Disoccupazione in calo? Forse…

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I dati appena pubblicati dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) mostrano l’andamento del mercato del lavoro nel mese di maggio. In generale notiamo che si registra una incoraggiante diminuzione rispetto sia al mese precedente che all’anno prima. A livello nazionale parliamo di un tasso di disoccupazione del 3.1% (era del 3.3% nel mese di aprile).
Ancora meglio sembra la situazione a livello cantonale, dove addirittura si registra un tasso più basso di quello svizzero. Il dato è del 3% (era del 3.2% in aprile e addirittura del 3.9% in maggio dell’anno scorso.)
Non possiamo che rallegrarci se il numero di persone iscritte presso gli uffici regionali di collocamento è al ribasso. Tuttavia dobbiamo precisare alcuni punti che potrebbero rendere quest’analisi meno ottimista. Innanzitutto rileviamo che ancora molte aziende a livello cantonale durante il mese di maggio usufruivano dell’indennità di orario ridotto anche perché molte attività erano ancora chiuse per volere della Confederazione. E sappiamo che proprio il settore della ristorazione e quello legato agli eventi rappresentano nel Canton Ticino un importantissimo datore di lavoro. In secondo luogo non dimentichiamo che molte persone usufruiscono ancora di contributi e aiuti messi in atto dal settore pubblico per rispondere a questa crisi. Infine non possiamo omettere che le aziende del Canton Ticino hanno usufruito in maniera proporzionale più grande dei crediti Covid-19 garantiti dallo Stato. Queste considerazioni ci fanno quindi leggere il dato sulla disoccupazione in maniera più prudenziale poiché potrebbe essere un po’ “dopato” da questi fatti.
Se poi aggiungiamo che di solito c’è un ritardo tra l’andamento dell’economia e le conseguenze sul lavoro, non possiamo proprio stare tranquilli. Ricordiamo pure che il dato calcolato secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che considera tutte le persone in cerca di lavoro anche se non iscritte negli uffici di collocamento, mostra di solito un tasso di disoccupazione decisamente più elevato che arriva anche al 7%. A breve questi dati saranno disponibili.
Per completare la nostra analisi non possiamo omettere i dati che sono stati pubblicati qualche settimana fa in relazione ai posti di lavoro persi nel primo trimestre del 2021. In questo caso in Ticino abbiamo perso il 10% di tutti i posti di lavoro persi in un anno a livello nazionale. Parliamo di quasi 3000 impieghi. Analizzando i dati emerge una sofferenza importante nel settore terziario e per i posti di lavoro a tempo pieno. Un fenomeno particolare che dovrà essere monitorato è l’aumento del lavoro femminile a tempo parziale. Anche se in apparenza potrebbe sembrare una buona notizia in realtà dietro a questo dato potrebbe nascondersi un’ulteriore ottimizzazione dei costi e quindi una sostituzione di posti di lavoro dal tempo pieno al tempo parziale con le conseguenze che ben potete immaginare.
Detto questo se la situazione congiunturale sul mercato del lavoro si rivelasse positiva sarebbe sicuramente una buona notizia. Consentirebbe probabilmente di destinare tutte le risorse all’analisi dei problemi strutturali del nostro Cantone: la partenza dei giovani oltre Gottardo, le difficoltà di rientro sul mercato del lavoro delle persone con più di cinquant’anni, i salari che rimangono mediamente più bassi del 18-20% di quelli nazionali.
Decisamente il lavoro non manca… Speriamo che chi di dovere lo faccia.

La versione audio: Disoccupazione in calo? Forse

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L’Accordo Quadro: questo mistero

Mi permetto di ringraziare il giornalista Patrick Mancini e Ticinonline/20 Minuti per l’articolo sull’Accordo Quadro che può aiutare a comprendere alcuni punti critici della trattativa tra Unione Europea e Svizzera. Sotto trovate l’articolo come apparso sul portale e il servizio che strappa anche qualche sorriso.


L’accordo quadro per molti continua a essere un oggetto misterioso
Tra Svizzera e UE si gioca un match importante. Tanti non sanno di che si tratta. Il video di Tio/20Minuti.
E per chiarirci le idee abbiamo interpellato l’economista Amalia Mirante, che spiega in sintesi estrema tutto ciò che bisogna sapere sul tema del momento.
di Patrick Mancini
BELLINZONA/LUGANO – È un tema caldissimo. E se ne sentirà parlare ancora a lungo. La realtà oggettiva, però, ci indica che la maggior parte della gente comune non sa esattamente cosa sia il famoso accordo quadro tra Svizzera e Unione Europea (UE). E non sa nemmeno perché è tanto importante o quali inghippi ci siano in gioco. Lo dimostra il video realizzato da Tio/20Minuti a Bellinzona. E per aiutarci a capire meglio cosa c’è in ballo abbiamo chiesto aiuto all’economista Amalia Mirante. Semplice, sintetica e professionale.
Una questione che sembra lontana – Il video è divertente. Perché in fondo fa capire quanto certe dinamiche siano lontane, almeno in apparenza, dalla vita quotidiana di ogni singola persona. Per strada incontriamo tanta simpatia. Nominare l’accordo quadro scatena le reazioni più disparate. C’è chi sostiene di non averlo mai sentito nominare e chi resta in silenzio davanti al microfono. Poi spunta anche qualcuno che ha le idee in chiaro.
Oltre gli accordi bilaterali – Mirante cerca di mettere il campanile al centro del villaggio. «L’accordo quadro è un insieme di tanti accordi. Concretamente dovrebbe consentire di superare la staticità degli accordi bilaterali che abbiamo stipulato in passato con l’UE. In sintesi non ci sarebbe più bisogno ogni volta di rinnovare ogni singolo accordo bilaterale».
I primi problemi – Belle intenzioni. Ma poi iniziano i problemi. Secondo l’UE la libera circolazione non riguarderebbe più solo i lavoratori. Bensì tutti i cittadini. «Inoltre le norme e le regole scelte dall’UE poi varrebbero automaticamente anche per la Svizzera. Verrebbe bypassato il nostro DNA legato alla democrazia semi diretta. Siamo abituati a votare su qualunque cosa. Se l’UE e la Svizzera non sono d’accordo su una legge, chi decide? La Svizzera non accetta che sia l’UE a decidere su determinati aspetti fondamentali».
Mercato del lavoro meno protetto – Mirante aggiunge: «Un altro punto in discussione riguarda la protezione del mercato del lavoro. L’UE ritiene che tutte quelle regole che proteggono i lavoratori residenti debbano essere abolite». Una pretesa piuttosto pesante. L’impasse attuale è dovuta anche a questo. «C’è poi la questione degli aiuti di Stato. Lo Stato non potrebbe più aiutare le aziende. Dovremmo abolire le banche cantonali, ad esempio».
La cittadinanza europea – Il tema più dibattuto resta un altro. «Quello della cittadinanza europea. Significa che tutti i cittadini europei (lavoratori) avrebbero poi diritto al nostro sistema di prestazioni assistenziali».
Interessi per entrambe le parti – Impensabile per il Consiglio federale. Così come è impensabile che i rapporti tra i due partner si interrompano. «Non è nell’interesse di nessuna delle due parti». Le trattative fino a questo momento sono state tra i big della politica. Questo spiega, parzialmente, il motivo per cui molti cittadini comuni ignorano ancora cosa sia l’accordo quadro. «La popolazione non è stata coinvolta direttamente. Anche perché non si sa neanche se il popolo dovrà esprimersi o meno in materia».
Tanti nodi da sciogliere – Una cosa è certa: i nodi da sciogliere sono parecchi. E secondo gli specialisti non è detto che si arrivi alla fatidica firma. Anzi. L’accordo quadro potrebbe anche saltare definitivamente. In quel caso si proseguirebbe verosimilmente con la via dei bilaterali.
Fonte: Ticinonline/20 minuti – 14.05.2021

Fonte: https://www.tio.ch/ticino/attualita/1510179/ue-accordo-quadro-svizzera-video