ strutturale. Nasce da un equilibrio che, per il Ticino, รจ diverso da quello del resto della Svizzera. La libera circolazione ha portato benefici al Paese, ma nel nostro Cantone ha prodotto anche costi sociali evidenti.

Ecco perchรฉ i Bilaterali III non possono essere discussi come se vivessimo a Berna, Zurigo o Lucerna. Qui la frontiera non รจ un concetto. รˆ una realtร  quotidiana. Se si rafforza il quadro degli accordi con lโ€™Unione europea, allora va rafforzata anche la protezione concreta dei salari e delle condizioni di lavoro. Non con slogan. Con strumenti veri.

Il Primo maggio dovrebbe ricordarci proprio questo: non basta avere un lavoro. Serve un lavoro che permetta di restare in Ticino, vivere con dignitร  e guardare avanti senza paura. E questo, prima ancora che economico, รจ un problema politico.

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Il cammino รจ ancora lungo, ma non piรน in solitaria

โ€œEssere donna รจ cosรฌ affascinante. รˆ unโ€™avventura che richiede coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai molte cose da intraprendere se nascerai donna. Per cominciare, dovrai batterti per sostenere che, se Dio esistesse, potrebbe anche essere una vecchia dai capelli bianchi o una bella ragazza [โ€ฆ] Infine, dovrai lottare per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo cโ€™รจ unโ€™intelligenza che urla per essere ascoltata.โ€ [1]

La prima volta che lessi questa citazione ero molto giovane e non immaginavo che, con il tempo, sarebbe diventata una delle frasi che piรน avrebbe segnato il mio percorso. Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci compie questโ€™anno cinquantโ€™anni e, in questo mezzo secolo, sono stati fatti enormi progressi in materia di paritร , almeno nei nostri paesi. Certo, la strada รจ ancora lunga, ma oggi il cammino non รจ piรน solitario: donne e uomini, insieme, stanno costruendo una societร  nuova. E il cambiamento si riflette anche nel mondo del lavoro.

Gli ultimi dati dellโ€™Ufficio federale di statistica confermano quanto il panorama lavorativo sia mutato negli ultimi trentโ€™anni. Nel 1991, il tasso di attivitร  femminile tra i 15 e i 64 anni era del 68,2%; oggi รจ salito allโ€™80,8%, segno di una partecipazione sempre piรน ampia. Lโ€™incremento piรน rilevante riguarda le donne tra i 55 e i 64 anni, il cui tasso di occupazione รจ passato dal 44% al 72%. Anche le altre fasce dโ€™etร  hanno registrato aumenti significativi, con lโ€™unica eccezione delle piรน giovani (15-24 anni), dove il dato รจ calato, probabilmente perchรฉ si prolunga la formazione e si accede piรน tardi al mercato del lavoro. Parallelamente, il tasso di attivitร  degli uomini รจ leggermente diminuito, avvicinando sempre piรน la presenza femminile e maschile nel mondo professionale.

Inoltre, pur persistendo differenze importanti, cresce il numero di uomini e donne che scelgono un impiego a tempo parziale, segno di unโ€™attenzione condivisa verso un miglior equilibrio tra vita professionale e privata.

Un altro dato incoraggiante riguarda le posizioni dirigenziali: le donne tra i 25 e i 39 anni sono oggi le piรน rappresentate in questi ruoli. Sebbene la presenza femminile in tali posizioni sia ancora limitata al 37,4%, la tendenza dimostra che le nuove generazioni stanno conquistando sempre piรน spazio.

Osservando il quadro generale, emerge una volontร  diffusa โ€“ anche tra gli uomini โ€“ di riequilibrare il rapporto tra carriera e vita privata. Crediamo proprio che questo possa essere un punto comune su cui continuare a lavorare.

Come detto, il traguardo della piena paritร  non รจ ancora raggiunto, ma รจ fondamentale riconoscere i progressi compiuti. Solo valorizzando questi risultati potremo continuare ad avanzare, con determinazione, verso lโ€™obiettivo finale.

Pubblicato da Lโ€™Osservatore, 08.03.2025


[1] O. Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, Rizzoli, Milano 1975

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Salari in Ticino: tutti giรน per terra

In Ticino, per molti il sogno di una vita migliore si sta dissolvendo come neve al sole. Lo suggeriscono i dati sui salari pubblicati dallโ€™ufficio federale di statistica. Queste cifre confermano una tendenza che denunciamo da tempo. La teoria economica, con le sue promesse di prosperitร  legata alla crescita, sembra beffarsi di noi, lasciandoci a mani vuote. Un lieve aumento dei salari rispetto al 2020? Una misera consolazione, quando si scopre che i redditi piรน alti hanno subito tagli drastici. Un vero e proprio schiaffo per chi ha sempre dato il massimo, tra questi i residenti svizzeri che sono i piรน colpiti da questa diminuzione.

Non siamo di fronte a una semplice battuta d’arresto, ma a quella che potrebbe diventare, se non si fa nulla, una vera e propria emergenza sociale: nemmeno i salari dei lavoratori piรน qualificati, come chi ha una formazione superiore, sono al sicuro. I settori che annunciano aumenti sono pochissimi, ad es. la ristorazione, la maggior parte invece lamenta diminuzioni importanti dei salari. In generale, vediamo i salari scendere nelle attivitร  manifatturiere, nei servizi finanziari e assicurativi, nelle attivitร  legali e in quelle legate alla contabilitร , nelle professioni tecniche e scientifiche e in quelle della sanitร  e socialitร .

E poi cโ€™รจ la favola della riduzione del divario salariale tra uomini e donne. La beffa oltre al danno: in realtร , si tratta di un’uguaglianza al ribasso, dove tutti perdono, senza eccezioni. Il differenziale si rimpicciolisce non tanto perchรฉ le donne guadagnano di piรน, quanto perchรฉ gli uomini guadagnano di meno. Questa paritร  al ribasso non รจ quella che vogliamo.

Forse adesso che la crisi tocca anche i lavoratori piรน โ€œfortunatiโ€ che dovrebbero essere i meglio rappresentati politicamente, i partiti storici finalmente si decideranno a fare qualcosa in difesa dei nostri salari.

Ma data la paralisi politica degli ultimi anni, ci vorrebbe un miracolo. Si potrebbe cominciare smettendo di negare la gravitร  della situazione con narrazioni di comodo. Il Ticino ha un problema di salari che adesso tocca anche i lavoratori meglio qualificati. La classe politica deve smetterla di guardare dallโ€™altra parte. I nostri concittadini meritano di meglio.

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8 marzo: perchรฉ?

รˆ appena passato lโ€™8 marzo, giornata internazionale della donna. Ancora oggi si discute molto se questa giornata debba essere celebrata oppure se proprio in nome della paritร  dovrebbe essere abolita. Personalmente ritengo sia molto importante dedicare alla paritร  di genere una giornata che consenta concretamente di attirare lโ€™attenzione su quello che ancora oggi cโ€™รจ da fare.

Sappiamo che anche se sono stati fatti tanti passi in avanti, ancora la paritร  non puรฒ dirsi pienamente raggiunta. Certo, le donne sono formate, qualificate e competenti al pari degli uomini. Eppure ancora faticano a ottenere lo stesso riconoscimento dei loro colleghi. Quando guardiamo i salari, ma anche quando guardiamo alle posizioni professionali ricoperte dobbiamo scontrarci con una differenza importante che spesso non รจ giustificabile.

Naturalmente ben vengano tutte le misure possibili da attuare per superare questa ingiustizia. Tra queste rientrano le misure legali, i controlli, gli incentivi, le nuove misure per la conciliabilitร  tra lavoro e famiglia. Proprio in questโ€™ultimo caso ricordiamoci quanto questa misura non sia solo a sostegno della paritร , ma quanto vada a sostegno della societร  tutta: i genitori che possono occuparsi dei figli sono sicuramente un arricchimento educativo.

Tra le misure che si studiano oggi a livello economico rientrano anche i correttivi ai bias in cui cadiamo in maniera inconsapevole, sia uomini che donne. Tra questi per esempio cโ€™รจ la tendenza ad attribuire a un genere delle specifiche caratteristiche e quindi a privilegiarlo per determinati ruoli. Concretamente quello che succede รจ che se noi cerchiamo una persona che ricopra un ruolo dirigenziale, tenderemo ad associare agli uomini tratti caratteriali come la capacitร  di decidere, la fermezza, la sicurezza. Tutte doti queste associate a ruolo di leader. Alle donne invece attribuiremo caratteristiche come lโ€™accoglienza, la sensibilitร , la comprensione. Doti queste che non per forza risultano vincenti nella leadership.

A sostegno di questi studi citiamo sempre il caso delle orchestre: la percentuale di donne che riusciva ad accedere al palco era notevolmente inferiore a quella che si presentava alle audizioni. Dal momento che si รจ deciso di far svolgere le audizioni in maniera anonima e nascosti dal sipario, la quantitร  di donne scelte รจ aumentata notevolmente.

Questo per dire cosa? Che tutti noi possiamo essere vittime di stereotipi inconsci. Ciรฒ che รจ importante oggi รจ riconoscere di poter cadere in tranelli e soprattutto attuare soluzioni affinchรฉ ciรฒ non accada piรน.

La versione audio: 8 marzo: perchรฉ?

AVS 21: un cerotto che fa male. Soprattutto alle donne

Abbiamo problemi gravi: si vive troppo a lungo, ci si forma troppo e moriamo troppo poco. So che potrebbe apparire strano, eppure i problemi dei nostri sistemi di previdenza professionale nascono proprio dal miglioramento delle condizioni di vita.
In queste settimane si รจ dibattuto molto sulla proposta di aumentare lโ€™etร  di pensionamento delle donne da 64 anni a 65. La previdenza sociale e professionale รจ suddivisa in due sistemi: quello a ripartizione e quello a capitalizzazione.
Il primo, di cui fanno parte lโ€™AVS (Assicurazione Vecchiaia e Superstiti) e lโ€™AI (Assicurazione Invaliditร ), รจ un sistema gestito dallo Stato, le cui entrate dipendono dal 25-30% dagli introiti fiscali (es. tabacco, IVA,โ€ฆ), che si basa sullโ€™idea di trasferimento (le persone che lavorano pagano per le persone che sono in pensione). Questo fa sรฌ che non abbia un grande fondo di riserva, non sia soggetto al rischio di inflazione, ma sia in pericolo in caso di denatalitร . Ma la caratteristica piรน importante รจ la fortissima componente di solidarietร  che si manifesta in almeno quattro maniere: dai ricchi verso i poveri (esistendo delle rendite massime chi guadagna molto non riceverร  tutto quanto versato, ma contribuirร  alla rendita di chi guadagna poco), dai giovani verso gli anziani, dai sani verso gli invalidi e dai fortunati verso gli sfortunati (le vedove e gli orfani). Il secondo modello รจ quello dei sistemi a capitalizzazione (ad esempio il II pilastro); essi si basano sullโ€™accumulazione di un patrimonio durante tutta la vita attiva, hanno una minima componente di solidarietร  perchรฉ ognuno riceve quanto ha risparmiato ed รจ a rischio di inflazione.
La Svizzera, a differenza di altre nazioni, ha mantenuto lโ€™equilibrio tra questi due sistemi e non a caso la previdenza risulta tra le migliori al mondo. Ora รจ innegabile che il calo della natalitร , lโ€™aumento della speranza di vita, lโ€™allungamento del periodo di formazione (e quindi della diminuzione della durata di vita lavorativa), le difficoltร  di fare investimenti redditizi e i bassi tassi di interesse degli ultimi anni, chiedono dei correttivi che devono andare nella direzione, coraggiosa, di una riforma generale. Niente piccoli cerotti ogni 6 mesi. Le strade non sono molte. Se non ci sarร  un aumento generalizzato dei salari rimarrร  la possibilitร  di agire sulle entrate, aumentando per esempio i contributi, quella di agire sulle uscite, riducendo le prestazioni, o cosa ben piรน difficile, agire sulla natalitร  e sullโ€™immigrazione.
Se la modifica proposta non dovesse essere accettata la Svizzera non corre grandi rischi: i circa due miliardi allโ€™anno di mancati introiti potranno essere trovati altrove. Discorso diverso invece per quanto riguarda i rischi che correranno le donne che saranno private di un intero anno di rendite.

Questo quanto scritto per L’Osservatore il 24.09.2022; nel frattempo il popolo ha votato e ha deciso di aumentare l’etร  pensionabile delle donne a 65 anni. E che ci piacciano o meno le decisioni democratiche vanno sempre rispettate.

La versione audio: AVS 21: un cerotto che fa male. Soprattutto alle donne

Ticino: le donne guadagnano un po’ di piรน, gli uominiโ€ฆ di meno

Tra il 2018 e il 2020 la differenza salariale tra uomini e donne in Ticino si รจ ridotta dal 17,3% al 13,9%. Finalmente una buona notizia? Sรฌ e no. Analizzando i dati scopriamo due fattori, uno positivo e lโ€™altro negativo. I salari femminili sono leggermente aumentati, bene. Peccato invece che i salari degli uomini siano rimasti stabili e in alcuni casi addirittura diminuiti. Purtroppo questo conferma ancora una volta che il Canton Ticino e il suo mercato del lavoro sono in seria difficoltร . Le economie sane sono contraddistinte da salari che aumentano e condizioni di lavoro che migliorano. In Ticino, al contrario, anche la paritร  di genere la facciamo verso il basso. Ma perchรฉ le donne continuano a guadagnare comunque meno degli uomini?
Le donne storicamente sono entrate nel mondo del lavoro tardi. Nella maggior parte dei paesi la grande occupazione femminile รจ iniziata durante le guerre: gli uomini erano al fronte a combattere, le donne dovevano lavorare soprattutto nelle fabbriche di materiale bellico. Rispetto alle altre nazioni in Svizzera questo fenomeno รจ stato piรน contenuto, ragione che in parte spiega il ritardo dellโ€™entrata delle donne nel mondo professionale.
Per anni abbiamo letto che le donne guadagnano di meno a causa della minore formazione. Ora questa considerazione non tiene piรน: le donne studiano addirittura di piรน degli uomini. E allora, quali sono i fattori che possono spiegarci la differenza salariale?
Le ragazze scelgono lavori dove gli stipendi sono mediamente piรน bassi, come il settore del commercio e dellโ€™amministrazione o i servizi di cura delle persone (cure infermieristiche, lavoro sociale,โ€ฆ). Anche le ragazze che vanno allโ€™universitร  scelgono soprattutto le scienze umane e sociali. Questo รจ il fenomeno della segregazione orizzontale.
Secondo. Ancora oggi in Ticino le donne che ricoprono ruoli di responsabilitร  sono poche; ancora meno quelle nelle direzioni o nei consigli di amministrazione. Questo significa salari piรน bassi. E questa รจ la segregazione verticale.
In aggiunta non dimentichiamo che le donne sono occupate maggiormente a tempo parziale, fatto che oltre ad avere dei benefici comporta anche minori possibilitร  di carriera.
E i guai non finiscono qui. Le donne sono sottoccupate, ossia vorrebbero lavorare ad una percentuale maggiore, ma non possono farlo. Le donne che devono fare piรน di un lavoro per vivere sono di piรน degli uomini. Il 16% delle donne guadagna meno di 3โ€™400 CHF al mese. Sempre le donne hanno lavori piรน precari che sono i primi a sparire durante le crisi e quindi hanno tassi di disoccupazione piรน alti.
Detto questo e nonostante questo, guardo al futuro delle donne con grande ottimismo. Le nuove generazioni, quelle che sono entrate da poco nel mondo del lavoro e che ci entreranno nei prossimi anni, non vivono fortunatamente nessuna guerra aperta tra i sessi, anzi. Lโ€™idea di nuovi modelli familiari dove entrambi i partner lavorano a tempo parziale per realizzarsi anche nella famiglia o negli interessi personali prende sempre piรน spazio. Ma affinchรฉ questi cambiamenti possono avvenire dobbiamo garantire anche in Ticino salari giusti, sia per gli uomini che per le donne.

Versione audio: Ticino: le donne guadagnano un po’ di piรน, gli uominiโ€ฆ di meno

Il traballante mercato del lavoro ticinese – II parte

Riprendiamo il tema del mercato del lavoro ticinese, come da articolo pubblicato il 10 settembre da tvsvizzera.it che ringrazio.

I dati statistici mostrano un Cantone sofferente su piรน fronti.
I salari in Ticino sono mediamente molto piรน bassi di quelli svizzeri, circa del 16-20%. Questo significa che in Ticino si guadagna un quinto in meno dei nostri cugini confederati. Da qualunque parte si guardino i dati, per settori, per ruoli occupati, per mansioni svolte, per etร , per genere, i salari pagati dalla nostra economia, privata e pure pubblica, sono piรน bassi. E notevolmente piรน bassi sono anche i salari pagati ai frontalieri.
Ma i problemi del mercato del lavoro ticinese non li vediamo solamente nel livello dei salari, purtroppo. Le conseguenze sono tante altre. In Ticino, la percentuale delle persone che lavorano ma che non riescono a vivere del loro salario, i working poor, รจ tra le piรน alte a livello nazionale. Lo stesso accade quando guardiamo al numero di persone che deve fare piรน di un lavoro per vivere. O ancora, quasi paradossalmente, ci troviamo in vetta alle classifiche della sottoccupazione (persone che lavorano a tempo parziale ma vorrebbero lavorare di piรน). E sul tempo parziale si apre un ulteriore campo di analisi. Negli altri cantoni tendenzialmente i nuclei familiari fanno una scelta in cui entrambi i partner lavorano a tempo parziale perchรฉ i salari consentono di dedicarsi alla famiglia. Nel nostro caso purtroppo, invece, lโ€™alto tasso di lavori a tempo parziale รจ sinonimo di grande precariato.
E che dire delle condizioni di lavoro femminili? Anche in questo caso purtroppo il nostro cantone appare negli ultimi posti della classifica nazionale: tassi di attivitร  femminile tra i piรน bassi, differenze salariali tra uomini e donne maggiori, piccolissima presenza di donne nei quadri dirigenziali e nei posti di lavoro di responsabilitร . Il quadro di certo non appare incoraggiante. Purtroppo non va meglio per i giovani che oggi possono ricevere formazioni eccellenti, sia in ambito scolastico che professionale. Anche a loro, il Paese non sembra dare risposte adeguate. I dati appena pubblicati confermano che sempre piรน ragazzi e ragazze abbandonano il cantone per trovare fortuna oltre Gottardo. E sicuramente le difficoltร  di trovare posti di lavoro adeguati alle qualifiche e con stipendi dignitosi contribuiscono a questa emigrazione. Tanti altri sarebbero i dati che confermano un malessere del mercato del lavoro ticinese, a partire dai cinquantenni che vengono messi alla porta e non trovano piรน nulla dopo 30 anni di duro lavoro.
Come lo si guardi, questo quadro di indagine necessita di tutte le attenzioni della politica. รˆ necessario intervenire affinchรฉ si possa invertire il senso di marcia. Affinchรฉ, come deve succedere in un paese sano, i giovani e le giovani non siano obbligate a lasciare la loro terra e i loro affetti. Per questo bisogna avere il coraggio di riconoscere e ammettere i problemi, ma anche le tensioni che oggi viviamo. Non si puรฒ piรน fingere che non ci sia rivalitร  e competizione tra manodopera locale e manodopera non residente. Lo scopo non รจ quello di attribuire colpe; lo scopo รจ quello di offrire opportunitร  anche alle persone residenti in questo Cantone.

Il Quotidiano, RSI, 17.09.2021
La versione audio: Il traballante mercato del lavoro ticinese – II parte

Il traballante mercato del lavoro ticinese – I parte

Il 10 settembre tvsvizzera.it, che ringrazio, ha pubblicato un mio articolo sul mercato del lavoro ticinese. Lo riprendo qui quest’oggi.

Il numero di frontalieri ha raggiunto cifre da record in Ticino. Oltre 70’000 persone attraversano ogni giorno il confine per lavorare nel Cantone sud-alpino. Se l’economia in parte approfitta della possibilitร  di fare capo a manodopera qualificata a basso costo, il mercato del lavoro soffre. E non solo a livello salariale.

Il mercato del lavoro del Cantone Ticino รจ molto differente rispetto a quello degli altri Cantoni svizzeri, inclusi quelli di frontiera. La ragione principale risiede nello sviluppo particolare che ha vissuto il tessuto economico di questo Cantone.

Primo, siamo passati da unโ€™economia primaria a una fortemente finanziaria senza vivere una fase di vero e proprio sviluppo industriale. Probabilmente anche a questo รจ dovuta la mancanza odierna di una vera e propria cultura imprenditoriale e di centri decisionali sul territorio.

Il secondo fattore che spiega la situazione attuale รจ la possibilitร  storica derivante anche dalla posizione geografica di poter sfruttare un ampio bacino di manodopera qualificata a basso costo. Le aziende possono approfittare di due vantaggi competitivi: uno legato alla qualitร , lโ€™altro al prezzo. Entrambi comportano delle conseguenze importanti sullo sviluppo del tessuto economico di una regione. In Cantone Ticino la presenza di manodopera qualificata a basso costo ha spinto alla creazione di attivitร  incentrate principalmente sul fattore lavoro e non sul capitale (macchinari). Se nel breve periodo ci sono sicuramente vantaggi, lo stesso non puรฒ dirsi per il lungo. Non a caso oggi la nostra economia รจ composta principalmente da posti di lavoro a valore aggiunto inferiore alla media nazionale. In questo senso siamo sovra-rappresentati nei settori industriali, del commercio, del turismo e della ristorazione. Proprio i settori che sono i primi a soffrire quando cโ€™รจ una crisi economica; esattamente come accaduto con la crisi del Covid-19. I cantoni che invece si sono concentrati sulla ricerca, progresso tecnologico, innovazione e su unโ€™avanzata organizzazione del lavoro, oggi si ritrovano con una produttivitร  elevata e quindi con salari di gran lunga superiori ai nostri.  

Per contrastare questo ritardo รจ stato fatto molto nella formazione e nella ricerca creando negli ultimi trentโ€™anni tantissimi centri di eccellenza. Dal Centro di Studi Bancari a Vezia, al Cardiocentro a Lugano; dallโ€™Universitร  della Svizzera italiana (USI), agli Istituti di Biomedicina (IRB) e Oncologico della Svizzera italiana (IOSI); dalla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana (SUPSI), al Nuovo Centro Svizzero di Calcolo. E tanto altro ancora รจ stato fatto e bolle in pentola. Questo ha portato a migliorare notevolmente la formazione dei giovani e quella continua nel nostro Cantone. Peccato che questo non sia stato accompagnato da un altrettanto sviluppo di attivitร  economiche avanzate che avrebbero potuto dar linfa al tessuto produttivo cantonale. Cosรฌ, oggi i dati statistici mostrano un Cantone sofferente su piรน fronti.

La versione audio: Il traballante mercato del lavoro ticinese – I parte

La prossima sfida per le donne: il riconoscimento professionale

Cinquantโ€™anni. Il riconoscimento a pieno titolo dei diritti politici delle donne รจ avvenuto cinquantโ€™anni fa quando gli uomini svizzeri hanno concesso il diritto di voto e di eleggibilitร  alle donne. Certo le donne non sono state mica fermi a guardare, anzi. Hanno dovuto guadagnarselo con le unghie e con i denti. Come dโ€™altronde cercano di guadagnarsi il pieno riconoscimento nel mondo del lavoro.
Spesso nel mettere in evidenza il fatto che siamo ancora distanti da una paritร  di genere effettiva, non si dร  il giusto spazio allโ€™evidenza di quanto sia cambiato il mondo in mezzo secolo. E con esso, il ruolo nella societร  e nellโ€™economia delle donne. Diciamolo: tanto รจ stato fatto.
Se guardiamo i dati sulla formazione rimaniamo colpiti dai passi da giganti che le donne hanno fatto in pochi anni. Certo la societร  ha consentito loro di fare alcune scelte che prima venivano negate, ma nel contempo riconosciamo che i risultati ottenuti sono il frutto esclusivo dei loro sacrifici, dei loro sforzi e delle loro capacitร . Nel 1970 il 60% delle donne interrompeva gli studi dopo la scuola dellโ€™obbligo; la percentuale era โ€œsoloโ€ del 35% nel caso degli uomini. Sempre in quegli anni solamente il 4% delle donne aveva una formazione terziaria. Oggi la percentuale รจ del 30%. Addirittura se guardiamo alle fasce piรน giovani della popolazione scopriamo che sale al 43%; quasi una donna su due. Possiamo dire che le capacitร  in ambito formativo sono riconosciute.
Affermazione purtroppo che non possiamo ancora fare nel mondo del lavoro, dove il cammino pare ancora lungo. Le ragioni culturali giocano un ruolo in questo ritardo, innegabile. Ma probabilmente oggi i limiti piรน grandi al pieno riconoscimento femminile vanno cercati nelle distorsioni di cui รจ vittima il mercato del lavoro e di cui sono โ€œvittimeโ€ le donne e gli uomini che fanno le loro scelte. Mi riferisco in particolare al tema degli stereotipi inconsci. I casi di studio e le analisi oggi non mancano e confermerebbero che quando facciamo una scelta, uomini o donne portiamo con noi dei pensieri pregressi che ci influenzano. Lโ€™uomo รจ forte, sicuro, deciso. Esattamente il profilo che ricerchiamo per una posizione dirigenziale. La donna? Affidabile, organizzata, conciliante. Il profilo ideale per attivitร  amministrative. Non lo facciamo di proposito, ma questa immagine influenza le nostre decisioni.
Anche se ci vorrร  probabilmente ancora qualche generazione per โ€œammodernareโ€ i nostri pregiudizi inconsci, una buona notizia cโ€™รจ. Questi errori possono essere attenuati, riconoscendoli e attuando dei correttivi nei processi di selezione, sostegno e carriera professionale.
Cinquantโ€™anni fa le donne hanno ottenuto il riconoscimento politico; รจ ora che uomini e donne insieme lavorino per ottenere anche quello professionale.
Tratto da Lโ€™Osservatore โ€“ 12.06.2021

In aggiunta trovate un video dei miei interventi come ospite a Filo Diretto, LA 1- RSI del 10.06.2021. Grazie mille a Davide Riva per l’intervista

La versione audio: La prossima sfida per le donne: il riconoscimento professionale
L'Italia ha la quota piรน bassa d'Europa di donne che lavorano โ€“ Il Patto  Sociale

Ticino: 4’200 i posti di lavoro persi sarebbero pochi?

Lโ€™Ufficio Federale di statistica ha aggiornato i dati sulla perdita di impieghi nel quarto trimestre del 2020. Anche noi abbiamo trattato lโ€™argomento quindi รจ corretto ritornare sul tema e valutare se le considerazioni fatte in precedenza rimangono valide o meno.
I dati comunicati inizialmente indicavano una perdita di 10’000 posti di lavoro a livello cantonale e di 23’000 a livello nazionale.
Siamo molto contenti di scoprire che la cifra si รจ ridotta notevolmente: i posti persi rispetto a un anno fa a livello cantonale sono โ€œsoloโ€ 4’200, quelli a livello nazionale โ€œsoloโ€ 17 mila.
Tuttavia rileviamo, purtroppo, che un quarto dei posti di lavoro spariti a livello nazionale sono in Ticino e di questo di certo non possiamo rallegrarcene.
Guardando i nuovi dati si conferma inoltre la fragilitร  del mercato del lavoro ticinese rispetto alle donne: 2’200 posti di lavoro persi in Ticino sono i loro. Questa ennesima uscita dal mondo del lavoro riduce ancora di piรน la quota femminile aumentando ulteriormente la differenza con la media nazionale. Per spiegarci meglio oggi le donne in Ticino sono il 43.3% delle persone che lavorano, in Svizzera il 46.2%.
Non che le cose per le donne a livello nazionale vadano tanto meglio. Nel settore terziario per esempio sono stati persi 7’700 posti di lavoro femminili mentre ne sono stati creati 4’200 maschili. Dinamica analoga a quanto successo nel cantone Ticino: qui dei 3’100 posti di lavoro persi nel terziario oltre 2’900 sono donne.
Salta subito allโ€™occhio quindi che dei 3’500 posti di lavoro persi nel terziario ben 3’100 sono in Ticino. E ancora una volta questo conferma che i settori maggiormente toccati dalla crisi del Covid-19 sono quelli che nel nostro Cantone ricoprono una grande importanza e occupano tante persone. Primo tra tutti il settore del turismo.
Infine ricordiamo che questi dati devono essere presi molto sul serio, perchรฉ ancora abbiamo i benefici delle misure nazionali e cantonali messe in atto per sostenere le attivitร  e le persone in difficoltร . Non sappiamo quali saranno le conseguenze quando termineranno le indennitร  di orario ridotto o i contributi alle aziende.
Sulla carta le prospettive di crescita per lโ€™economia nazionale sembrano buone, ma i โ€œseโ€ che le accompagnano troppiโ€ฆ Se non ci saranno nuove misure di contenimentoโ€ฆ se non ci saranno ulteriori ritardi nei programmi di vaccinazioneโ€ฆ se la diffusione delle varianti non ridurrร  lโ€™effetto dei vacciniโ€ฆ se non ci saranno massicci tagli di posti di lavoro e fallimenti aziendaliโ€ฆ seโ€ฆ
Tanti se e tanti dubbi. Con unโ€™unica certezza finora. Il Ticino non viaggia ancora alla velocitร  svizzera, speriamo di non perdere anche questo trenoโ€ฆ
Link dei comunicati e dei dati citati:
https://www.bfs.admin.ch/bfs/it/home/statistiche/industria-servizi.gnpdetail.2021-0060.html

La versione audio: Ticino: 4’200 i posti di lavoro persi sarebbero pochi?