Per misurare le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, gli economisti utilizzano un indicatore chiamato indice di Gini, dal nome dello statistico italiano Corrado Gini che lo elaborò nel 1912. Il suo funzionamento è piuttosto semplice: l’indice assume un valore compreso tra 0 e 100. Se tutti gli abitanti di un Paese avessero lo stesso reddito, il valore sarebbe zero. Se invece tutto il reddito fosse concentrato nelle mani di una sola persona, il valore sarebbe cento. Naturalmente, nella realtà ci troviamo sempre tra questi due estremi. Più l’indice è elevato, maggiori sono le differenze nella distribuzione dei redditi.
È importante precisare che l’indice di Gini non misura il livello dei redditi, ma la loro distribuzione. Un Paese con redditi medi elevati può presentare maggiori disuguaglianze rispetto a uno con redditi più bassi. L’indice di Gini misura le distanze tra i redditi, non quanti soldi le persone hanno effettivamente a disposizione.
Il 23 ottobre Eurostat ha pubblicato i dati aggiornati relativi al 2025. Nell’Unione europea l’indice di Gini è passato da 29,4 a 29,2, segnalando una lieve riduzione delle disuguaglianze. Le differenze tra i Paesi rimangono tuttavia importanti. La Slovacchia registra il valore più basso, 23, seguita dal Belgio con 23,4 e dalla Repubblica Ceca con 24. All’altro estremo troviamo la Bulgaria con 37,7, la Lettonia con 35,6 e la Lituania con 35,5.
L’Italia presenta un indice di 31, in diminuzione rispetto al 32,2 del 2024. Anche la Svizzera registra un miglioramento: secondo gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2024, l’indice è sceso da 31,5 a 31. In entrambi i Paesi le disuguaglianze rimangono comunque superiori alla media europea.
Per comprendere questi dati occorre considerare che Eurostat misura la distribuzione del reddito disponibile delle famiglie, vale a dire il reddito dopo le imposte e i trasferimenti sociali, tenendo conto della composizione del nucleo familiare. Le prestazioni sociali e il sistema fiscale svolgono quindi un ruolo importante nel ridurre le differenze generate dalla distribuzione iniziale dei redditi.
Le disuguaglianze dipendono però anche da altri fattori: il livello di formazione, le possibilità di accesso al mercato del lavoro, le differenze salariali e le opportunità di avanzamento professionale. Per questo motivo, le politiche redistributive rappresentano soltanto una parte degli strumenti disponibili.
Un ultimo esempio aiuta a capire che cosa ci dice l’indice di Gini e, soprattutto, che cosa non ci dice. La Slovacchia presenta una distribuzione dei redditi molto più egualitaria della Svizzera, con un indice di 23 contro 31. Eppure, il reddito disponibile mediano degli svizzeri, anche tenendo conto delle differenze nel costo della vita, è quasi il doppio di quello degli slovacchi.
Questo significa che una distribuzione più uniforme dei redditi non corrisponde necessariamente a un maggiore benessere economico. Si può essere relativamente uguali nella povertà, così come si può vivere in una società più disuguale ma con redditi mediamente più elevati. E non abbiamo dubbi su quale sarebbe la vostra scelta…




