La povertà in Ticino c’è, eccome

“La povertà è definita come un’insufficienza di risorse (materiali, culturali e sociali) che preclude alle persone il tenore di vita minimo considerato accettabile nel paese in cui vivono” (UST). Nelle poche righe dell’ufficio federale di statistica comprendiamo la multidimensionalità della povertà. E per questo siamo soliti calcolare tre indicatori.
Primo, la povertà in senso assoluto che indica le persone o i nuclei familiari che vivono al di sotto di una soglia monetaria definita come minimo vitale. Nel 2020 era fissata in 2’279 CHF per una persona sola e in 3’963 per una famiglia di due adulti e due bambini.
Secondo, per ritenere l’importanza che il tessuto sociale ha nella vita degli individui si misura anche il rischio di povertà che è un concetto relativo che si basa sull’idea che se la disuguaglianza è troppo grande rispetto al resto della società difficilmente si potrà condurre una vita integrata. Così si è poveri se si guadagna meno del 60% (o del 50%) del reddito mediano.
Infine da qualche anno si parla anche di deprivazione materiale che misura l’impossibilità di acquistare alcuni beni o di svolgere determinate attività, come andare in vacanza una settimana all’anno o comprare un’automobile o un computer o ancora non poter far fronte a una spesa imprevista di 2’500 CHF.
La povertà non tocca tutti alla stessa maniera. Ci sono alcune categorie di persone maggiormente toccate. Per esempio la povertà sembra riguardare maggiormente le persone con più di 65 anni, la popolazione straniera, le persone che hanno una formazione limitata alla scuola dell’obbligo, i disoccupati, i genitori soli con figli, gli inquilini e coloro che guadagnano meno di 33’350 CHF all’anno.
Ora se rapportiamo queste caratteristiche alla popolazione del Cantone Ticino vediamo subito la sovra rappresentanza di alcune categorie. E non a caso, scopriamo che il tasso di rischio di povertà nel nostro cantone e di quasi il 25% contro una media nazionale del 15%. In Ticino una persona su quattro guadagna meno del 60% del reddito mediano.
Certo sono tante le cause, ma forse la principale rimane la fragilità del nostro mercato del lavoro. Fragilità che sempre più conduce i nostri giovani ad armarsi di tanto coraggio e tanta voglia di fare per cercare fortuna oltre Gottardo; che sempre più spinge le persone a dover fare più di un lavoro alla volta; che sempre più porta gli individui a ricorrere agli aiuti dello Stato.
Le soluzioni sono di tipo strutturale e richiedono tempo. Ma non possiamo girarci dall’altra parte e far finta di niente. Per questo ringraziamo le associazioni benefiche che cercano di dare sollievo alle persone meno fortunate che vivono nel nostro Cantone. Tra queste, ringrazio il Soccorso d’inverno Ticino per il suo lavoro e per avermi permesso di portare queste riflessioni nella loro assemblea annuale.

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Ticino: primo in classifica… per povertà e debiti

Nel 2020 abbiamo raggiunto il gradino più alto di una statistica. Peccato che sia quella che indica che il Ticino è la regione in Svizzera con il tasso di povertà più alto. Eravamo, e siamo ancora, i più poveri in Svizzera. Certo i tassi di disoccupazione ufficiali così bassi ci rincuorano. Peccato non relazionarli ai dati sulla povertà, a quelli sull’indebitamento o ancora al numero di giovani che vanno fuori Cantone per trovare lavoro. Insomma le cose non stanno così bene come alcuni preferiscono raccontare. Ma vediamo i dati nel dettaglio.
I dati sulla povertà in Ticino confermano che le cose vanno male per noi. Il tasso di povertà medio in Svizzera è dell’8.5%; in Ticino siamo al 14.5%. Significa che 1 persona su 7 vive al di sotto della soglia di povertà, fissata a 2’279 franchi al mese per una persona sola e a 3’963 franchi per un’economia domestica composta da due adulti e due bambini sotto ai 14 anni. Guardando all’evoluzione dobbiamo purtroppo constatare che le persone povere sono aumentate da 43 mila del 2019 a 50 mila del 2020. E questi dati non considerano ancora gli effetti della pandemia di due anni fa e quelli dell’inflazione di oggi.

Purtroppo questa situazione si conferma anche guardando al rischio di povertà. Le persone a rischio di povertà sono quelle il cui reddito risulta inferiore al 60% del reddito disponibile equivalente mediano in Svizzera (o al 50% dipende dal riferimento che si adotta). Insomma per semplificare se guadagnate meno del 60% di quello che guadagna il cittadino mediano (quello che vede il 50% di persone che guadagnano più di lui e il 50% che guadagnano meno) siete a rischio povertà. Purtroppo anche in questo caso il Ticino guida la classifica.
E non finisce qui. Siamo tra i primi posti per quanto riguarda la deprivazione materiale e quella grave, abbiamo le più alte percentuali di persone che vivono con difficoltà economiche, con arretrati di pagamenti e che fanno fatica ad affrontare una spesa imprevista o andare una settimana in vacanza o a consumare un pasto completo un giorno su due. Siamo i cittadini più indebitati in Svizzera: che si vada dal leasing per l’automobile agli acquisti a rate, il “ticinese” è indebitato e si indebita. Non a caso ben il 31.2% delle economie domestiche ha più di una carta di credito per adulto (la media svizzera è del 23.7%). E non solo. Siamo i primi ad avere arretrati di pagamenti sull’affitto, sulle fatture di acqua, elettricità, gas o riscaldamento e sulle imposte.
E come mai tutto questo si verifica? Certo possiamo parlare di età, di formazione, di nazionalità, dell’essere una famiglia monoparentale. Ma soprattutto non possiamo non ricordare che il Cantone Ticino è il cantone con i salari più bassi in Svizzera, salari che non solo non aumentano, ma che in alcuni casi addirittura diminuiscono. Questo è il primo punto da affrontare e risolvere.

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Il Ticino cresce, ma troppo poco

Ripropongo un articolo pubblicato dal Corriere del Ticino il 12.02.2021 che tratta del tema delle disparità tra il Cantone Ticino e il resto della Svizzera. Questa disparità anziché andare riducendosi nel corso degli anni è andata aumentando. “Una recente analisi fatta dalla Banca Cler insieme all’istituto BAK Economics mostra l’andamento dei redditi e dei patrimoni tra il 2007 e il 2017 per la Svizzera e i suoi Cantoni. Il documento è molto completo e interessante e conferma ancora una volta le difficoltà strutturali dell’economia del Cantone Ticino.
Anche se alcune voci sono in crescita, purtroppo questa è di gran lunga più bassa di quella del resto della Svizzera. Ciò ci porta inevitabilmente a vedere il divario tra noi e i cugini confederati aumentare. È come se diventassimo sempre più poveri rispetto al resto degli svizzeri. I dati sono chiari. Sia che analizziamo i redditi medi, i redditi mediani, i redditi più bassi o quelli più alti o ancora sia che analizziamo le diseguaglianze le cose non cambiano: il Ticino viaggia a una velocità ridotta rispetto al resto della Svizzera. Non stupiamoci quindi che i nostri giovani una volta finiti gli studi facciano le valigie ed emigrino oltre Gottardo. Come non dobbiamo stupirci che una volta andati all’università non tornino più indietro e mettano su famiglia altrove. Ma questo significa che il nostro Cantone invecchia e muore.
A costo di apparire controcorrente, ritengo che la risposta al problema della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione non sta nella ricerca di idee geniali dell’ultima ora per attrarre persone nuove o nell’invenzione di fantasiose politiche famigliari. La risposta deve essere una sola: supportare le aziende del nostro Paese affinché possano iniziare un processo di cambiamento epocale. Dobbiamo smettere di vestire i panni della Cenerentola della Svizzera. E in questo lo Stato deve essere presente. Vanno bene gli aiuti in questo momento di difficoltà, ma la nostra società deve essere fondata su un’economia solida e florida e non su un’economia di sostegno di breve periodo o peggio ancora assistenzialista. Questo significa che gli aiuti devono diventare forme di sostegno alla transizione, al cambiamento, di messa in rete delle attività, di riqualifica e formazione, di partnership pubblico-privato nei settori innovativi. Dobbiamo superare quelli che una volta sono stati i nostri vantaggi competitivi come la vicinanza territoriale all’Italia e la possibilità di attingere a manodopera qualificata a costo più basso. Questo ci ha portati a sviluppare un’economia intensiva di lavoro sacrificando l’innovazione.
Ora dobbiamo lavorare per avere un’economia che consenta finalmente ai nostri e alle nostre giovani di trovare lavori qualificati con stipendi dignitosi che tengano conto delle loro competenze. Dobbiamo permettere ai nostri figli e alle nostre figlie di poter vivere del proprio lavoro nel proprio Cantone. Lo Stato c’è e deve esserci sempre per sostenere i suoi cittadini e le sue cittadine, ma non deve diventare l’alternativa a un’economia sana.”
Tratto da “Corriere del Ticino” – 12.02.2021

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Il debito pubblico fa paura?

La crisi sanitaria del COVID-19 sta causando una gravissima crisi economica. Gli Stati limitano i danni aiutando le aziende e le persone. Ma questo ha un costo: deficit e debito pubblico aumenteranno. Dobbiamo avere paura del debito pubblico? Fino a che punto le politiche fiscali e quelle monetarie possono impedire licenziamenti, povertà e aumento delle disuguaglianze? E se è vero che il debito pubblico non dovrà per forza essere pagato, perché ce ne preoccupiamo così tanto? Dieci minuti per avere queste e tante altre risposte.