Il Primo maggio non รจ solo una ricorrenza. Non รจ una bandiera da tirare fuori una volta allโanno, magari un poโ stropicciata, per poi rimetterla nel cassetto. ร il giorno in cui dovremmo chiederci se il lavoro, in Ticino, permette ancora di vivere con dignitร . La risposta, purtroppo, รจ no.
Il nostro mercato del lavoro รจ fragile. Lo diciamo da anni. I salari ticinesi restano i piรน bassi della Svizzera. Nel 2024 il salario mediano nel settore privato era di 5โ393 franchi, con un divario ancora importante rispetto al resto del Paese. E quando guardiamo ai salari femminili, il dato scende a 4โ952 franchi. Non sono numeri astratti. Sono affitti, premi di cassa malati, spesa, figli, trasporti, bollette. Sono la vita quotidiana.
Il problema non รจ che in Ticino si lavori poco. Anzi. Il problema รจ che troppo spesso si lavora senza costruire sicurezza. Ci sono giovani formati che se ne vanno perchรฉ qui non vedono prospettive. Ci sono persone sopra i 50 anni che, dopo una perdita dโimpiego, diventano improvvisamente โtroppo careโ, โtroppo vecchieโ, โtroppo esperteโ. Tradotto: scartate. Ci sono madri che vorrebbero rientrare nel mondo del lavoro e trovano un mercato che perdona poco le interruzioni di carriera. Come se crescere figli fosse una vacanza lunga. Magari pagata pure bene, nella fantasia di qualcuno.
A tutto questo si aggiunge la particolaritร ticinese: siamo un piccolo mercato del lavoro aperto su unโarea molto piรน grande, dove i salari sono piรน bassi. Ogni giorno entrano circa 80 mila frontalieri. Non sono loro il nemico. Sarebbe troppo facile, e anche sbagliato. Il punto รจ economico: quando lโofferta di lavoro cresce molto e rapidamente, il salario viene messo sotto pressione. Il salario, piaccia o no, รจ anche il prezzo del lavoro.
Per questo parlare di dumping solo come abuso illegale รจ riduttivo. I controlli servono, certo. Ma non bastano. Perchรฉ il problema รจ strutturale. Nasce da un equilibrio che, per il Ticino, รจ diverso da quello del resto della Svizzera. La libera circolazione ha portato benefici al Paese, ma nel nostro Cantone ha prodotto anche costi sociali evidenti.
Ecco perchรฉ i Bilaterali III non possono essere discussi come se vivessimo a Berna, Zurigo o Lucerna. Qui la frontiera non รจ un concetto. ร una realtร quotidiana. Se si rafforza il quadro degli accordi con lโUnione europea, allora va rafforzata anche la protezione concreta dei salari e delle condizioni di lavoro. Non con slogan. Con strumenti veri.
Il Primo maggio dovrebbe ricordarci proprio questo: non basta avere un lavoro. Serve un lavoro che permetta di restare in Ticino, vivere con dignitร e guardare avanti senza paura. E questo, prima ancora che economico, รจ un problema politico.










