Migros: alcool sì, alcool no?

Alcool: sì o no? Sembra una votazione di molti anni fa eppure è la decisione che dovranno prendere i soci della cooperativa Migros. La storia di questa azienda che opera nel settore del commercio al dettaglio dovrebbe essere uno dei casi aziendali trattati in tutte le nostre scuole. In effetti la sua storia è veramente affascinante e tocca tantissimi aspetti economici, ma anche culturali e sociali. Tutto ha inizio con un’idea di Gottlieb Duttweiler, un uomo che oggi definiremmo un imprenditore illuminato. Nel 1925 decide di tentare la strada del commercio, ma anziché farlo in maniera tradizionale copia quanto già avviene negli Stati Uniti. Compra i cinque camion Ford modello T e con questi si recherà nelle più importanti piazze dei paesi per vendere i prodotti a prezzi più bassi del 10-30% rispetto a quello dei concorrenti. Evidentemente portando in giro la spesa si riesce a ridurre i costi fissi legati ai negozi e ai venditori. L’assortimento all’inizio non è grande, solo sei prodotti: caffè, sapone, riso, grasso di cocco, zucchero e pasta. Ma mano che passano gli anni il numero di camion aumenta e anche i negozi. Questo non significa che sia stato facile, anzi. Come prescrivono i casi da manuale, la nostra Migros deve scontrarsi contro l’ostilità degli altri commercianti che non si fermano di fronte a nulla e arrivano persino a utilizzare le leggi per impedire a questo nuovo concorrente di portare via clientela. Non solo. La maggioranza dei negozianti “tradizionali” impedisce ai fornitori di vendere prodotti a Migros. Anziché scoraggiarsi Duttweiler inizia ad acquistare direttamente delle fabbriche e a produrre prodotti destinati alla vendita esclusiva per Migros. Così, nel 1928 compra la fabbrica di mosto di Meilen. È proprio in questo momento che il patron di Migros dichiara che non produrrà vino poiché il prezzo basso a cui potrebbe venderlo potrebbe indurre le persone ad aumentare il consumo. La stessa scelta sarà fatta per il tabacco.
Non abbiamo il tempo di raccontare tutta l’evoluzione che ha fatto questa azienda tuttavia segnaliamo come sia sempre stata un’azienda innovativa, coraggiosa, all’avanguardia. Anche sul fronte ambientale e sociale quest’azienda è ritenuta una pioniera.
Non a caso nel 1941 il suo titolare trasforma la società anonima in cooperativa. E proprio in nome dell’essere una cooperativa i suoi soci saranno chiamati a votare se permettere la vendita di alcolici nei negozi Migros. Le cifre dicono che le vendite di alcool sono un mercato importante. Nel 2020 in Svizzera ognuno di noi ha bevuto 31.5 l di vino, 52.8 di birra e 3.8 di bevande spiritose (dati in linea con quelli europei). Dei quasi 30 miliardi di franchi incassati come cifra d’affari dal commercio al dettaglio ben 2.6 miliardi entrano grazie alle bevande alcooliche (circa il 9%). A titolo di paragone in frutta spendiamo 1.8 miliardi, in verdura 2.3 e in carne 5.4. Paragonando le cifre di mercato con la quota di mercato di Migros è ragionevole supporre che questa nuova attività potrebbe generare tra 1 e 2 miliardi di franchi all’anno.
Vedremo cosa decideranno di fare i soci nelle prossime settimane, anche se pensiamo che la decisione non dipenderà tanto dalle questioni economiche. Pensiamo che a pesare siano da una parte i valori tradizionali dell’azienda e dall’altra la praticità di trovare tutto nello stesso supermercato.

Un pensiero riguardo “Migros: alcool sì, alcool no?

  1. Duttweiler un grande che in una manifestazione ruppe i vetri del palazzo federale…non dimentichiamolo salvo’ anche la ferrovia del Generoso…personalmente niente alcool anche per rispetto di quello che ha prodotto.

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