Il franco si indebolisce: รจ una buona notizia? Dipende da dove guardiamo

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Il franco svizzero questa settimana ha perso un poโ€™ di valore, dopo mesi in cui si era fortemente apprezzato rispetto alle altre monete. Il 19 giugno, secondo la BNS, un euro valeva 0,9238 franchi e un dollaro 0,8059 franchi (contro i record nei mesi precedenti sull’euro a 0,9007 e sul dollaro a 0,7655). Ma cosa significa, in concreto, che una moneta si rafforza o si indebolisce?

Il valore di una moneta non รจ fisso e si misura sempre rispetto a unโ€™altra. Dire che il franco si rafforza significa che con un franco possiamo comprare piรน euro, piรน dollari o piรน sterline di prima. Dire che si indebolisce significa il contrario. Facciamo un esempio semplice. Se un euro passa da 95 a 90 centesimi, il franco si รจ rafforzato: con 90 centesimi, invece di 95, compriamo un euro. Se invece un euro passa da 90 a 95 centesimi, il franco si รจ indebolito: per comprare un euro dobbiamo spendere qualche centesimo in piรน.

Quella che in apparenza potrebbe sembrare una faccenda da mercati finanziari influenza in realtร  la nostra vita di tutti i giorni. Vediamo come.

Se il franco si rafforza, le imprese svizzere che acquistano allโ€™estero petrolio, gas, componenti, materie prime o prodotti finiti li pagano meno in franchi. Una parte di questo risparmio puรฒ arrivare ai consumatori sotto forma di prezzi piรน bassi o almeno di rincari meno pesanti. รˆ anche per questo che il franco forte aiuta la Svizzera a contenere lโ€™inflazione che ricordiamo in era allo 0,6% in maggio, ben lontana dai livelli osservati in molti altri Paesi.

Avere una moneta solida, quindi attenua gli effetti dei rincari internazionali. Se il petrolio aumenta in dollari ma il franco si rafforza rispetto al dollaro, una parte di quellโ€™aumento viene assorbita dal cambio. Naturalmente non accade in modo automatico nรฉ immediato. Un distributore di benzina, un supermercato o unโ€™impresa non modificano i prezzi ogni mattina seguendo il cambio. Perรฒ, nel tempo, un franco forte rende meno costoso importare e riduce la pressione sui prezzi.

Ma qui arriva il punto delicato: le stesse imprese che beneficiano di acquisti esteri meno cari possono trovarsi in difficoltร  quando vendono i loro prodotti fuori dalla Svizzera.

Pensiamo a unโ€™azienda ticinese che esporta in Italia o in Germania. Se vende un prodotto a 100 euro, il ricavo in franchi dipende dal cambio. Con un euro a 95 centesimi, quei 100 euro valgono 95 franchi. Se lโ€™euro scende a 90 centesimi, gli stessi 100 euro ne valgono solo 90. Lโ€™azienda incassa meno, anche se non ha venduto un prodotto in meno.

Naturalmente unโ€™impresa puรฒ cercare di reagire aumentando il prezzo in euro. Ma cosรฌ rischia di diventare meno competitiva rispetto a un concorrente italiano, tedesco o francese. Lโ€™alternativa รจ assorbire il colpo e guadagnare meno. In entrambi i casi, un franco troppo forte mette sotto pressione margini, investimenti e, alla lunga, anche posti di lavoro.

Lo stesso vale per il turismo. Per un visitatore europeo, un albergo, un ristorante o un impianto di risalita svizzero diventano piรน cari quando il franco si rafforza.

Ecco perchรฉ il franco forte non รจ nรฉ una benedizione nรฉ una disgrazia. Dipende da dove guardiamo.

Per chi acquista beni importati, viaggia allโ€™estero o fa la spesa oltreconfine puรฒ essere un vantaggio. Per chi esporta, lavora nel turismo o vende servizi a clienti stranieri puรฒ diventare rapidamente un problema.

รˆ qui che entra in gioco la Banca nazionale svizzera. Il suo compito principale resta la stabilitร  dei prezzi. Ma per mantenerla non guarda solo allโ€™inflazione e ai tassi di interesse, ma anche al cambio. Per questo, nella decisione di questa settimana la BNS ha ribadito di essere pronta a intervenire sul mercato dei cambi se il franco dovesse rafforzarsi in modo rapido ed eccessivo. รˆ il paradosso del franco svizzero. La sua credibilitร  รจ una forza che se eccessiva puรฒ diventare uno svantaggio.

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Gli effetti concreti della guerra in Iran

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Le conseguenze economiche di una guerra come quella attualmente in corso in Iran sono molteplici e si trasmettono rapidamente allโ€™intero sistema globale.

Il primo canale รจ quello energetico. Il rischio di interruzioni nello Stretto di Hormuz introduce una forte volatilitร  nei prezzi di petrolio e gas (arrivati agli oltre 100 $ per il Brent). รˆ vero che una parte rilevante di quei flussi รจ destinata alla Cina, ma proprio per questo lโ€™effetto รจ globale: se la Cina non trova piรน quelle forniture, si sposta sugli stessi mercati su cui acquistiamo noi. La domanda aumenta, lโ€™offerta si riduce, e i prezzi salgono. A poco servono, almeno nel breve periodo, i tentativi di contenimento: il rilascio di riserve strategiche da parte di alcuni Paesi e lโ€™annuncio dellโ€™OPEC di un aumento della produzione attenuano la tensione, ma non eliminano lโ€™incertezza.

Il problema รจ che il rincaro dellโ€™energia si trasmette a tutta la filiera economica. Petrolio e gas restano le principali fonti energetiche dei Paesi industrializzati. Aumentano i costi di produzione, i costi di trasporto, la logistica e, a cascata, i prezzi finali. Il risultato รจ pressione inflazionistica diffusa. Questo avviene in un contesto giร  fragile, caratterizzato da una domanda debole e da un rallentamento dellโ€™economia globale. รˆ qui che riemerge un rischio che sembrava archiviato: la stagflazione, cioรจ la combinazione di inflazione elevata, crescita bassa e aumento della disoccupazione.

In questo scenario, le banche centrali si trovano in una posizione scomoda. La Federal Reserve e la Banca centrale europea hanno recentemente deciso di lasciare invariati i tassi di interesse(rispettivamente 3,50-3,75% e 2%). Fino a poche settimane fa, un taglio sarebbe stato plausibile per sostenere consumi e investimenti. Oggi, perรฒ, il rischio inflazione impone prudenza. La politica monetaria resta in attesa, sospesa tra due obiettivi difficili da conciliare.

Lโ€™incertezza si riflette anche sugli altri mercati. Le materie prime e lโ€™oro registrano forti oscillazioni, alimentate anche da movimenti speculativi. Le borse mostrano una volatilitร  elevata: i settori piรน esposti, come il trasporto aereo, sono tra i primi a soffrire, mentre altri, in particolare lโ€™industria della difesa, registrano guadagni.

Anche il mercato valutario reagisce. Il franco svizzero si rafforza, confermando il suo ruolo di valuta rifugio. Lโ€™euro si indebolisce, mentre il dollaro tende a rafforzarsi. Tuttavia, anche qui domina la volatilitร : รจ bastato un segnale della Banca nazionale svizzera sulla possibilitร  di interventi sul cambio per muovere rapidamente le aspettative e indebolire fortemente la nostra moneta. Resta da capire quanto a lungo queste dinamiche potranno essere governate.

E in tutto questo, i cittadini? Sono lโ€™anello finale della catena. Subiscono lโ€™aumento dei prezzi, lโ€™incertezza sul lavoro e la perdita di potere dโ€™acquisto. รˆ qui che gli effetti della guerra diventano concreti: non nei grafici, ma nella vita quotidiana.

Lโ€™Osservatore, 21.03.2026

Prezzi piรน stabili, economia incerta: la cautela delle banche centrali

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Le principali banche centrali si muovono oggi in un contesto di disinflazione ormai avanzata, ma non ancora del tutto stabilizzata. Lโ€™inflazione ha rallentato e, in alcuni casi, ha raggiunto livelli coerenti con lโ€™obiettivo del 2%. Resta perรฒ elevata lโ€™incertezza macroeconomica, legata alla crescita, al commercio globale e allโ€™evoluzione del mercato del lavoro. รˆ questo quadro che spinge le autoritร  monetarie a muoversi con estrema cautela.

Negli Stati Uniti la Federal Reserve (Fed) ha tagliato i tassi di 25 punti base il 10 dicembre, portando il federal funds rate nellโ€™intervallo 3,50โ€“3,75%. Si tratta della terza riduzione consecutiva. I dati sullโ€™inflazione offrono un sostegno a questa scelta: lโ€™indice dei prezzi al consumo cresce a un ritmo annuo del 3% e lโ€™inflazione core (quella che non tiene conto dei prezzi altamente volatili dei generi alimentari e dei prodotti energetici) rimane stabile sullo stesso livello. Allโ€™interno del comitato di politica monetaria, tuttavia, non manca chi invita alla prudenza. Alcuni membri hanno infatti votato contro lโ€™abbassamento dei tassi, segnalando timori sulla tenuta complessiva del quadro macroeconomico.

Il presidente Powell ha ribadito la necessitร  di procedere con cautela. Le nuove previsioni per il 2026 vanno in questa direzione: la crescita attesa รจ pari allโ€™1,8%, mentre il tasso di disoccupazione รจ previsto in aumento fino al 4,5%. Ne emerge uno scenario di rallentamento piรน marcato rispetto alle stime precedenti.

Nellโ€™Eurozona la situazione appare ancora piรน delicata. Lโ€™inflazione annua si colloca al 2,2% a novembre, con una componente core al 2,4%. Si tratta di valori prossimi al target della Banca centrale europea (BCE), ma che non consentono ancora un cambio di passo. La crescita economica rimane debole, con una previsione di appena lo 0,8% nel 2026, mentre il settore dei servizi continua a esercitare pressioni sui prezzi e la dinamica salariale resta sotto stretta osservazione.

A pesare sulle scelte della BCE contribuiscono le tensioni geopolitiche e le incertezze sul commercio internazionale, in particolare sul fronte transatlantico.

La Svizzera, infine, rappresenta un caso a sรฉ. A novembre lโ€™inflazione รจ tornata esattamente a zero, confermando una situazione di piena stabilitร  dei prezzi. La Banca nazionale svizzera (BNS) ha quindi mantenuto il tasso guida allo 0% da dicembre, rivedendo al ribasso le proprie previsioni per il 2026, quando lโ€™inflazione attesa รจ stimata intorno allo 0,2%. Il rafforzamento del franco e la debolezza economica restano i principali fattori di attenzione. Al momento non vi sono indicazioni di un ritorno a tassi negativi, anche se il tema del cambio forte continua a occupare un ruolo centrale.

Per la Svizzera e il Cantone Ticino questo quadro di stabilitร  dei prezzi offre vantaggi in termini di competitivitร  per unโ€™economia orientata allโ€™esportazione. Allo stesso tempo, perรฒ, la debolezza della crescita impone cautela.

In definitiva, il messaggio che arriva dalle banche centrali รจ chiaro. La fase piรน acuta dellโ€™inflazione sembra alle spalle, ma il ciclo economico resta incerto. Le prossime decisioni non saranno dettate dalla politica o dagli equilibri elettorali, bensรฌ dallโ€™evoluzione dei dati su lavoro, inflazione e commercio. Una navigazione a vista, ma con il timone ben saldo.

L’economia nel nuovo anno fra ottimismo e prudenza

Come stanno le principali economie industrializzate? Ci sarร  qualche bel regalo sotto lโ€™albero di Natale o i pacchi resteranno vuoti?

I dati sullโ€™inflazione, nonostante un leggero aumento a novembre, restano rassicuranti. Negli Stati Uniti lโ€™indice dei prezzi al consumo su base annua รจ salito al 2.7%, nellโ€™Eurozona al 2.3%, mentre in Svizzera si attesta allo 0.7%. Questiย ultimiย sono ben lontani dai picchi del 3.5% dellโ€™agosto 2022 o del 3.4% di febbraio 2023.

Lโ€™ottimismo sui prezzi ha spinto la Banca Nazionale Svizzera (BNS) e la Banca Centrale Europea (BCE) a ridurre i tassi di interesse di riferimento. La BCE ha tagliato di 0.25 punti percentuali, portandoli tra il 3% e il 3.4%. La BNS ha invece sorpreso con una diminuzione di 0.5 punti, fissando il tasso allo 0.5%. Questa mossa potrebbe anche mirare a frenare la forza del franco svizzero, ancora troppo elevata perย non penalizzareย le esportazioniย e il turismo. Alcuni analisti non escludono un ritorno ai tassi negativi entro la fine del prossimo anno, anche se รจ bene rimanere prudenti, considerata la volatilitร  del contesto economico globale. Anche la Federal Reserve, attesa alla sua prossima riunione, potrebbe seguire questa tendenza di ribasso.

Se i cittadini possono beneficiare dei tassi piรน bassi, i dati sulla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) lasciano meno spazio alla soddisfazione. Negli Stati Uniti, il PIL del terzo trimestre ha registrato un solido +2.8%, confermando la ripresa dellโ€™economia americana. Lโ€™Eurozona e la Svizzera, invece, arrancano: il PIL europeo รจ aumentato di appena lo 0.4%, mentre quello svizzero si ferma a un modesto +0.2%.

Per il 2025, le previsioni non sono molto migliori: lโ€™Unione Europea dovrebbe crescere attorno allโ€™1.1%, mentre la crescita Svizzera รจ attesa tra lโ€™1.1% e lโ€™1.5%. Il quadro resta fragile, influenzato da fattori come i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, i rincari energetici e le tensioni commerciali, che continuano a gravare sulle economie occidentali.

Sul fronte occupazionale, il terzo trimestre mostra una certa stabilitร . Lโ€™occupazione europea รจ cresciuta dello 0.2% su base trimestrale, mentre in Svizzera lโ€™aumento su base annua รจ stato dello 0.3%. Tuttavia, non mancano segnali di allarme: il tasso di disoccupazione รจ tornato a salire sia negli Stati Uniti sia in Svizzera nellโ€™ultimo mese.

Tirando le somme, cosa possiamo augurarci per questo periodo natalizio?ย In uno scenario ideale, i consumatori potrebbero ritrovare fiducia, contribuendo a sostenere i consumi. Ma รจ evidente come lโ€™incertezza economica e il costo della vita spingano molti a una maggiore prudenza. Auguriamoci che il 2025 porti una ventata di ottimismo e un ritorno a condizioni economiche piรน favorevoli. Del resto, il periodo delle festivitร  dovrebbe essere unโ€™occasione per guardare al futuro con un pizzico di speranza.

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Pubblicato da Lโ€™Osservatore – 14.12.2024

Politica: Giรน le mani dalla Banca Nazionale Svizzera

La Banca Nazionale svizzera (BNS) questa settimana รจ stata oggetto di molta attenzione da parte della stampa. Vediamo perchรฉ.
La settimana si รจ aperta con la notizia che la BNS ha deciso di aumentare il tasso delle riserve minime obbligatorie dal 2.5% al 4% delle passivitร  delle banche e di considerare tutti i depositi della clientela in questo calcolo. Ma andiamo con ordine. La riserva obbligatoria รจ un deposito in contanti che le banche secondarie devono tenere presso la banca centrale. Questa riserva รจ proporzionale ai depositi della clientela. Questa specie di โ€œconto correnteโ€ che le banche hanno presso le banche centrali serve a poter soddisfare la domanda dei clienti che vogliono ritirare immediatamente i loro contanti. Diciamo che รจ una sorta di garanzia per i clienti. In effetti, magari non tutti sanno che i contanti che noi depositiamo presso le banche vengono prestati ad altri oppure investiti. La conseguenza รจ che se tutti noi volessimo ritirare nello stesso momento i nostri averi, questo genererebbe la famosa corsa agli sportelli e quindi il crollo del sistema bancario. Ma la riserva obbligatoria ha anche unโ€™altra funzione, quella di ridurre di un poโ€™ la quantitร  di moneta che circola nel sistema. Se cโ€™รจ meno moneta, ci sarร  meno domanda e questo potrebbe far abbassare i prezzi. Ricordiamo che lโ€™inflazione in Svizzera appare sotto controllo, ma che รจ sempre meglio non abbassare la guardia visto anche che la stessa Banca nazionale รจ stata lโ€™unica Banca centrale a ridurre i tassi di interesse qualche settimana fa. Questa misura di aumento del tasso di riserva obbligatoria potrebbe quindi compensare un poโ€™ questa decisione.
Qualche giorno dopo, la BNS ha annunciato un utile di 58,8 miliardi di franchi nel primo trimestre di questโ€™anno. Sicuramente questa รจ una buona notizia, soprattutto se la paragoniamo alle perdite realizzate negli ultimi due anni. Il buon risultato dipende principalmente (ca. 52 miliardi) dai guadagni fatti sulle valute estere che hanno acquisito forza rispetto al franco svizzero. Per semplificare, avendo noi tanta moneta estera, abbiamo guadagnato dal suo rafforzamento. Allโ€™aumento del valore dellโ€™oro dobbiamo altri 9 miliardi di franchi di guadagno (in parte ridotti dalle perdite sugli investimenti in franchi svizzeri). Questa buona notizia non deve perรฒ far venire lโ€™acquolina in bocca ai cantoni: affinchรฉ ci sia distribuzione di un utile, il risultato annuale dovrร  essere superiore ai 65 miliardi. E data lโ€™incertezza che regna in questo momento, meglio essere prudenti e non contabilizzare queste possibili entrate nei conti cantonali.
Infine ieri, venerdรฌ 26 aprile, si รจ tenuta lโ€™assemblea generale della BNS. In questo appuntamento, la presidente Barbara Janom Steiner, ha ricordato che il compito della BNS รจ quello di garantire la stabilitร  dei prezzi e non quello di realizzare utili da usare per assolvere i compiti che spettano alla politica. Quindi niente versamenti per la politica climatica o quella sociale.
Ricordiamo che lโ€™indipendenza e lโ€™autonomia della politica monetaria da quella fiscale รจ stata fino ad oggi una delle fonti piรน sicure del nostro benessere. Vediamo di non buttare via tutto.

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Non รจ ancor tempo di andar per mare

Dopo la decisione di qualche giorno fa della Banca centrale europea (BCE) di mantenere i tassi di interesse di riferimento inalterati, questa settimana รจ stato il turno della Federal Reserve (FED) e della Banca dโ€™Inghilterra (BoE). Anche loro hanno confermato che per il momento non prevedono delle riduzioni. Cosรฌ i tassi europei rimangono tra il 4-4.75%, quelli americani tra il 5.25-5.5% percento e quelli inglesi al 5.25%.
Se รจ vero che le decisioni delle piรน importanti banche centrali vanno nella stessa direzione, non possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda lโ€™andamento dellโ€™economia reale. Sicuramente ad accomunare le economie piรน sviluppate cโ€™รจ il rallentamento dellโ€™inflazione che dimostrerebbe la validitร  delle scelte fatte in ambito di politica monetaria restrittiva.
Sono altri i dati che tendono a mostrare che queste tre economie stanno vivendo momenti differenti. Per quanto riguarda gli Stati Uniti i dati della crescita del prodotto interno lordo (PIL) confermano che il 2023 รจ stato un anno ancora estremamente positivo segnando un aumento del 3.1% . A questo dato si aggiunge quello favorevole di un mercato del lavoro in crescita, come pure dei suoi salari e di una fiducia dei consumatori e delle imprese che sembra migliorare. Lo stesso purtroppo non puรฒ essere detto nel caso dellโ€™Unione Europea e dellโ€™Eurozona. Il PIL negli ultimi tre mesi dellโ€™anno รจ risultato stabile, mentre il dato annuale indica una crescita di solo lo 0.1%. Se รจ vero che il tasso di disoccupazione รจ rimasto pressochรฉ stabile, non sono arrivate ottime notizie sul fronte della creazione di nuovi impieghi e neppure su quello della fiducia per i prossimi mesi. A preoccupare ancora di piรน รจ la situazione della Germania che per decenni รจ stata la locomotiva d’Europa e ora arranca. Anche se a dire il vero, lโ€™economia tedesca non si รจ piรน ripresa dalla pandemia; a quelle difficoltร  si sono poi aggiunte quelle legate alla guerra in Ucraina e in particolare alle sanzioni contro la Russia che hanno impedito alla Germania di importare il gas, tra le principali fonti energetiche del Paese. Ma non solo i fattori esterni hanno giocato un ruolo negativo. Anche le difficoltร  politiche di una maggioranza di governo poco incisiva hanno portato il Paese a non saper sfruttare il vantaggio competitivo che aveva nella diffusione di fonti energetiche rinnovabili e a creare importanti conflitti nella societร . E gli scioperi legati allโ€™agricoltura di questi giorni ne sono solo lโ€™ultima manifestazione.
Anche se questi non hanno ancora varcato la Manica, le cose non sembrano andare molto bene nemmeno in Gran Bretagna. Gli ultimi dati pubblicati confermano una situazione economica in stallo con previsioni per il futuro non troppo rosee.
Concludendo, possiamo dire che anche se la tempesta sembra passata, se possibile meglio aspettare per uscire in mare.
Pubblicato da Lโ€™Osservatore, 03.02.2024

Le banche centrali e il dilemma dellโ€™inflazione

Lโ€™inflazione persiste. Purtroppo. I segnali che sono arrivati alle banche centrali nelle ultime settimane non sono bastati a rallentare gli incrementi dei tassi di interesse. Per il momento solo la Federal Reserve (FED) ha fermato la corsa decidendo di lasciarli tra il 5% e il 5.25%. Sottolineiamo โ€œper il momentoโ€ perchรฉ la FED ha giร  precisato che altri aumenti sono allโ€™orizzonte, causando la reazione negativa di Wall Street. Non nascondiamo che questo annuncio a noi pare inutilmente dannoso: il tasso di inflazione americano รจ sรฌ ancora elevato, ma dร  segnali di rallentamento. In effetti, in maggio i prezzi sono aumentati del 4% (4.9% in aprile). Si รจ ancora lontani dal famoso 2%, tasso che la teoria economica individua come limite per poter parlare di stabilitร  dei prezzi, ma forse ora bisognerebbe dare il tempo alla politica monetaria di espletare i suoi effetti e di valutare quelli che peseranno sullโ€™economia reale.

Chi non poteva decidere diversamente invece รจ stata la Banca dโ€™Inghilterra, che ha annunciato un aumento dei tassi di 50 punti portandoli al 5%. Dโ€™altronde il tasso di inflazione pubblicato poche ore prima non lasciava molte speranze: lโ€™indice dei prezzi al consumo si รจ confermato ancora in maggio allโ€™8.7% e, fatto ancora piรน grave, il tasso dellโ€™inflazione core (lo zoccolo dellโ€™inflazione che non calcola i prezzi variabili come quelli dei generi alimentari freschi e dellโ€™energia) รจ addirittura aumentato dal 6.8% al 7.1%. Quindi niente da fare per la Banca dโ€™Inghilterra che si รจ trovata le mani legate.

Chi a nostro avviso invece avrebbe potuto decidere piรน liberamente e diversamente รจ la Banca Nazionale svizzera (BNS). Il nostro tasso di inflazione รจ fortunatamente molto piรน basso di quello europeo: in maggio lโ€™indice dei prezzi segnava +2.2% (in aprile il tasso era del 2.6%). Tuttavia la preoccupazione dovrebbe essere per cosa succederร  al potere dโ€™acquisto dei cittadini nei prossimi mesi. Gli aumenti degli affitti, la crescita dei tassi di interesse sulle ipoteche o ancora i prezzi energetici ci renderanno piรน poveri. A questo aggiungiamo un peggioramento delle previsioni di crescita, che avranno probabilmente effetto anche sui salari. Magari si poteva evitare un ulteriore aumento.

E chiudiamo con la Turchia, dove la situazione รจ ancor piรน drammatica. Dopo mesi di politiche economiche non convenzionali che hanno visto la riduzione dei tassi di interesse dal 19% allโ€™8.5% in un contesto di inflazione crescente, la banca centrale ha ora operato un radicale cambiamento aumentando i tassi di 650 punti base al 15%. รˆ un tasso enorme in apparenza. In apparenza perchรฉ se lo paragoniamo a quello dellโ€™inflazione, ancora al 40%, si ridimensiona. Ma purtroppo non si ridimensiona la drammaticitร  del potere dโ€™acquisto dei cittadini di questo Paese.

Tratto da L’Osservatore del 24.06.2023

La versione audio: Le banche centrali e il dilemma dellโ€™inflazione

Che cosa sta facendo la Banca Nazionale? Semplicemente il suo lavoroโ€ฆ

La Banca Nazionale Svizzera (BNS) nelle ultime settimane ha attirato la nostra attenzione. Giร  in giugno aveva stupito tutti aumentando il tasso di interesse di riferimento dello 0.5%. La manovra era apparsa inaspettata perchรฉ la Banca Centrale Europea (BCE), โ€œfaro guidaโ€ della politica monetaria svizzera, qualche giorno prima aveva annunciato un aumento piรน contenuto (0.25%). La cosa รจ apparsa quindi particolarmente coraggiosa. Come coraggiosa, e da alcuni criticata, รจ stata la decisione successiva presa verso la fine di settembre di aumentare ulteriormente i tassi di interesse di 0.75 punti portandoli da un tasso negativo dello 0.25% a uno positivo dello 0.5%. Questa manovra ha chiuso la lunga parentesi degli interessi negativi che erano stati introdotti tra la fine del 2014 e lโ€™inizio del 2015. Questo era avvenuto in concomitanza con lโ€™abolizione del tasso minimo di cambio tra franco ed euro che era stato introdotto dalla stessa Banca Nazionale per cercare di contrastare la forza del franco svizzero.
A stupire nuovamente, una settimana dopo, la scoperta di un cambio di rotta della banca anche nellโ€™acquisto di valute: fino a qualche giorno prima, la politica economica messa in atto รจ stata quella di acquistare quantitร  massicce di monete straniere per contrastare la forza del franco. Dai dati pubblicati nel secondo trimestre del 2022 รจ emerso invece che lโ€™istituto ha venduto valute per circa 5 milioni di franchi. Certo, sono state quantitร  minime, ma che indicano un chiaro cambiamento di rotta: in effetti, nel semestre precedente gli acquisti erano stati di 5.7 miliardi e addirittura di 12.6 miliardi nellโ€™ultimo trimestre del 2021 (ricordiamo che qualche anno fa gli Stati Uniti erano addirittura arrivati ad aprire unโ€™inchiesta nei nostri confronti perchรฉ ci accusavano di manipolare il cambio per favorire le esportazioni).
E ieri, unโ€™altra scoperta. Le riserve monetarie (quelle di divise) si riducono di circa 52 miliardi rispetto al mese precedente attestandosi a 807 miliardi di franchi. Il valore dellโ€™insieme delle riserve รจ oggi stimato in โ€œsoliโ€ 819 miliardi di franchi, diminuito dagli 873 di agosto. Questa diminuzione potrebbe essere imputabile alla variazione dei cambi delle altre monete.
Insomma, dopo aver annunciato questa estate una perdita record di oltre 95 miliardi di franchi, anche la classe politica inizia a mettersi lโ€™anima in pace. Peccato che si sia dovuti arrivare a questo punto per riportare il campanile al centro del villaggio. Eppure lโ€™indipendenza della BNS dalla politica come pure i suoi compiti sono molto chiari. Essa, e come lei tutte le banche centrali del mondo, deve garantire la stabilitร  dei prezzi e quella del sistema dei pagamenti. Per farlo, necessita di fare degli importanti utili, che le servono a compensare le importanti perdite di altri momenti. Insomma, non cโ€™รจ spazio per altro. Per questo basta a fantasiosi impieghi degli utili della Banca Nazionale.

La versione audio: Che cosa sta facendo la Banca Nazionale? Semplicemente il suo lavoroโ€ฆ

Le proverbiali mosse impreviste della Banca Nazionale Svizzera

La Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha inaspettatamente aumentato il tasso di interesse di riferimento dello 0.5%. Inaspettatamente perchรฉ pochi giorni prima la Banca centrale europea, che รจ il nostro โ€œfaro guidaโ€ nelle decisioni di politica economica ha annunciato sรฌ un aumento, ma graduale: 0.25 punti percentuali adesso e se necessario un secondo aumento tra qualche mese. Ma non รจ la prima volta che la Banca Nazionale ci sorprende. Pensiamo a quando ha deciso prima di introdurre la soglia minima di cambio tra il franco e lโ€™euro e poi quando ha deciso di toglierla. E proprio lโ€™imprevedibilitร  di questi annunci, di solito, ne garantisce una maggiore efficacia. Speriamo che anche questa volta la mossa della BNS porti i suoi frutti e riesca a contenere lโ€™aumento dei prezzi. Il dato del mese di maggio parlava di un incremento del 2.9% in Svizzera. Certo, nulla in confronto agli aumenti dellโ€™8.6% negli Stati Uniti o in altre nazioni europee, ma comunque una chiara accelerazione.
Nonostante questa tendenza che non sembra al momento volersi fermare, le previsioni del KOF, il centro di ricerca del politecnico federale di Zurigo, rimangono ancora positive. In effetti, anche se un poโ€™ al ribasso la crescita del prodotto interno lordo per questโ€™anno รจ stimata al 2.7%. A fare da traino รจ ancora il consumo privato che dovrebbe aumentare del 4.3% rispetto allโ€™anno scorso. Dati positivi si prevedono anche per le esportazioni (+6%) e le importazioni (+10.5%). Ricordiamo che non avendo noi materie prime dipendiamo per queste e per molti semilavorati dal resto del mondo: comperiamo, trasformiamo, aggiungiamo valore e rivendiamo. Per questo, importazioni che si riducono non sono sempre una buona notizia. E notizie abbastanza buone arrivano anche dagli investimenti in macchinari e beni di equipaggiamento che restano positivi (+1.2%). Meno bene va per il settore delle costruzioni che mostra una riduzione dello 0.8%; probabilmente questo rallentamento dipende anche dallโ€™aumento dei tassi di interesse di riferimento che poi impattano sugli altri tassi di interesse come quelli bancari o quelle ipotecari.
Rimane infine la voce della spesa pubblica. A differenza di altri paesi a noi i vicini, la Svizzera ha deciso da tempo di ridurre il suo intervento a sostegno dellโ€™economia e delle famiglie. Nonostante qualche eccezione che andrebbe sicuramente introdotta, e pensiamo in particolare ai pensionati e alle piccole e medie imprese che soffrono maggiormente per questi aumenti dei prezzi, non possiamo non riconoscere la messa in atto di una politica anticiclica corretta. E proprio questa era la ricetta dellโ€™economista John Maynard Keynes: sรฌ alla spesa pubblica nei momenti di necessitร , no allo spreco di risorse dei cittadini.
Tratto da Lโ€™Osservatore del 25.06.2022

La versione audio: Le proverbiali mosse impreviste della Banca Nazionale Svizzera

Le banche centrali aumentano i tassi di interesse: perchรฉ?

La Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha sorpreso tutti. Qualche giorno fa ha annunciato lโ€™aumento del tasso di interesse guida di mezzo punto percentuale, portandolo a -0.25%. Sรฌ, avete letto bene, il valore รจ negativo. A molti di noi appare strano, eppure anche i tassi di interesse possono essere negativi. In Svizzera lo sono da diversi anni.

Ma come รจ possibile? Semplifichiamo un poโ€™. La Banca Nazionale oltre ad essere la banca che emette la nostra moneta su delega data dalla Confederazione รจ la โ€œbanca delle bancheโ€. Tutti noi abbiamo una banca, che viene definita secondaria. Le nostre banche secondarie per poter svolgere le loro attivitร  di raccogliere e prestare risorse ai cittadini e alle aziende devono avere un conto presso la BNS e rispettare delle leggi particolari (quanti soldi possono prestare, quanti devono tenerne depositati presso la BNS,โ€ฆ). Il tasso di interesse guida รจ proprio quello che la BNS applica sui conti delle banche secondarie. Cosรฌ un tasso di interesse negativo, sta a significare che la BNS chiede alle banche secondarie di pagare per tenere i soldi depositati. E lo stesso faranno le banche secondarie con noi clienti. Questa idea di mettere dei tassi negativi รจ stata pensata per fare in modo di incentivare lโ€™uso del denaro e non lasciarlo fermo nelle banche, quindi per alimentare i consumi e gli investimenti e di conseguenza il prodotto interno lordo. Lโ€™equazione sulla carta รจ molto semplice: tassi di interesse bassi, domanda alta.

E proprio per contrastare questa domanda elevata che รจ ancora aumentata negli ultimi periodi e che ha causato lโ€™aumento dei prezzi (inflazione), ora la Banca Nazionale cambia strategia e rende il costo del denaro piรน alto. Cosรฌ facendo si vorrebbero ottenere piรน risultati.

Primo: se il denaro preso a prestito costa di piรน, i consumatori e le aziende ci penseranno due volte prima di indebitarsi e consumare o comperare nuovi macchinari. Questo implica quindi che la domanda diminuisce e i prezzi dovrebbero rallentare.

Lo stesso effetto che si dovrebbe ottenere sul fronte del risparmio. Se il tasso di interesse aumenta diventa interessante per le persone, ma anche per le banche secondarie, lasciare i soldi depositati sui conti oppure prestarli allo Stato comperando le obbligazioni dello Stato. Cosรฌ la domanda diminuisce ulteriormente e i prezzi pure.

Purtroppo possono esserci anche conseguenze negative. Pensiamo per esempio allโ€™effetto sullโ€™aumento dei tassi ipotecari: il debito per la nostra casa sarร  piรน costoso. O ancora lโ€™effetto che potrebbe generarsi sul valore del franco svizzero: in questo caso le nostre esportazioni o le vacanze in Svizzera diventerebbero piรน care. Dโ€™altra parte la Banca Nazionale Svizzera non aveva molta scelta: anche se piรน bassa (2.9%), lโ€™inflazione รจ arrivata pure in Svizzera.

P.S. Ringrazio Roberto e Matteo per il suggerimento di trattare questo tema

La versione audio: Le Banche centrali aumentano i tassi di interesse: perchรฉ?