Swatch, Audemars Piguet e l’economia della fila

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Il nuovo Swatch nato dalla collaborazione con Audemars Piguet non è solo un orologio. È un piccolo caso di economia applicata. L’orologio si chiama Royal Pop ed è una combinazione tra la Royal Oak di Audemars Piguet, che è uno degli orologi di lusso più riconoscibili al mondo (famoso per la cassa ottagonale e per il bracciale integrato) e la cara vecchia linea Pop di Swatch. Il nuovo orologio costa circa 350 franchi, viene venduto solo in negozi selezionati e con una regola precisa: un pezzo per persona, per giorno e per negozio. Quella che sembra una normale operazione commerciale, in realtà è molto di più.

Le file viste davanti ai negozi lo spiegano bene. A Lugano, c’erano persone in attesa già da molte ore, alcune persino organizzate con sacchi a pelo. Scene simili sono state raccontate anche in altre città, dagli Stati Uniti all’Asia. E qui nasce la domanda economica: perché qualcuno dovrebbe passare ore, o addirittura giorni, in coda per comprare un orologio da poche centinaia di franchi? Queste persone non comprano solo un orologio, comprano l’accesso a un simbolo.

Audemars Piguet appartiene al mondo del lusso vero, quello dove non basta avere i soldi: spesso bisogna anche avere relazioni, pazienza, storia da cliente. Swatch prende un frammento di quel capitale simbolico e lo rende accessibile. Non democratizza davvero la Royal Oak, perché una Royal Oak resta una Royal Oak. Però permette a molte più persone di acquistare un oggetto che richiama quel mondo rendendolo pop.

È la stessa logica che aveva funzionato con il MoonSwatch, la collaborazione tra Swatch e Omega che ha trasformato in versione accessibile il celebre Speedmaster, l’orologio legato alle missioni lunari della NASA. Il consumatore non compra soltanto il materiale, il colore o il design: compra una storia. E in economia le storie contano perché influenzano la disponibilità a pagare dei consumatori. Il limite di acquisto e la vendita solo in determinati negozi fanno il resto della strategia. Se il prodotto fosse disponibile online in grandi quantità, perderebbe molta della sua forza: la scarsità crea tensione, che a sua volta genera code davanti ai negozi e questo fa notizia che crea desiderio e che alimenta anche il mercato secondario, dove qualcuno spera di rivendere l’orologio a un prezzo più alto.

Qui si vede una delle leggi più antiche dell’economia: quando la domanda supera l’offerta, il valore sale. Se, come è questo il caso, il prezzo ufficiale resta fisso, quel valore si sposta altrove: nel tempo passato in fila, nella capacità di arrivare prima, nell’informazione giusta, oppure nel prezzo maggiorato della rivendita.

Per Swatch il vantaggio è evidente. Porta persone nei negozi, produce immagini, discussioni, articoli, post sui social. È pubblicità generata dai consumatori stessi. Una volta le aziende compravano spazi pubblicitari. Oggi, quando l’operazione riesce, sono i clienti a diventare parte della campagna. Gratis, o quasi. Anzi: pagando.
Dal punto di vista economico il caso è interessante perché mostra come funziona il consumo contemporaneo: non compriamo solo oggetti, ma compriamo appartenenza, racconto, rarità.

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Foto della vetrina a Lugano

Il polo sportivo di Lugano si farà! Forse…

Il Polo Sportivo di Lugano si farà; forse. Il consiglio Comunale nella seduta del 29 marzo ha deciso di approvare questo progetto. Da mesi la città di Lugano dibatte e si batte su due importanti infrastrutture. L’aeroporto di Agno e appunto il Polo Sportivo. Lugano è la città più importante del Cantone, oltre a essere l’ottava città più popolata in Svizzera. Un quarto di tutte le aziende e di tutti gli impieghi del Cantone si trova in questa città. Città che contribuisce in maniera sostanziale alla perequazione intercomunale, ossia al fondo con cui i comuni più “ricchi” danno risorse ai comuni più “poveri”. Insomma, quando Lugano ha il raffreddore, il Cantone deve misurarsi la febbre. Proprio per mantenere questa sua forza, come tutte le grandi città, anche Lugano dovrà ripensarsi nei prossimi anni. Questo il mio pensiero pubblicato qualche settimana fa dal Caffè (14.03.2021)

Il passo più difficile è dimenticare il glorioso passato
La maggioranza dei fattori con cui bisogna fare i conti sfugge al controllo.
Due differenti dinamiche hanno caratterizzato il nostro Cantone negli ultimi anni. Da una parte le città considerate fino a qualche tempo fa le “sorelline minori” hanno potuto innovare, sperimentare, costruirsi un’identità più specifica che le fa apparire oggi dinamiche e con il vento in poppa. Dall’altra parte Lugano, la locomotiva del Cantone, che faceva i conti con dei cambiamenti strutturali che ne avrebbero intaccato in parte la sua stessa identità.
Pensiamo all’impatto che hanno avuto il ridimensionamento della piazza finanziaria e delle attività collegate, la riduzione dei posti di lavoro, la diminuzione delle entrate fiscali o ancora la fine di un certo turismo “di lusso”. Questi elementi accompagnati dalla necessità di gestire problematiche tipiche delle città più grandi e multietniche hanno fatto sì che il contesto si modificasse rapidamente richiedendo attenzioni particolari.
Ora però siamo a un punto di svolta. La Nuova Lugano ha tutte le carte per programmare il suo sviluppo futuro. Il compito non è semplice, soprattutto quando richiede la capacità di estraniarsi dal presente in cui si vive e si decide, per proiettarsi nei dieci-quindici anni successivi. L’orizzonte temporale per le grandi manovre purtroppo non è mai il breve termine. Così Lugano dovrà scegliere su quali settori e ambiti scommettere. Poi dovrà avere il coraggio di costruire le condizioni quadro favorevoli e soprattutto di investire.
Di certo la città non parte da zero. Potrà sfruttare la sua posizione tra due metropoli come Zurigo e Milano; il suo essere città universitaria che si svilupperà ulteriormente grazie alla facoltà di scienze biomediche; le competenze della piazza finanziaria e del settore del commercio delle materie prime; la rinascita di un turismo di qualità. Senza dimenticare tutto ciò che si sta sviluppando nell’agglomerato luganese: dall’intelligenza artificiale, alla farmaceutica, dalle scienze infermieristiche, alla tecnologia.
Le possibilità non mancano. Tuttavia, come per ogni cambiamento, probabilmente il passo più difficile è mettere da parte il glorioso tempo che fu.
Tratto da il Caffè, 14.03.2021

La versione audio: Il polo sportivo di Lugano si farà! Forse…