Draghi: la politica si inginocchia di fronte all’economia

Pensavo che non avrei mai detto che la caduta di un governo in Italia sarebbe stato un bene, eppure oggi devo ricredermi. Tutti noi sappiamo che la stabilità politica in primis e la stabilità economica a seguire sono fattori essenziali per la crescita di un paese. E proprio affinché questi due fattori si possano autoalimentare verso l’alto, ritengo che debbano essere autonomi l’uno dall’altro e gestiti da persone diverse. Così i governi per essere espressione della più grande delle organizzazioni che la democrazia devono essere dei governi eletti dai cittadini e dalle cittadine.
Poi però può succedere che un Paese che dalla sua nascita non riesce a trovare pace politicamente, si trovi nel bel mezzo di una crisi epocale. Nelle storie a lieto fine la crisi diventa lo stimolo per tirare fuori il meglio di se stessi e trasformare le difficoltà da freno a fattore di sviluppo. Non è andata così in Italia. Purtroppo, il miracolo non è stato indotto dall’interno. Il miracolo è piovuto sotto forma di miliardi di euro da Bruxelles. Il PIL italiano nel 2020 dovrebbe attestarsi attorno ai 1’650 miliardi di euro, mentre il debito pubblico dovrebbe aumentare a oltre 2’600 miliardi. Il rapporto debito/PIL salirà dal 135% del 2019 al 158% (per capirci questo significa che se volessimo ripagarlo dovremmo destinare tutta la produzione di 1 anno e 7 mesi). Quindi 220 miliardi di fondi aggiuntivi alla spesa pubblica rappresentano davvero una cifra enorme, il 13% del PIL.
Un appunto al governo Conte può essere mosso: purtroppo sin dall’inizio non ha mostrato la capacità di comprendere la grandezza di questa immissione di denaro pubblico, come non è stato in grado di riconoscere i propri limiti nella possibilità di gestire un evento tanto eccezionale. Il governo Conte con umiltà avrebbe dovuto rivolgersi a tecnici per indirizzare l’operato del Paese in un momento così importante. Nessun accademico, nessun imprenditore, nessun uomo o donna di economia avrebbe detto di no alla partecipazione del più grande investimento della storia italiana. Eppure, ed è questo forse l’unico rimprovero che muovo a questo governo, non c’è stata l’umiltà di comprendere che la politica in quel momento necessitava dell’aiuto di tecnici. Il governo è caduto, l’accordo per un Conte-Ter non c’è stato e Mattarella ancora una volta da grande uomo di Stato che è, ha individuato una figura tecnica, autorevole e che soprattutto infonde certezza. Non dobbiamo farci abbagliare dall’entusiasmo delle borse o dalla riduzione dello spread (che altro non è che la differenza tra il tasso di interesse che deve pagare la Germania sui suoi debiti rispetto a quello che paga l’Italia) perché non devono mai essere i mercati a scegliere i governi. Tuttavia, non possiamo non vedere che il mondo intero ha salutato l’arrivo di Draghi in maniera entusiasta.
Il curriculum di quest’uomo parla da sé, ma forse il gesto che più ha segnato la sua leadership è stato il momento in cui ha salvato l’euro e forse la stessa Unione Europea nel lontano 26 luglio del 2012. Quel giorno Draghi è entrato nella storia. Il presidente della Banca Centrale Europea ha dato un messaggio chiaro, diretto e credibile che ha bloccato la speculazione contro il debito delle nazioni. “La BCE è pronta a fare tutto quel che è necessario per preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza”. “Whatever it takes” è stato il motto di un grande generale. E proprio di un grande generale pare ora aver bisogno l’Italia che contro ogni più rosea aspettativa darà la piena fiducia e il pieno appoggio a questo nuovo condottiero che speriamo porti l’Italia al successo utilizzando le sue capacità tecniche, ma ricordandosi sempre che la democrazia deve fare il suo corso.

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Fonte: ItaliaOggi

Cara Italia, così non va… L’Unione Europea e i suoi funzionari non dormono mai

L’Unione Europea e i suoi funzionari non dormono mai. Ed eccoli, rapidamente richiamare l’Italia al rispetto delle regole comunitarie. Ma facciamo un passo indietro per capire bene quello di cui stiamo parlando.
L’Italia lancia il Cashback di Stato (magari potevano trovare un nome in italiano…) per incentivare l’uso dei pagamenti digitali. Non che il governo attualmente in carica sia un sostenitore della tecnologia, ma sicuramente questa tracciabilità consente in parte di provare a porre un freno all’evasione. Per farla semplice se pagate in maniera tracciabile i vostri acquisti, quindi con carte di credito e debito e app di pagamento, potete ricevere un rimborso pari a 150 euro nel mese di dicembre e a 300 euro per l’anno prossimo. Inoltre il sistema consente di premiare i cittadini che faranno più transazioni con un rimborso aggiuntivo. Per non farsi mancare nulla, e forse personalmente questa terza parte la avrei evitata, l’Italia ha anche pensato di associare a questo progetto una lotteria nazionale per consumatori ed esercenti.
Orbene, la Banca centrale europea, non ha atteso molto a ricordare all’Italia che fa parte del mercato unico e che il loro tentativo di arginare il nero, rappresenta una violazione alla libera concorrenza, tanto cara all’Unione Europea. Insomma, oltre a consultarsi preventivamente con la Banca Centrale Europea all’Italia viene rimproverato il fatto di favorire un mezzo di pagamento a favore di un altro (il digitale a scapito del contante) e di non avere prova che questa misura serva a contrastare l’evasione fiscale.
Personalmente ritengo che l’Italia abbia cercato di ottenere i famosi due piccioni con una fava: incentivare una dichiarazione più veritiera delle cifre d’affari riducendo il nero e sostenere i consumatori. Ora, davvero una Nazione sta facendo del male ai suoi cittadini se li sostiene in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo?
E soprattutto, è davvero necessario che la Svizzera entri sempre più in questo meccanismo di presunto libero mercato che allontana dai bisogni e dalla protezione dei propri cittadini? A voi, come sempre il giudizio…

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