Ticino: siamo sempre i più poveri

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Anche nel 2024 il Ticino vince la poco invidiabile classifica della povertĆ . L’Ufficio federale di statistica lo conferma: in Svizzera nessuno fa peggio del Ticino in quanto a povertĆ  e rischio povertĆ .

La soglia di povertĆ  ĆØ fissata a 2’388 franchi per i single e 4’159 per una coppia con bambini.

Ebbene, il tasso di povertĆ  raggiunge il 16,5%, circa il doppio della media nazionale. Sono quasi 59’000 persone che restano povere anche dopo l’intervento dello Stato. I trasferimenti sociali (dalle rendite di vecchiaia alle altre prestazioni sociali) faticano a tenere in piedi un equilibrio fragile, ma senza di essi il tasso di povertĆ  in Ticino si avvicinerebbe addirittura al 50%. ƈ un dato francamente agghiacciante.

Ma non ĆØ tutto. Fin qui la povertĆ  conclamata. Ma cos’è il ā€œrischio povertĆ ā€?

Esso ĆØ definito come un reddito inferiore al 60% della mediana: 2’645 franchi per una persona sola e a 5’554 franchi per una coppia con due bambini. Qui il quadro ĆØ ancora peggiore: una persona su quattro in Ticino, oltre il 25%, ĆØ a rischio povertĆ . A livello nazionale ĆØ una su sei. In Ticino ci sono quasi 90’000 persone a rischio povertĆ . Non una minoranza marginale, ma una parte consistente della nostra societĆ .

E non ĆØ tutto. Gli indicatori di deprivazione materiale e sociale — cioĆØ le rinunce concrete causate dalla mancanza di soldi, come far fronte a una spesa imprevista di 2’500 franchi entro un mese o riscaldare adeguatamente la propria abitazione — ci collocano tra le aree più fragili del Paese. Peggio di noi stanno solo nella regione del Lemano, la cui situazione ĆØ peggiorata molto nell’ultimo anno.

Da anni segnaliamo un altro dato allarmante: il tasso di povertĆ  tra chi lavora. In Ticino ĆØ dell’8,5% (12’400 persone), il doppio della media nazionale. Se i salari sono bassi, lavorare non ĆØ sempre sufficiente per sfuggire alla povertĆ . E sappiamo che in Ticino i salari sono i più bassi della Svizzera.

I gruppi più esposti alla povertĆ  rimangono gli anziani, gli stranieri, le persone con una formazione bassa, chi vive solo e le famiglie monoparentali, oltre a chi lavora con un grado d’occupazione inferiore al 50%. Una parte rilevante del nostro Cantone.

Questa ĆØ la realtĆ  con cui dobbiamo fare i conti. E per affrontarla non basteranno cerotti, nemmeno se necessari, come i salari minimi sociali (grazie al cielo li abbiamo introdotti!). Serve invece il coraggio di arginare gli effetti negativi della libera circolazione delle persone e, soprattutto, di aprire finalmente una discussione sull’economia che vogliamo in Ticino.

PerchĆ© la vera domanda ĆØ questa: vogliamo un Cantone in cui lavorare garantisca dignitĆ  e prospettiva, oppure uno in cui l’unica possibilitĆ  di salvezza, quando arriverĆ  la pensione o quando i nostri figli diventeranno genitori, sarĆ  quella di trasferirsi oltre confine o al di lĆ  del Gottardo?

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Salari in Ticino: la sfida ĆØ trovare stabilitĆ 

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Il divario salariale tra Ticino e Svizzera non si riduce, anzi si amplia: nel 2024 aumenta al 18,7%, contro il 17,6% del 2022. Non ĆØ un salto brusco, ma conferma una dinamica sfavorevole. Le ragioni sono strutturali. Storicamente il mercato del lavoro ticinese si ĆØ sviluppato senza una vera fase industriale e ha puntato su servizi, commercio e turismo, settori con salari mediamente più bassi e più sensibili all’andamento economico. A ciò si aggiunge la posizione di frontiera: ogni giorno entrano circa 80 mila frontalieri che accentuano la concorrenza sui salari e rendono più difficile garantire impieghi stabili e ben retribuiti ai residenti. La struttura occupazionale rimane fragile, con molti posti a basso valore aggiunto e una quota crescente di lavoratori che non raggiunge un reddito sufficiente, tra salari bassi, part-time non desiderati e forte precarietĆ .
È però importante precisare che, se consideriamo solo i residenti, il divario con la media svizzera scende al 10,7%. La composizione della forza lavoro conta: un terzo dei lavoratori attivi è frontaliero e occupato in settori dove la pressione competitiva è maggiore.
I dati analizzati riguardano oltre 130’000 posti a tempo pieno, equivalenti a quasi 154’000 salariati. Guardando alla distribuzione salariale, il 10% che guadagna meno percepisce 3’710 franchi, il salario mediano (quello che divide a metĆ  la popolazione) ĆØ di 5’393 e il 10% più alto arriva a 9’620. I salari crescono, ma non in modo uniforme: si passa dall’aumento dell’1,5% del salario mediano al 3,6% dei salari più alti.
Accanto a questo quadro, alcuni settori registrano una riduzione dei salari rispetto al 2022. Non ĆØ ancora una tendenza, ma sono segnali da seguire con attenzione. La costruzione di edifici (circa 5’800 posti a tempo pieno) mostra un calo generalizzato; nell’industria metalmeccanica di base (3’700 impieghi a tempo pieno) la diminuzione riguarda quasi tutte le fasce. Anche il commercio all’ingrosso, un comparto di 10’000 posti, vede riduzioni nelle retribuzioni più basse e più alte. Un andamento simile emerge nei servizi finanziari non assicurativi (3’500 posti) e nelle attivitĆ  di ricerca e fornitura di personale, dove il calo ĆØ quasi ovunque. L’istruzione (oltre 1’300 impieghi) segna una riduzione diffusa mentre nei servizi sanitari, quasi 7’800 posti, la contrazione tocca soprattutto i salari più elevati.
Nel complesso i salari non crollano, ma alcuni settori arretrano. Per il Ticino la vera sfida ĆØ restare agganciato al resto della Svizzera. Per questo serve affrontare le cause strutturali del mercato del lavoro e proteggere ciò che funziona, soprattutto in vista di una possibile nuova fase dei rapporti con l’Europa: il Cantone non può permettersi ulteriori slittamenti. I dati non parlano di emergenza, ma indicano con chiarezza la necessitĆ  di una rotta solida.

Pubblicato da L’Osservatore, 06.12.2025

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ParitĆ  salariale: una strada ancora in salita, ma non più solitaria

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La paritĆ  salariale tra uomini e donne in Svizzera non ĆØ stata ancora raggiunta. A confermarlo, anche quest’anno, sono i dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica.
Nel 2024, il salario mediano degli uomini ĆØ stato di 90’800 franchi. Quello delle donne si ĆØ fermato a 80’000 franchi, ovvero il 12% in meno.
Ma il divario non riguarda solo i salari. Se guardiamo al tasso di attivitĆ  professionale, cioĆØ la percentuale di persone occupate o in cerca di lavoro, gli uomini superano le donne in tutte le fasce d’etĆ , con uno scarto di circa 10 punti percentuali. Va però detto che la partecipazione femminile ĆØ cresciuta molto negli anni e nella fascia tra i 15 e i 24 anni la differenza ĆØ oggi minima.
Anche il tasso di disoccupazione resta più alto tra le donne. Una delle ragioni è che le donne sono spesso impiegate in settori meno qualificati e meno protetti che risentono prima delle difficoltà economiche.
Ancora più marcato ĆØ il divario nella sottoccupazione, cioĆØ tra chi lavora ma vorrebbe lavorare di più. Nel 2024, il dato era del 2,8% tra gli uomini, ma saliva al 7,3% tra le donne. Il valore più alto si registra nella fascia tra i 25 e i 54 anni, con un picco dell’8%. E quando ci sono figli, le cifre aumentano ulteriormente. Segno che la genitorialitĆ  continua a pesare in modo asimmetrico sul percorso lavorativo femminile.
I dati sul lavoro a tempo parziale confermano questa tendenza. La presenza di figli resta una delle principali ragioni per cui le donne scelgono il tempo parziale. Ma c’è anche un segnale incoraggiante: dal 2010 al 2024, la quota di padri che lavorano a tempo parziale ĆØ raddoppiata, passando al 15%. Un dato che suggerisce un’evoluzione nel ruolo paterno e una maggiore condivisione delle responsabilitĆ  familiari.
Anche tra le coppie si nota un cambiamento: quasi il 9% oggi sceglie un modello in cui entrambi i partner lavorano a tempo parziale, mentre nel 2010 questa scelta era fatta da meno del 4%.
Infine, cresce anche il contributo economico delle donne al reddito familiare. Quando il figlio più piccolo ha tra i 4 e i 12 anni, le madri partecipano in media per il 30% al reddito del nucleo, sette punti percentuali in più rispetto a dieci anni fa. Se però il figlio ha meno di quattro anni, la quota resta stabile al 25%.
In sintesi, il quadro resta segnato da disuguaglianze, ma non mancano i segnali di cambiamento. I modelli lavorativi e familiari si stanno evolvendo. Sempre più padri si assumono una parte attiva nella cura dei figli e cresce la consapevolezza che la famiglia è una responsabilità condivisa. La maternità non dovrebbe più rappresentare un ostacolo, ma rientrare in un equilibrio costruito insieme. La strada verso la parità è ancora lunga, ma oggi, finalmente, non si percorre più da soli.

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L’anno che sta arrivando, tra un anno passerà…

L’anno sta volgendo al termine e quindi non potevamo proprio evitare di parlare… dell’oroscopo! Ma naturalmente intendiamo quello economico, quindi delle previsioni per il prossimo anno. 

In realtĆ , purtroppo giĆ  i dati di avvicinamento alla fine dell’anno non sono di buon auspicio: abbiamo letto, per esempio, che le esportazioni svizzere nel mese di novembre sono rallentate fortemente. Abbiamo anche visto che molti istituti prevedono per quest’anno che le famiglie spenderanno meno nel periodo natalizio e questo vuol dire che ci sarĆ  un aumento dei consumi, ma meno forte rispetto a quello dell’anno scorso. Anche sul fronte dei salari, gli aumenti prospettati per l’anno prossimo non per forza compenseranno l’aumento dei prezzi, anche se fortunatamente questo dovrebbe essere contenuto (+0.3%). 

Anche alla luce di questi fatti, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha rivisto al ribasso il tasso di crescita del prodotto interno lordo (PIL) sia per questo 2024 (dall’1.2% allo 0.9%) che per il prossimo anno (dall’1.6% all’1.5%). Tra i fattori di maggiore incertezza, il gruppo di esperti cita la situazione del commercio internazionale che potrebbe subire rallentamenti importanti a seguito dell’elezione di Donald Trump vista la sua politica piuttosto protezionista tesa a tutelare il mercato americano. Ma anche i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina aumentano l’instabilitĆ  economica.

In Svizzera sarĆ  ancora il consumo delle famiglie (+1.6%) a trainare la crescita del PIL, mentre la spesa pubblica crescerĆ  sƬ dell’1.2%, ma meno di quest’anno (1.8%). Il settore delle costruzioni dovrebbe proseguire il suo trend positivo (+2.3%), mentre il rallentamento economico ĆØ confermato anche da una crescita piuttosto modesta degli investimenti in beni di equipaggiamento, quindi in macchinari e strumenti per la produzione (+1.0%). Sul fronte delle esportazioni alle possibili politiche protezioniste si aggiunge la modesta crescita dell’economia europea e in particolare di quella tedesca. A tal proposito, proprio poche ore fa la Volkswagen ĆØ riuscita a trovare un accordo con i sindacati per la riduzione di 35’000 posti di lavoro.

Tutto questo clima di incertezza farĆ  sƬ che l’economia elvetica non crescerĆ  abbastanza per mantenere stabile il tasso di disoccupazione che aumenterĆ  per l’anno prossimo al 2.7%. Vediamo quindi che pur non essendo in una situazione di crisi economica, la fase di crescita rimane piuttosto contenuta. E come sempre succede in questi casi, la preoccupazione degli economisti non sta tanto nella fissazione sulla crescita del PIL, quanto sulle conseguenze in termini di posti di lavoro e di salari versati. La nostra economia si fonda ancora principalmente per la maggioranza delle persone sul reddito da lavoro e se viene a mancare questo, vengono a mancare le condizioni per una vita dignitosa.

Detto ciò, il Natale ĆØ un periodo di speranza, per cui il nostro augurio ĆØ che in questo caso gli esperti della SECO prendano una bella cantonata e che il PIL torni a crescere in maniera soddisfacente. 

Tantissimi auguroni di buon Natale!

L’economia nel nuovo anno fra ottimismo e prudenza

Come stanno le principali economie industrializzate? Ci sarĆ  qualche bel regalo sotto l’albero di Natale o i pacchi resteranno vuoti?

I dati sull’inflazione, nonostante un leggero aumento a novembre, restano rassicuranti. Negli Stati Uniti l’indice dei prezzi al consumo su base annua ĆØ salito al 2.7%, nell’Eurozona al 2.3%, mentre in Svizzera si attesta allo 0.7%. QuestiĀ ultimiĀ sono ben lontani dai picchi del 3.5% dell’agosto 2022 o del 3.4% di febbraio 2023.

L’ottimismo sui prezzi ha spinto la Banca Nazionale Svizzera (BNS) e la Banca Centrale Europea (BCE) a ridurre i tassi di interesse di riferimento. La BCE ha tagliato di 0.25 punti percentuali, portandoli tra il 3% e il 3.4%. La BNS ha invece sorpreso con una diminuzione di 0.5 punti, fissando il tasso allo 0.5%. Questa mossa potrebbe anche mirare a frenare la forza del franco svizzero, ancora troppo elevata perĀ non penalizzareĀ le esportazioniĀ e il turismo. Alcuni analisti non escludono un ritorno ai tassi negativi entro la fine del prossimo anno, anche se ĆØ bene rimanere prudenti, considerata la volatilitĆ  del contesto economico globale. Anche la Federal Reserve, attesa alla sua prossima riunione, potrebbe seguire questa tendenza di ribasso.

Se i cittadini possono beneficiare dei tassi più bassi, i dati sulla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) lasciano meno spazio alla soddisfazione. Negli Stati Uniti, il PIL del terzo trimestre ha registrato un solido +2.8%, confermando la ripresa dell’economia americana. L’Eurozona e la Svizzera, invece, arrancano: il PIL europeo ĆØ aumentato di appena lo 0.4%, mentre quello svizzero si ferma a un modesto +0.2%.

Per il 2025, le previsioni non sono molto migliori: l’Unione Europea dovrebbe crescere attorno all’1.1%, mentre la crescita Svizzera ĆØ attesa tra l’1.1% e l’1.5%. Il quadro resta fragile, influenzato da fattori come i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, i rincari energetici e le tensioni commerciali, che continuano a gravare sulle economie occidentali.

Sul fronte occupazionale, il terzo trimestre mostra una certa stabilitĆ . L’occupazione europea ĆØ cresciuta dello 0.2% su base trimestrale, mentre in Svizzera l’aumento su base annua ĆØ stato dello 0.3%. Tuttavia, non mancano segnali di allarme: il tasso di disoccupazione ĆØ tornato a salire sia negli Stati Uniti sia in Svizzera nell’ultimo mese.

Tirando le somme, cosa possiamo augurarci per questo periodo natalizio?Ā In uno scenario ideale, i consumatori potrebbero ritrovare fiducia, contribuendo a sostenere i consumi. Ma ĆØ evidente come l’incertezza economica e il costo della vita spingano molti a una maggiore prudenza. Auguriamoci che il 2025 porti una ventata di ottimismo e un ritorno a condizioni economiche più favorevoli. Del resto, il periodo delle festivitĆ  dovrebbe essere un’occasione per guardare al futuro con un pizzico di speranza.

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Pubblicato da L’Osservatore – 14.12.2024

Ticinesi? Sempre più poveri

I ticinesi sono sempre più poveri. I dati di Eurostat appena pubblicati non lasciano, purtroppo, alcun dubbio: il Canton Ticino è oggi una delle regioni europee a maggior rischio di povertà o esclusione sociale. Nella graduatoria, la nostra regione si trova in condizioni peggiori rispetto alla maggior parte delle aree di Grecia, Romania, Ungheria, Croazia, Polonia, Italia e Spagna.
A livello nazionale, la Svizzera si attesta intorno alla media dell’Unione Europea, con il 19.5% della popolazione a rischio povertĆ  o esclusione sociale (contro una media UE del 21,4%). Parliamo di una persona su cinque.
Nei Paesi Bassi, Finlandia, Norvegia, Austria, Danimarca e Svezia, la situazione è migliore di quella nazionale svizzera e già questo dovrebbe farci riflettere. Ma il quadro diventa ancora più drammatico quando si osservano i dati regionali: in Ticino, nel 2023, oltre il 35% della popolazione vive a rischio povertà o esclusione sociale. Un dato spaventoso: più di una persona su tre non guadagna abbastanza per vivere al livello del resto della sua comunità di appartenenza. In questa classifica, il Ticino è tristemente posizionato al 225º posto su 243 regioni analizzate, in sostanza solo diciotto fanno peggio di noi in tutta Europa.
Naturalmente, confrontare regioni diverse tra loro senza riferirsi a grandezze assolute può avere dei limiti. Per esempio, l’Emilia-Romagna, la seconda regione italiana per benessere, ha ā€œsoloā€ il 7% di persone a rischio povertĆ , ma conta una popolazione di 4,5 milioni di persone contro le 350 mila del Ticino. O ancora, il livello assoluto di benessere può essere molto diverso tra le nazioni. E allora, se il confronto statistico tra regioni ci sembra avere dei limiti, analizziamo invece lo sviluppo della situazione ticinese nel tempo. Nel 2020, il rischio di povertĆ  toccava meno di una persona su quattro (24.2%). In soli tre anni, siamo saliti al 35.1%. Una persona su tre. Purtroppo, come si vede, la situazione in Ticino ĆØ peggiorata drasticamente.
E se le cose non cambiano, la situazione ĆØ destinata a peggiorare. Sono decenni che ricordiamo che i salari ticinesi sono il 20% più bassi della media svizzera, con differenze che toccano persino il 35-40% rispetto a regioni come Zurigo. A questa mancanza di reddito si aggiunge la beffa: i costi di molte voci essenziali nel nostro Cantone sono più elevati che nel resto della Svizzera. I premi cassa malati, per esempio, possono arrivare a essere il doppio rispetto ad altri cantoni. SƬ, il doppio, avete letto bene. Anche le imposte di circolazione, le tariffe dell’energia elettrica, le tasse sul registro fondiario, le imposte immobiliari, e persino la benzina possono costare di più. I dati non mentono.
I dati però sono aridi. Quando si parla con le persone, si tocca il lato umano di questa catastrofe sociale in via di compimento. Questa mattina, una gentile signora che faceva la spesa mi ha detto ā€œSa, signora Mirante, dobbiamo proprio fare tutti ā€œeconomiaā€ in questo momento. Per comprare un pezzo di formaggio ho confrontato il prezzo al chilo di tre marche diverse. Se le cose non cambiano, noi ticinesi siamo messi davvero maleā€.
SƬ, cara signora lei ha ragione. Anzi, giĆ  ora noi ticinesi siamo messi molto male…

Articolo pubblicato dai portali Ticinonline, Ticinonews, Liberatv,…

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I cervelli ticinesi se la danno a gambe

Estratto dell’intervista di Marija Milanovic, tvsvizzera.it – pubblicata il 02.07.2024

ƈ recentemente uscita una notizia che all’apparenza non ha nulla di sorprendente: la natalitĆ  ĆØ calata nel canton Ticino. Una tendenza che riflette non solo quella elvetica, ma anche quella globale. Oltre alle ragioni più note (fattori economici e maternitĆ  sempre più tardive in primis), nel cantone italofono, secondo una recente analisi, la denatalitĆ  ĆØ influenzata anche dalla fuga di cervelli, anch’essa sempre più marcata.
Il Ticino, insomma, sembra averle tutte: i salari sono i più bassi della Confederazione, gli aumenti di premi di cassa malati i più alti e molti studenti e studentesse che si recano in altri cantoni per studiare all’universitĆ , poi restano anche a viverci.
La ragione spesso ĆØ che le condizioni lavorative sono migliori, sia a livello salariale che per quanto riguarda le opportunitĆ  professionali, come ci spiega anche Amalia Mirante, docente di economia politica, etica economica e storia del pensiero economico presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e l’UniversitĆ  della Svizzera italiana (USI): ā€œPurtroppo il Ticino ĆØ in una situazione per cui molte e molti giovani – che non per forza sono solo quelli che hanno titoli accademici – sono costretti a cercare lavoro altroveā€. Il fatto che il fenomeno della fuga di cervelli non interessi più soltanto chi ha una formazione di livello terziario, ma anche professionale, accentua le difficoltĆ  del mercato del lavoro ticinese. ā€œSi tratta di campanelli di allarme molto importantiā€, aggiunge Mirante.
A dimostrarlo anche l’esempio della giovane chef Dalila Zambelli. Con il titolo di miglior apprendista cuoca della Svizzera, la giovane si ĆØ vista rifiutare da decine di ristoranti del suo cantone natale e ha dovuto cosƬ optare per la Svizzera interna. Spiegava, lo scorso mese di dicembre, in un’intervista rilasciata al Corriere del Ticino, che, nonostante il settore della ristorazione ticinese denunci da anni carenze di personale, ha ricevuto solo risposte negative alle sue candidature. Situazione che l’ha spinta a traslocare a Zurigo: ā€œĆˆ chiaro che mi sarebbe piaciuto trovare qualcosa in Ticino, ma ho bisogno di fare esperienza e per questo, quando mi si ĆØ presentata l’opportunitĆ  di andare [nella cittĆ  sulla Limmat], non ho esitato (…) Sto imparando e crescendo, non solo professionalmente ma anche come personaā€. Parola di una ragazza che, negli Stati Uniti, ha cucinato anche per Bill Clinton.

Carenza statistica
I cervelli fuggono, si sa. Ma quanti? E dove? Per quanto tempo? Non ĆØ chiaro. ā€œLe poche cifre che abbiamo a disposizione su questo fenomeno sono poco preciseā€, dichiara Mirante. ā€œNon considerano per esempio i giovani che rimangono a lavorare fuori cantone dopo la formazione ma mantengono il domicilio in Ticino. Non viene nemmeno presa in considerazione una nuova forma di lavoro che sta prendendo piede [in particolare dopo la pandemia di Covid-19, ndr]: le persone lavorano una parte della settimana in Ticino e l’altra in un altro cantoneā€. Tendenze ed evoluzioni che fanno sƬ che il fenomeno sia molto più ampio di quello che emerge dalle statistiche.
[…]

Salari ticinesi fanalino di coda del mercato del lavoro svizzero
Da anni i salari ticinesi risultano essere i più bassi del Paese e con il tempo il divario aumenta sempre di più. Nel 2022 il salario mediano1 elvetico per un posto a tempo pieno era di 6’788 franchi lordi al mese. Una remunerazione che varia fortemente a seconda delle regioni, della formazione, del ramo economico e del sesso. Il Ticino ĆØ risultato nuovamente essere il cantone dove si guadagna meno, con un salario mediano di 5’590 franchi.

Il fenomeno zurighese (ma non solo) dell’economia di aggregazione
In effetti, a parte alcune eccezioni, i grandi nomi si trovano nella Svizzera interna e in quella francese, dove l’economia di agglomerazione ĆØ molto più radicata. IBM, Google, NestlĆ©, Microsoft hanno sedi nei grandi centri urbani elvetici.
[…]

Caro frontalierato… ma quanto mi costi?
Uno dei fattori che influenzano maggiormente questa fuga di cervelli ĆØ quello del frontalierato. Stando alle ultime statistiche, le frontaliere e i frontalieri italiani che lavoravano in Ticino nel primo trimestre del 2024 erano 78’645, a fronte di una popolazione attiva residente pari a 176’000 persone. In altre parole, quasi un lavoratore su tre (31,6%) proviene da oltre confine.
PerchĆ© questo ĆØ un problema? PerchĆ© molto spesso, a paritĆ  di funzione, un frontaliere o una frontaliera accettano condizioni salariali più vantaggiose per il datore di lavoro rispetto a lavoratrici e lavoratori indigeni. ā€œLa differenza tra i salari di residenti ticinesi e quelli frontalieri ĆØ del 20%. Una percentuale che può arrivare al 40% per le professioni meglio retribuiteā€, spiega Amalia Mirante.
Si migra allora verso nord, alla ricerca di condizioni più favorevoli. Le e i ticinesi a nord del Gottardo, le e gli italiani a nord della frontiera. Prosegue Amalia Mirante: ā€œQuello che succede ĆØ che l’Italia finanzia la formazione di persone qualificate, competenti e assolutamente capaci che poi vanno a lavorare in un’altra nazioneā€. Un problema che però riguarda anche il loro Paese di origine, che perde professionisti qualificati, proprio dopo aver investito del denaro per formarli.
ā€œLa Germania qualche anno fa pensava di introdurre una tassa da far pagare ai medici tedeschi che andavano a lavorare in Svizzeraā€, ricorda la studiosa. Formare un medico, infatti, comporta un grande costo per un Paese. L’Italia si trova confrontata con lo stesso problema e proprio recentemente il ministro della Salute Orazio Schillaci ha proposto l’adozione di un piano d’incentivi fiscali per cercare di convincere professioniste e professionisti medici di rimanere in patria.
Nella stessa direzione va anche la tanto discussa tassa sulla salute che prevede che i vecchi frontalieri paghino al sistema sanitario italiano tra il 3 e il 6% del loro stipendio netto. Contributi volti a finanziare i bonus per il personale sanitario italiano e limitare l’esodo di lavoratrici e lavoratori dalle regioni di frontiera.

Quali soluzioni?
Non ci sono soluzioni immediate e sicure per cercare di arginare il fenomeno. Una sarebbe sicuramente quella di rendere più attrattivo il mercato del lavoro ticinese.
[….]
Non si ĆØ arrivati, insomma, a un punto di non ritorno, rassicura dal canto suo Amalia Mirante: ā€œĆˆ tutto risolvibile. C’è potenziale per essere un cantone svizzero a tutti gli effettiā€.

1 Per salario mediano s’intende che la metĆ  degli stipendi ĆØ sopra la cifra indicata, l’altra metĆ  ĆØ sotto. Non ĆØ quindi una media, su cui incidono maggiormente i singoli importi molto alti o molto bassi.

Salari in Ticino: tutti giù per terra

In Ticino, per molti il sogno di una vita migliore si sta dissolvendo come neve al sole. Lo suggeriscono i dati sui salari pubblicati dall’ufficio federale di statistica. Queste cifre confermano una tendenza che denunciamo da tempo. La teoria economica, con le sue promesse di prosperitĆ  legata alla crescita, sembra beffarsi di noi, lasciandoci a mani vuote. Un lieve aumento dei salari rispetto al 2020? Una misera consolazione, quando si scopre che i redditi più alti hanno subito tagli drastici. Un vero e proprio schiaffo per chi ha sempre dato il massimo, tra questi i residenti svizzeri che sono i più colpiti da questa diminuzione.

Non siamo di fronte a una semplice battuta d’arresto, ma a quella che potrebbe diventare, se non si fa nulla, una vera e propria emergenza sociale: nemmeno i salari dei lavoratori più qualificati, come chi ha una formazione superiore, sono al sicuro. I settori che annunciano aumenti sono pochissimi, ad es. la ristorazione, la maggior parte invece lamenta diminuzioni importanti dei salari. In generale, vediamo i salari scendere nelle attivitĆ  manifatturiere, nei servizi finanziari e assicurativi, nelle attivitĆ  legali e in quelle legate alla contabilitĆ , nelle professioni tecniche e scientifiche e in quelle della sanitĆ  e socialitĆ .

E poi c’è la favola della riduzione del divario salariale tra uomini e donne. La beffa oltre al danno: in realtĆ , si tratta di un’uguaglianza al ribasso, dove tutti perdono, senza eccezioni. Il differenziale si rimpicciolisce non tanto perchĆ© le donne guadagnano di più, quanto perchĆ© gli uomini guadagnano di meno. Questa paritĆ  al ribasso non ĆØ quella che vogliamo.

Forse adesso che la crisi tocca anche i lavoratori più ā€œfortunatiā€ che dovrebbero essere i meglio rappresentati politicamente, i partiti storici finalmente si decideranno a fare qualcosa in difesa dei nostri salari.

Ma data la paralisi politica degli ultimi anni, ci vorrebbe un miracolo. Si potrebbe cominciare smettendo di negare la gravitĆ  della situazione con narrazioni di comodo. Il Ticino ha un problema di salari che adesso tocca anche i lavoratori meglio qualificati. La classe politica deve smetterla di guardare dall’altra parte. I nostri concittadini meritano di meglio.

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Ā«Il Cantone lo ammette: i ticinesi hanno problemi di soldiĀ»

Questa settimana riprendiamo l’intervista fatta qualche settimana fa da Patrick Mancini, che ringraziamo, in merito ai salari e all’occupazione in Ticino. Tema su cui torneremo nei prossimi giorni, visti i dati pubblicati di recente che mostrano un ulteriore peggioramento nella creazione di posti di lavoro. In aggiunta, le notizie delle chiusure di diverse aziende e dei loro licenziamenti, non fanno altro che peggiorare una situazione difficile.

Freno alla spesa in Italia, il Governo tentenna di fronte al sondaggio di Berna. L’economista Amalia Mirante: Ā«Ora alziamo i salariĀ».

BELLINZONA – Freno alla spesa oltre confine. Meglio andarci piano. Ed ĆØ meglio che per ora il valore della spesa da dichiarare non venga dimezzato (da 300 a 150 franchi). ƈ in sintesi quanto emerge dalla risposta del Governo ticinese alla consultazione lanciata da Berna ai Cantoni. Il testo lascia perplessa Amalia Mirante, economista ed esponente del movimento Avanti con Ticino&Lavoro.

Il Governo ticinese temporeggia sulla proposta del Consiglio federale. Preoccupante?
Ā«Io sono una grande sostenitrice del commercio locale. Va sostenuto in tutti i modi. Ma anche io sono contraria all’abbassamento della franchigia per chi fa la spesa in Italia. Principalmente perchĆ© ci sono famiglie ticinesi che purtroppo hanno davvero bisogno di fare la spesa oltre confine. ƈ questo che mi preoccupaĀ».

Il Governo nella sua lettera parla di un momento storico delicato. 
Ā«Finalmente anche il Governo ammette che in Ticino ci sono problemi di reddito e di potere d’acquisto. E questi si sono ulteriormente aggravati negli ultimi anniĀ».

Questa ammissione che valore ha?
«Dopo questa ammissione dovrà seguire per forza qualcosa di concreto. La popolazione è preoccupata e ha bisogno di segnali chiari e forti e di misure concrete da parte delle autorità. Le difficoltà sono note: redditi troppo bassi, mercato del lavoro sofferente, concorrenza fortissima generata dal frontalierato, giovani che non tornano dopo gli studi, persone che partono per sempre. La scelta volontaria di andare via è legittima. Diventa un problema quando non è più una scelta libera».

Domanda provocatoria: il Ticino a lungo andare rischia di diventare un posto in cui si nasce per poi partire? 
Ā«La tendenza se non interveniamo ĆØ quella. Siamo confrontati con tantissimi giovani che se ne vanno e fanno famiglia altrove. Con decine di migliaia di frontalieri. Con anziani in pensione che fanno sempre più fatica e che iniziano a pensare di trasferirsi all’estero per vivere con un po’ più di tranquillitĆ  finanziariaĀ».

PerchĆ© i politici non prendono misure concrete? 
«Purtroppo finora il lavoro non è stato la priorità del nostro Governo. Si accampano mille scuse per evitare di parlarne concretamente. Sappiamo tutti di non avere salari attrattivi. O di avere uffici regionali di collocamento da riformare. Vogliamo parlare della necessità di qualificare il personale residente con una vera politica di formazione continua? E gli apprendisti? Stato e aziende non sono sufficientemente in contatto. Eppure il Ticino è pieno di aziende brillanti che potrebbero emergere».

Riformuliamo la domanda: perchƩ non si muovono le acque?
Ā«In Parlamento si perde un sacco di tempo. I tempi di discussione sono troppo lunghi. Si passano giornate intere solo ad ascoltare le posizioni di vari partiti. Non c’ĆØ concretezza. E intanto poi salta fuori che il preventivo del Cantone ĆØ disastrosoĀ».

Torniamo ai commerci locali. Enzo Lucibello, presidente della DISTI, ha definito “uno schiaffo” la lettera del Governo.
Ā«Lo ripeto: i commerci locali vanno sostenuti a spada tratta. Ma bisogna agire a vari livelli. Non creando inutili paletti a chi giĆ  sta male. I ticinesi devono avere salari dignitosi per potere spendere sul proprio territorio. Quello dei salari non ĆØ più un tema da posticipareĀ». 

Intevista di Patrick Mancini – pubblicata su TIO 17.02.2024

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1733100/spesa-governo-ticinesi-salari-cantone-italia-problemi-ammette

Ticino: siamo sempre i più poveri

L’indicatore di deprivazione materiale e sociale misura quante persone hanno problemi finanziari tali da non potersi permettere di comprare cose di base o di fare attivitĆ  normali. Ad esempio, cambiare vestiti vecchi, fare attivitĆ  a pagamento nel tempo libero o avere un po’ di denaro ogni settimana per loro stessi.
Quest’anno, l’indicatore ĆØ stato aggiornato ma anche cosƬ il Ticino nel 2021 ĆØ il cantone con la percentuale più alta di persone che vivono in deprivazione materiale e sociale. Quasi uno su dieci non riesce a soddisfare almeno cinque dei tredici bisogni indagati; in Svizzera la media ĆØ uno su venti.
Alcuni esempi: il 14% delle persone vive in famiglie con almeno un ritardo di pagamento, il doppio della media nazionale. Quasi il 30% delle persone non potrebbe affrontare una spesa imprevista di 2.500 franchi, e la stessa percentuale dichiara di non poter sostituire mobili vecchi.
Anche per quanto riguarda il rischio di povertĆ , il Ticino ĆØ al primo posto. Quasi una persona su quattro ĆØ a rischio povertĆ : oltre 80.000 persone che vivono in famiglie con redditi inferiori al 60% del reddito mediano. Di queste, oltre 38.000 vivono addirittura con un reddito inferiore al 50%. Avere un basso reddito significa correre il rischio di essere emarginati dalle attivitĆ  e dalla vita sociale.
La povertĆ  colpisce principalmente famiglie monoparentali e persone sole, disoccupati e inattivi, stranieri e persone con bassa istruzione (e pensionati). Nel Ticino, queste categorie sono probabilmente sovra-rappresentate, ma questo non basta a spiegare il triste primato del cantone. Il reddito ĆØ il fattore più importante per garantire una buona qualitĆ  della vita e, guarda caso, il Ticino ĆØ il cantone con i salari più bassi della Svizzera. E guarda caso in Ticino il tasso di deprivazione materiale e sociale delle persone che lavorano ĆØ dell’8.4%, due volte e mezzo quello nazionale (3.3%).
Lo Stato svolge un ruolo importante attraverso numerosi strumenti a sostegno dei cittadini meno fortunati. Tuttavia, non possiamo ignorare il problema. Il numero di persone che non riesce a vivere dignitosamente con il proprio salario sta aumentando, cosƬ come cresce il numero di persone costrette a cercare lavoro in altri cantoni o di anziani in pensione che emigrano perchƩ non riescono a sostenere le spese mensili.
Le risorse dello Stato non sono più sufficienti per far fronte a tutte queste sfide. Cosa fare? Il primo indispensabile passo è riconoscere il problema dei bassi salari e lavorare insieme per trovare una soluzione, coinvolgendo tutte le parti interessate, a partire dalle aziende presenti sul territorio.
I cittadini del Canton Ticino lavorano duramente, e non meritano che la loro condizione sia ignorata. Tantomeno meritano di essere il fanalino di coda della Svizzera. Meritano attenzione e serietĆ . E soluzioni.

La versione audio: Ticino: siamo sempre i più poveri