L’economista Amalia Mirante sottolinea il ruolo della materia: «Vanno dati strumenti per proteggersi dall’illusione dei guadagni facili»
«Non c’è guadagno senza sforzo». Ma i più giovani, forse, non lo sanno o ce l’hanno poco chiaro ed è importante spiegarglielo, anche a scuola. La frase è dell’economista Amalia Mirante, docente alla SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) per la quale il tema dell’educazione economica a scuola è utile e urgente.
Professoressa, di recente lei è intervenuta per sottolineare l’importanza di far conoscere ai più piccoli l’economia a scuola, da dove nasce questa sua convinzione?
Quando si parla di educazione economica per i ragazzi si pensa spesso al risparmio, agli investimenti o alla gestione del denaro, mentre io partirei ancora prima, da una domanda molto semplice: da dove arriva quel denaro? Arriva dal lavoro, dal tempo che richiede, dalle competenze che servono e dal valore che una persona riesce a creare con ciò che sa fare.
Credo sia importante che un ragazzo capisca presto che il denaro non appare dal nulla e che non dovrebbe diventare la misura del proprio successo. È uno strumento per vivere, scegliere, affrontare gli imprevisti, ma prima di spenderlo bisogna capire come si guadagna.
Il mio interesse per l’educazione economica nasce anche dall’insegnamento. Da anni vedo quanto spesso chiediamo alle persone adulte di prendere decisioni importanti senza aver dato loro gli strumenti per capirle davvero. Un prestito, un’assicurazione, la previdenza professionale, una busta paga o una fattura fanno parte della vita quotidiana, eppure molti arrivano all’età adulta senza aver mai affrontato questi temi in modo semplice.
Come tradurrebbe in concreto l’insegnamento di questi concetti ai bambini?
Con i bambini partirei da concetti concreti, adattati all’età: non possiamo avere tutto e quindi dobbiamo scegliere, la differenza tra bisogno e desiderio, il rapporto tra lavoro e salario, il risparmio e il consumo. In sostanza, far capire che se spendo una certa somma per qualcosa, quella stessa somma non sarà più disponibile per altro.
Crescendo si può andare più lontano e spiegare perché lavori diversi sono remunerati in modo diverso, quanto contano formazione e competenze, come funzionano imposte e contributi, che cosa significa indebitarsi.
Oggi aggiungerei anche la necessità di riconoscere le truffe dei guadagni facili. I ragazzi incontrano molto presto, soprattutto sui social, messaggi che presentano la ricchezza come qualcosa di rapido, quasi automatico, e credo sia utile dare loro qualche strumento per proteggersi. Non c’è guadagno senza sforzo.
Si potrebbe cominciare già alle elementari, con giochi, esempi e situazioni vicine alla loro esperienza. Non sono convinta che serva una nuova materia, anche perché i programmi sono già molto carichi, ma penso che nelle scuole dovrebbero esserci più occasioni per parlare concretamente di lavoro, denaro e scelte.
Ci sono attività nelle scuole che vuol mettere nella sua agenda?
Ho già insegnato anche ai più giovani e mi piace molto: ti costringono a spiegare davvero le cose e a liberarti di tanto linguaggio inutile. Lo dico sempre: quando non riesci a rendere comprensibile un concetto economico, molte volte il problema non è l’economia, ma il modo in cui la racconti.
Nel prossimo futuro mi piacerebbe continuare su questa strada, magari con incontri nelle scuole, ma c’è anche un progetto che mi accompagna da tempo e che vorrei riprendere: scrivere libri di economia facile. Ho sempre pensato a un pubblico adulto, ma chissà, magari anche ai bambini.
La divulgazione attraverso la scrittura è sempre stata una mia passione, che negli ultimi anni ho sacrificato un po’, e mi piacerebbe tornarci. Non per spiegare come si diventa ricchi, ma per raccontare con parole semplici come funzionano lavoro, denaro e scelte. E soprattutto quanto è bella l’economia!
Grazie a Carla Colmegna per l’intervista su La Provincia, 10.09.2026










