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L’economia nel nuovo anno fra ottimismo e prudenza

Come stanno le principali economie industrializzate? Ci sarà qualche bel regalo sotto l’albero di Natale o i pacchi resteranno vuoti?

I dati sull’inflazione, nonostante un leggero aumento a novembre, restano rassicuranti. Negli Stati Uniti l’indice dei prezzi al consumo su base annua è salito al 2.7%, nell’Eurozona al 2.3%, mentre in Svizzera si attesta allo 0.7%. Questi ultimi sono ben lontani dai picchi del 3.5% dell’agosto 2022 o del 3.4% di febbraio 2023.

L’ottimismo sui prezzi ha spinto la Banca Nazionale Svizzera (BNS) e la Banca Centrale Europea (BCE) a ridurre i tassi di interesse di riferimento. La BCE ha tagliato di 0.25 punti percentuali, portandoli tra il 3% e il 3.4%. La BNS ha invece sorpreso con una diminuzione di 0.5 punti, fissando il tasso allo 0.5%. Questa mossa potrebbe anche mirare a frenare la forza del franco svizzero, ancora troppo elevata per non penalizzare le esportazioni e il turismo. Alcuni analisti non escludono un ritorno ai tassi negativi entro la fine del prossimo anno, anche se è bene rimanere prudenti, considerata la volatilità del contesto economico globale. Anche la Federal Reserve, attesa alla sua prossima riunione, potrebbe seguire questa tendenza di ribasso.

Se i cittadini possono beneficiare dei tassi più bassi, i dati sulla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) lasciano meno spazio alla soddisfazione. Negli Stati Uniti, il PIL del terzo trimestre ha registrato un solido +2.8%, confermando la ripresa dell’economia americana. L’Eurozona e la Svizzera, invece, arrancano: il PIL europeo è aumentato di appena lo 0.4%, mentre quello svizzero si ferma a un modesto +0.2%.

Per il 2025, le previsioni non sono molto migliori: l’Unione Europea dovrebbe crescere attorno all’1.1%, mentre la crescita Svizzera è attesa tra l’1.1% e l’1.5%. Il quadro resta fragile, influenzato da fattori come i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, i rincari energetici e le tensioni commerciali, che continuano a gravare sulle economie occidentali.

Sul fronte occupazionale, il terzo trimestre mostra una certa stabilità. L’occupazione europea è cresciuta dello 0.2% su base trimestrale, mentre in Svizzera l’aumento su base annua è stato dello 0.3%. Tuttavia, non mancano segnali di allarme: il tasso di disoccupazione è tornato a salire sia negli Stati Uniti sia in Svizzera nell’ultimo mese.

Tirando le somme, cosa possiamo augurarci per questo periodo natalizio? In uno scenario ideale, i consumatori potrebbero ritrovare fiducia, contribuendo a sostenere i consumi. Ma è evidente come l’incertezza economica e il costo della vita spingano molti a una maggiore prudenza. Auguriamoci che il 2025 porti una ventata di ottimismo e un ritorno a condizioni economiche più favorevoli. Del resto, il periodo delle festività dovrebbe essere un’occasione per guardare al futuro con un pizzico di speranza.

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Pubblicato da L’Osservatore – 14.12.2024

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Speriamo che Natale arrivi in fretta…

La Banca centrale europea ha deciso di ridurre di altri 25 punti base il tasso di interesse di riferimento. È la terza volta negli ultimi quattro mesi che l’istituzione bancaria europea prende questa decisione. Anche questa volta la manovra era ampiamente attesa e così non c’è stata nessuna sorpresa quando è stato dato l’annuncio della riduzione del tasso al 3.25%. Questo è il tasso che la Banca centrale europea paga sui depositi delle banche secondarie.

A differenza delle ultime conferenze stampa, questa volta però la presidente Christine Lagarde è stata piuttosto cauta rispetto alle decisioni che saranno prese nei prossimi mesi. Nelle sue dichiarazioni ha affermato che la BCE si aspetta nei prossimi mesi un leggero aumento dell’inflazione che però diminuirà per raggiungere l’obiettivo del 2% nel corso dell’anno prossimo. Per quanto riguarda l’efficacia della politica monetaria restrittiva attuata nell’ultimo anno, la presidente non ha dubbi: le scelte sono state ottime.

Qualche dubbio in più lo abbiamo noi, non tanto sull’efficacia della politica restrittiva, quanto piuttosto sul fatto che la diminuzione dei prezzi a cui stiamo assistendo sia in parte anche causata da un rallentamento congiunturale che potrebbe diventare preoccupante nei prossimi mesi. 

In effetti, una gran parte delle economie avanzate ha rivisto al ribasso le previsioni sull’andamento del prodotto interno lordo per quest’anno e anche parzialmente per l’anno prossimo. I segnali di un rallentamento dei consumi delle famiglie ci sono, nonostante la discesa dei prezzi dovrebbe al contrario favorirli. Le aziende, in risposta a questo andamento dei mercati, iniziano a tirare il freno sugli investimenti produttivi, causando a loro volta una riduzione della domanda. D’altra parte, è chiaro che, anche in caso di recessione, l’intervento dello Stato non potrà essere molto incisivo. Il livello del debito pubblico globale inizia a spaventare. Anche le istituzioni internazionali hanno messo in guardia dai disordini mondiali a cui si potrebbe andare incontro nel caso in cui la situazione sfuggisse di mano.

Non vogliamo di certo essere pessimisti, e ci mancherebbe! Tuttavia, non possiamo non pensare che se l’entusiasmo del Natale arrivasse un pochino prima quest’anno, forse anche l’economia potrebbe tirare un sospiro di sollievo.

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Il Natale degli Invisibili

Il periodo di Natale è molto bello e rilassante per chi ha una famiglia vicino e può passarlo con persone care. E per chi non ha preoccupazioni economiche eccessive.
Molti invece vivono male queste feste perché hanno perso qualcuno e mai come a Natale la mancanza si fa sentire.
Altri ancora, e sono tanti, sono confrontati con difficoltà economiche che diventano particolarmente dolorose in questi giorni sfavillanti di luci, con l’abbondanza ostentata nelle vetrine.
Secondo l’Ufficio federale di statistica, oltre 770 mila persone vivono in povertà nel nostro paese. E oltre a loro ci sono quasi altrettante persone che vivono con il minimo indispensabile. Sono quasi un milione e mezzo di persone per cui il Natale è un problema nel problema. E anche in Ticino la situazione è molto difficile. Nel 2020 oltre 50 mila persone erano povere e altrettante a rischio di povertà.
Ancora di recente i media hanno parlato dell’aumento delle mense dei poveri nel nostro cantone. Perché quando si parla di povertà si parla anche “semplicemente” del fatto di riuscire a mettere qualcosa sotto i denti.
Una parte della popolazione pensa di mettersi a dieta subito dopo le feste. Un’altra parte penserà a come mangiare qualcosa questa sera.
Le disuguaglianze ci sono nel nostro paese, eccome. Sono spesso nascoste ai nostri occhi e diventa tabù anche solo il fatto di parlarne.
Sicuramente il modello economico svizzero è un modello di successo ma molte persone sono lasciate indietro, non ce la fanno, vivono ai margini e non sono nemmeno presenti nel dibattito pubblico. Sono a tutti gli effetti invisibili.
Molte altre persone, pur non essendo povere secondo la definizione ufficiale, hanno difficoltà notevoli a far quadrare i conti. Per loro, una spesa inattesa può essere un problema enorme. Vivono, queste persone, in una situazione continua di incertezza: la congiuntura attuale rischia di farne cadere molti sotto la temuta soglia della povertà “ufficiale”.
Sono cittadine e cittadini come noi, che non seguono i dibattiti politici perché hanno smesso di aspettarsi qualsiasi cosa. La politica non si occupa di loro perché spesso non votano da anni, quando ne hanno il diritto. Eppure esistono e diventano più numerosi in periodi di crisi economica e aumenti dei prezzi.
Non facciamoci ingannare dai dati appena pubblicati. Se nel 2021 le persone che hanno chiesto gli aiuti sociali non sono aumentate è solo perché erano in vigore ancore le misure speciali di sostegno a causa della pandemia. Ora che queste misure sono finite vediamo che i fallimenti delle aziende aumentano e con essi i licenziamenti e la povertà.
A Natale qualcuno si sente in obbligo di porgere un pensiero caritatevole. Altri fanno un vero e grande lavoro di assistenza e vicinanza. Ma per il resto dell’anno, di questo iceberg non si vede nemmeno la punta.
E sappiamo quanto siano pericolosi gli iceberg, non solo per le navi ma anche per una società che si racconta come opulenta e soddisfatta ma nasconde sotto la superficie ciò che non corrisponde a questa narrazione.
Occuparsi di questa parte della società è essenziale per chi prende decisioni. Così come cercare di affrontare i meccanismi che producono la povertà, specialmente oggi, alla vigilia di un’epoca economicamente difficile e politicamente instabile.

Versione audio: Il Natale degli Invisibili

Sotto l’albero? Le previsioni del KOF

Anche quest’anno il KOF ci fa il suo regalo e mette sotto l’albero di Natale le previsioni economiche. Il KOF, che è il centro di ricerche congiunturali del politecnico federale di Zurigo, ci presenta i dati per il 2023 e per il 2024.

In generale constatiamo che a livello mondiale il Prodotto Interno Lordo (PIL), che ricordiamo è un indicatore del valore della produzione di beni e servizi e in un certo senso anche del benessere economico, mostra segni di rallentamento rispetto alla crescita del 2021 (anno post-Covid) e del 2022.
In effetti, il PIL mondiale nel 2023 aumenterà dello 0.5%, quello dell’Unione Europea e degli Stati Uniti dello 0.3% e quello cinese del 4.5%. Il PIL in Svizzera invece crescerà dell’1% (senza conteggiare l’effetto degli avvenimenti sportivi internazionali). La crescita dipenderà anche l’anno prossimo dal consumo privato (+2%), dagli investimenti (+1.3%) e dalle esportazioni (+2.1%). La spesa pubblica, come era prevedibile dopo anni di grandi interventi, si ridurrà del 2.9%. Detto questo però dobbiamo fare alcune considerazioni. Primo: le previsioni dicono che il settore delle costruzioni soffrirà (-0.7%), mentre terranno gli investimenti in macchinari e beni strumentali (2.3%). Siamo dispiaciuti per il settore delle costruzioni, ma la situazione poteva essere più preoccupante se a mostrare un andamento negativo fosse stato il settore dei macchinari. In effetti, questo settore indica il sentimento degli imprenditori. Se si aspettano un andamento positivo e quindi di aumentare le vendite, aumenteranno le spese in macchinari necessari per produrre. Se invece hanno un sentimento negativo, non sostituiranno nemmeno i macchinari che diventano vecchi oppure che si rompono. Secondo: anche il settore del commercio estero non ci fa dormire sonni troppo tranquilli. In effetti, la crescita sia dei beni che dei servizi venduti all’estero appare piuttosto ridotta rispetto agli anni passati. Questo dipende dalla situazione economica degli altri Paesi: se ci sono difficoltà economiche, non compreranno i nostri prodotti. Ma anche le importazioni sono da monitorare. Ricordiamo che la Svizzera non ha grandi materie prime per cui per produrre necessita di comperare dal resto del mondo materiali e prodotti semilavorati. Per questa ragione se le importazioni rallentano significa che produrremo meno e che quindi esporteremo meno.

Ma perché gli economisti sono ossessionati dall’analisi del prodotto interno lordo? Semplice perché dietro al prodotto interno lordo ci sono i concetti di produzione, occupazione e reddito. Se il PIL non aumenta a sufficienza, vuol dire che non bisogna produrre. Se non bisogna produrre, le aziende non hanno bisogno di dipendenti E questo significa licenziamenti. Senza un lavoro non si ha un reddito. Questo implica per lo Stato due fatti: da una parte aumentano le spese per le assicurazioni sociali (per esempio l’assicurazione disoccupazione), dall’altra parte si riducono le entrate (se si riduce il reddito si pagano meno imposte).
Sappiamo che il PIL deve crescere a un livello tale da compensare l’aumento della forza lavoro e l’aumento del progresso tecnologico. Se questo avviene il tasso di disoccupazione rimane stabile. Guardando i dati del 2023 e del 2024 possiamo dire che fortunatamente l’impatto sul mondo del lavoro sarà contenuto.

Tutte queste previsioni però si avvereranno a patto che si verificheranno le condizioni immaginate dal KOF: un’inflazione contenuta, un approvvigionamento energetico garantito e la fine dei lockdown legati alla pandemia.

Che dire a questo punto? Beh, caro Babbo Natale potresti fare in modo che le previsioni del KOF si avverino?

Versione audio: Sotto l’albero? Le previsioni del KOF
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