Anche nel 2024 il Ticino vince la poco invidiabile classifica della povertĆ . LāUfficio federale di statistica lo conferma: in Svizzera nessuno fa peggio del Ticino in quanto a povertĆ e rischio povertĆ .
La soglia di povertĆ ĆØ fissata a 2ā388 franchi per i single e 4’159 per una coppia con bambini.
Ebbene, il tasso di povertĆ raggiunge il 16,5%, circa il doppio della media nazionale. Sono quasi 59ā000 persone che restano povere anche dopo lāintervento dello Stato. I trasferimenti sociali (dalle rendite di vecchiaia alle altre prestazioni sociali) faticano a tenere in piedi un equilibrio fragile, ma senza di essi il tasso di povertĆ in Ticino si avvicinerebbe addirittura al 50%. Ć un dato francamente agghiacciante.
Ma non ĆØ tutto. Fin qui la povertĆ conclamata. Ma cosāĆØ il ārischio povertĆ ā?
Esso ĆØ definito come un reddito inferiore al 60% della mediana: 2’645 franchi per una persona sola e a 5ā554 franchi per una coppia con due bambini. Qui il quadro ĆØ ancora peggiore: una persona su quattro in Ticino, oltre il 25%, ĆØ a rischio povertĆ . A livello nazionale ĆØ una su sei. In Ticino ci sono quasi 90ā000 persone a rischio povertĆ . Non una minoranza marginale, ma una parte consistente della nostra societĆ .
E non ĆØ tutto. Gli indicatori di deprivazione materiale e sociale ā cioĆØ le rinunce concrete causate dalla mancanza di soldi, come far fronte a una spesa imprevista di 2ā500 franchi entro un mese o riscaldare adeguatamente la propria abitazione ā ci collocano tra le aree più fragili del Paese. Peggio di noi stanno solo nella regione del Lemano, la cui situazione ĆØ peggiorata molto nellāultimo anno.
Da anni segnaliamo un altro dato allarmante: il tasso di povertĆ tra chi lavora. In Ticino ĆØ dellā8,5% (12’400 persone), il doppio della media nazionale. Se i salari sono bassi, lavorare non ĆØ sempre sufficiente per sfuggire alla povertĆ . E sappiamo che in Ticino i salari sono i più bassi della Svizzera.
I gruppi più esposti alla povertĆ rimangono gli anziani, gli stranieri, le persone con una formazione bassa, chi vive solo e le famiglie monoparentali, oltre a chi lavora con un grado dāoccupazione inferiore al 50%. Una parte rilevante del nostro Cantone.
Questa ĆØ la realtĆ con cui dobbiamo fare i conti. E per affrontarla non basteranno cerotti, nemmeno se necessari, come i salari minimi sociali (grazie al cielo li abbiamo introdotti!). Serve invece il coraggio di arginare gli effetti negativi della libera circolazione delle persone e, soprattutto, di aprire finalmente una discussione sullāeconomia che vogliamo in Ticino.
PerchĆ© la vera domanda ĆØ questa: vogliamo un Cantone in cui lavorare garantisca dignitĆ e prospettiva, oppure uno in cui lāunica possibilitĆ di salvezza, quando arriverĆ la pensione o quando i nostri figli diventeranno genitori, sarĆ quella di trasferirsi oltre confine o al di lĆ del Gottardo?








