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Il vaso di Pandora (papers) è stato aperto: non chiudiamo gli occhi!

Dopo i Panama papers del 2016, i Paradise papers del 2017 arrivano oggi i Pandora Papers. E non ci riferiamo al dolce natalizio che tutti noi mangeremo tra qualche mese.
Il nome ci porta nella mitologia greca. Zeus donò a Pandora, prima donna mortale, un vaso chiuso che non avrebbe mai dovuto aprire. Pandora non resistette a lungo alla curiosità e quando scoperchiò il vaso uscirono tutti i mali del mondo: malattie, dolori, sofferenza, cattiveria invasero la vita degli uomini.
Questa inchiesta giornalistica fa lo stesso: “scoperchia” migliaia di persone ricche che hanno sfruttato il sistema per non pagare le tasse. Non ci stupisce che tra queste ci siano veri e propri boss della camorra; un po’ di più ci rattrista la presenza di alte cariche politiche, sportivi e personaggi legati al mondo dello spettacolo. Ma vediamo un po’ qual è il segreto per risparmiare (semplifichiamo la questione per farci capire).
Supponiamo che io sia una ex-prima ministra britannica e che voglia comprare un edificio per uffici a Londra. Legittimo, ci mancherebbe. Si aprono due possibilità. Primo, faccio come tutti gli altri cittadini, compero lo stabile e pago le tasse previste. Secondo, mi rivolgo al mio consulente di fiducia: lui mi suggerisce di comperare una società offshore (extraterritoriale) che comprerà per me lo stabile. Ma perché dovrei fare questa doppia operazione? Semplice la società offshore è una società finta. È stata creata dalla filiale di una rinomata e famosissima società internazionale che però ha scelto come base della filiale un paradiso fiscale, magari che so, le Isole vergini britanniche. Orbene, in questo paradiso fiscale non è necessario conoscere l’identità dei proprietari delle società che sono autorizzate a fare affari all’estero pagando piccolissime imposte. Quindi, ricapitolando, così facendo, io ex-prima ministra britannica risparmio centinaia di migliaia di sterline di tasse (si stima ca. 400 mila franchi). Centinaia di migliaia di sterline di tasse che sottraggo al paese di cui sono stata prima ministra. Incredibile, vero? Sembra una storia inventata. Peccato che parrebbe essere quanto fatto da Tony Blair nel 2017. Ed è in buona compagnia. Il re Abdullah di Giordania, un ministro dell’economia olandese, un presidente del Montenegro, del Cile e uno della Repubblica Dominicana. Julio Iglesias, Shakira, Elton John, Claudia Schiffer… Insomma, non manca nessuno.
Il lavoro condotto da questi 600 giornalisti di 150 testate internazionali di 117 nazioni ha scoperchiato il vaso. Dal 1996 al 2020, 14 “rispettabilissime” società internazionali hanno aperto migliaia di uffici e filiali in paradisi fiscali che a loro volta hanno aperto migliaia di società anonime messe a disposizione di banche, consulenze e studi legali per i loro ricchi clienti che compravano castelli, yacht, terreni senza pagare un centesimo. Vere e proprie fabbriche di aziende fantasma create per eludere il fisco.
Ma non dimentichiamo una cosa. La giovane Pandora non ha dato al mondo degli umani solo il male; quando ha riaperto il vaso una secondo volta è uscita la speranza.
E anche noi speriamo che ora si smetta di chiudere gli occhi e che finalmente si facciano leggi chiare e che chi le viola, paghi il giusto. La speranza si alimenta con la giustizia.

La versione audio: Il vaso di Pandora (papers) è stato aperto: non chiudiamo gli occhi!
Fonte: https://fiabesogniemozioni.forumfree.it/?t=48211758

Cara Italia, così non va… L’Unione Europea e i suoi funzionari non dormono mai

L’Unione Europea e i suoi funzionari non dormono mai. Ed eccoli, rapidamente richiamare l’Italia al rispetto delle regole comunitarie. Ma facciamo un passo indietro per capire bene quello di cui stiamo parlando.
L’Italia lancia il Cashback di Stato (magari potevano trovare un nome in italiano…) per incentivare l’uso dei pagamenti digitali. Non che il governo attualmente in carica sia un sostenitore della tecnologia, ma sicuramente questa tracciabilità consente in parte di provare a porre un freno all’evasione. Per farla semplice se pagate in maniera tracciabile i vostri acquisti, quindi con carte di credito e debito e app di pagamento, potete ricevere un rimborso pari a 150 euro nel mese di dicembre e a 300 euro per l’anno prossimo. Inoltre il sistema consente di premiare i cittadini che faranno più transazioni con un rimborso aggiuntivo. Per non farsi mancare nulla, e forse personalmente questa terza parte la avrei evitata, l’Italia ha anche pensato di associare a questo progetto una lotteria nazionale per consumatori ed esercenti.
Orbene, la Banca centrale europea, non ha atteso molto a ricordare all’Italia che fa parte del mercato unico e che il loro tentativo di arginare il nero, rappresenta una violazione alla libera concorrenza, tanto cara all’Unione Europea. Insomma, oltre a consultarsi preventivamente con la Banca Centrale Europea all’Italia viene rimproverato il fatto di favorire un mezzo di pagamento a favore di un altro (il digitale a scapito del contante) e di non avere prova che questa misura serva a contrastare l’evasione fiscale.
Personalmente ritengo che l’Italia abbia cercato di ottenere i famosi due piccioni con una fava: incentivare una dichiarazione più veritiera delle cifre d’affari riducendo il nero e sostenere i consumatori. Ora, davvero una Nazione sta facendo del male ai suoi cittadini se li sostiene in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo?
E soprattutto, è davvero necessario che la Svizzera entri sempre più in questo meccanismo di presunto libero mercato che allontana dai bisogni e dalla protezione dei propri cittadini? A voi, come sempre il giudizio…

La versione audio: Cara Italia, così non va… L’unione Europea e i suoi funzionari non dormono mai
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