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Due settimane di guerra

Sono passate esattamente due settimane dalla sconsiderata aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina. Le conseguenze in termini umanitari sono drammatiche e sotto gli occhi di tutti. Più difficile comprendere quali saranno quelle dal punto di vista economico. Persino per gli addetti ai lavori è difficile seguire e comprendere la portata delle sanzioni occidentali messe in atto contro la Russia. Russia che da qualche giorno a questa parte sta rispondendo cercando da una parte di tutelare l’economia nazionale e dall’altra di inferire qualche colpo ai nemici.
Il blocco delle transazioni della Banca centrale impedisce alla Russia di utilizzare le sue riserve in valuta straniera accumulate negli anni passati probabilmente proprio per sopperire a crisi del genere. Per farla semplice è come se la vostra banca vi bloccasse i vostri conti in euro o in dollari. Nel caso della Russia si parla di un valore di oltre 640 miliardi di dollari. Questo ha sicuramente causato un duro colpo alle finanze nazionali. L’esclusione dal sistema di comunicazioni bancarie Swift oltre ad aver paralizzato il settore bancario russo, sta causando enormi problemi a tutte le aziende interne, ma anche a quelle estere che intrattengono relazioni d’affari con questo paese. E mai avremmo immaginato nel mondo occidentale di vedere ville e imbarcazioni lussuose essere sequestrate senza che prima ci sia un processo o un grado di giudizio. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo che questo fa un po’ a pugni con il nostro senso di proprietà privata e tutela della stessa. Il divieto di esportazione in Russia di tecnologie militari, microprocessori e macchinari per la raffinazione e la fornitura del petrolio ha dal canto suo lo scopo di mettere in seria difficoltà questi settori. La notizia poi di qualche giorno fa che gli Stati Uniti hanno bloccato le importazioni di gas e petrolio in realtà ha più un impatto mediatico che non effettivo: gli Stati Uniti importavano una piccola quantità di queste risorse e per di più si sono tutelati prima nei confronti di altri fornitori.
Oltre alle sanzioni ufficiali, quello che è impressionante è la condanna unanime dell’economia privata. Da quando è scoppiato il conflitto ogni giorno aziende multinazionali che hanno fatto della delocalizzazione e della globalizzazione la loro forza annunciano la chiusura dei loro stabilimenti in Russia o il divieto di vendita dei loro prodotti.
Dal canto suo la Russia sta cercando di contrastare il crollo del valore della sua moneta aumentando i tassi di interesse e vietando l’uso delle monete estere. In aggiunta cerca di causare qualche fastidio ai nemici vietando a sua volta l’esportazione di alcuni beni; nella realtà probabilmente questa misura non causa molti grattacapi.
Ma è un altro il quesito che si pongono in molti. Perché la Russia continua a vendere il gas e il petrolio all’Europa e perché l’Europa continua a comperare queste risorse dalla Russia? Non ci piacciono quasi mai le spiegazioni semplici, eppure spesso sono quello corrette. La Russia continua a vendere perché ha bisogno di soldi per la sua guerra e l’Europa continua a comperare perché ha bisogno di energia per i suoi cittadini e le sue aziende. Probabilmente questo scambio come capita sempre nel mercato andrà avanti ancora per un po’. Almeno fino a quando una delle tue parti, non troverà o un nuovo compratore (la Cina) o un nuovo fornitore. Questo secondo caso decisamente più difficile.

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La Guerra è tornata in Europa

La reazione occidentale per ora ruota intorno all’idea di sanzioni economiche che alzino il costo della guerra per la Russia. Sappiamo, e lo abbiamo visto proprio con la fase di preparazione dell’invasione russa, che le sanzioni economiche non dissuadono uno Stato sovrano che ha deciso di attaccarne un altro.
Mi addolora l’insistenza di molti commentatori sulle conseguenze economiche della guerra. Anziché contare su leader politici e grandi strateghi, abbiamo l’impressione di avere a che fare con contabili (con il massimo rispetto per i contabili). La strategia messa in atto finora di minacciare e di attuare sanzioni economiche nei confronti della Russia non ha impedito l’aggressione.
E da quarantott’ore a questa parte la narrazione dei fatti sul terreno è punteggiata di dati economici e finanziari. Certo, le borse mondiali crollano: e ci mancherebbe, i conflitti armati sono quanto di più pericoloso e nocivo per gli individui. Qualche volta sembra che dimentichiamo che il sistema economico è stato creato al servizio degli uomini e delle donne e che non ha nessuna ragione di esistere senza di loro. L’incertezza lo abbiamo sempre detto è il peggior nemico dell’economia e non credo ci sia nulla di più instabile che un periodo in cui si vive una guerra.
E che dire delle stime che ogni paese sta facendo delle sue relazioni commerciali con la Russia? Davvero scopriamo solo ora la stretta interdipendenza globale tra le nazioni?
Leggiamo dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari legati al grano e ai cereali, come pure di quelli legati ai prodotti energetici e in particolare al gas e al petrolio. Verissimo, probabilmente le famiglie dei ceti medi bassi vedranno ulteriormente ridursi il loro potere d’acquisto. Come stava già accadendo da mesi, ma ora abbiamo un nemico più facilmente identificabile.
Ci preoccupiamo dell’aumento del valore dei beni rifugio, come l’oro, e nel nostro caso, il franco svizzero. Sicuramente potrebbero esserci conseguenze per le nostre esportazioni, ma non saranno queste le difficoltà peggiori che vivremo se il conflitto va avanti.
Non credo che ci sia un solo esempio nella storia che dimostri l’efficacia delle sanzioni economiche al cospetto della brama di potere. Eppure, le grandi potenze mondiali in questo momento paiono avere solo questa freccia al loro arco. Forse perché le altre frecce utilizzabili implicherebbero un allargamento catastrofico del conflitto. Spero di sbagliarmi, ma ho forti dubbi che le sanzioni servano ad arginare Putin. Temo che mettere in ginocchio l’economia di un Paese e con essa i suoi cittadini non sia lo strumento che possa fermare questa guerra, anzi. Alimenteranno la narrazione vittimistica di Putin dando a posteriori una giustificazione di cui il leader russo non ha nemmeno bisogno.
Tratto da L’Osservatore del 26.02.2022

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