Quando a dettare le regole sono gli altri La travagliata storia dei rapporti Svizzera-USA

Oggi i rapporti tra Stati Uniti e Svizzera sono tra i più tesi di sempre. Ma non è una novità assoluta: i due Paesi condividono valori comuni, certo, ma questo non li ha mai messi al riparo da crisi ricorrenti, anzi. Le tensioni maggiori arrivano sui temi della neutralità, di economia internazionale o sui temi finanziari.
Uno dei primi scontri importanti risale alla Seconda guerra mondiale. La Svizzera applicò una politica di tolleranza zero contro chiunque violasse il suo spazio aereo: che fossero gli Alleati (Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica) o le potenze dell’Asse (Germania, Italia, Giappone). Questo portò ad abbattere diversi aerei statunitensi e alla morte di circa una quarantina di aviatori alleati. Ma anche gli Stati Uniti colpirono: nell’aprile del 1944 durante il bombardamento di Sciaffusa uccisero tra i 40 e 60 civili svizzeri.
Dopo qualche decennio di calma apparente, le tensioni tornano negli anni 90 quando si scoprì che alcune banche svizzere custodivano molti depositi appartenenti a vittime dell’Olocausto. La pressione diplomatica di Washington e della comunità ebraica fu tale da costringere la Svizzera ad allentare il segreto bancario e creare ingenti fondi di compensazione.
Quel segreto bancario, sopravvissuto a lungo, ricevette il colpo definitivo nel 2009, quando in piena crisi finanziaria, gli Stati Uniti citarono in giudizio UBS ottenendo i dati di quasi 52’000 americani con conti in Svizzera.
Sul fronte commerciale il gelo risale al 2006 quando i negoziati per un accordo di libero scambio naufragarono per divergenze in materia agricola e sugli organismi geneticamente modificati.
E arriviamo al presente: il 7 agosto 2025 l’amministrazione Trump annuncia dazi fino al 39% su molte esportazioni svizzere, in particolare nei settori come orologeria, cioccolato, macchinari di precisione. La tariffa è la più alta mai applicata a un paese sviluppato. L’atto viene percepito come punitivo e il danno potenziale alle esportazioni è significativo. Tanto è stato scritto sull’incapacità diplomatica e politica svizzera e su questa non torneremo.
Come se non bastasse, è di pochi giorni fa un’altra grana: gli Stati Uniti negano di aver mai accettato un prezzo fisso per l’acquisto degli F-35 che Berna riteneva di aver già concordato. Il risultato è che se la Svizzera vorrà gli aerei dovrà accettare un aumento compreso tra i 650 milioni e 1,3 miliardi di franchi rispetto ai 6 miliardi stimati inizialmente.
Questa non è e non sarà la prima né l’ultima volta che Berna e Washington si trovano ai ferri corti. Le tensioni, come in passato, verranno superate. Ma non illudiamoci: la piccola Svizzera non ne uscirà vincitrice. Inutile pensare di essere potenti: in uno scontro così asimmetrico, il campo da gioco, le regole e perfino il pallone appartengono all’avversario.

Pubblicato da L’Osservatore, 16.08.2025

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