Abbiamo sentito parlare tanto di istruzione in queste ultime settimane in Ticino. Abbiamo sentito politici, sindacalisti, associazioni di genitori. Peccato non aver sentito chi la scuola la fa, dalla mattina alla sera, anno dopo anno, allievo dopo allievo. E peccato non aver sfruttato quest’occasione per elogiare il nostro sistema duale. La collaborazione tra imprese e scuole è forse il principale fattore di successo della Svizzera
E invece in queste settimane abbiamo sentito parlare di giovani privati della possibilità di eccellere a causa dei livelli nelle scuole medie; di giovani indirizzati verso scelte di serie B, riferendosi al mondo professionale. Ma spesso queste narrazioni d’impatto, più che narrarci la realtà sono rappresentazioni ideologiche che vedono solo negli studi universitari una forma di successo.
La realtà è un’altra. Ogni anno 1’400-1’500 ragazzi e ragazze che finiscono la quarta media in Ticino scelgono di seguire una formazione professionale di base attraverso una scuola a tempo pieno oppure in parallelo al lavoro in azienda (apprendistato). E di loro si occupano oltre 1’400 docenti e centinaia di aziende attive in tutti i settori economici. Un mondo intero.
Un mondo che ora dovremmo iniziare a valorizzare con maggior convinzione; un mondo a cui dare il giusto merito e riconoscimento. I ragazzi e le ragazze che decidono di entrare nel mondo del lavoro o di scegliere le scuole professionali meritano il nostro sostegno e appoggio. Eppure verso di loro, soprattutto in Ticino, abbiamo un atteggiamento critico. Il resto della Svizzera sembra al contrario sostenere, accompagnare e incoraggiare i suoi giovani “professionisti” anche dopo la fine della formazione. Il mercato del lavoro li cerca, li vuole e li premia. Come deve essere: dietro alla loro formazione c’è studio, fatica e disciplina esattamente come i loro compagni e compagne che hanno scelto formazioni di cultura generale.
Questo purtroppo non sembra accadere in Ticino. Probabilmente la causa principale è la fragilità del mercato del lavoro ticinese. E allora perché non concentrare le nostre risorse e i nostri sforzi in questa direzione? Stipendi bassi, maggiore precarietà, minori opportunità potrebbero spingere i genitori a ricercare nella formazione accademica più certezza per i loro figli.
Ma la certezza, al contrario, dobbiamo dargliela noi offrendo la migliore formazione possibile e le più ampie competenze ottenibili.
Forse dovremmo smettere di interrogarci “su livelli sì, livelli no” e iniziare a parlare di livelli “come”: con quali obiettivi? I risultati sono all’altezza degli obiettivi prefissati? Le risorse sono sufficienti per questi obiettivi?
Se ci avviciniamo a problemi come questi lasciando da parte lo spirito da tifoseria, forse faremo un favore a tutti, soprattutto alla scuola.
Tratto da L’Osservatore del 29.01.2022

