Le cose sul fronte dei prezzi sembrano andare bene. E questo nonostante il leggero aumento generalizzato dell’inflazione durante il mese di dicembre. Nell’Eurozona i prezzi sono aumentati del 2.9% rispetto a un anno prima quando a loro volta avevano registrato un incremento di ben il 9.2%. Vediamo subito come la corsa dell’inflazione si sia effettivamente ridotta. Scopriamo anche che rispetto ai mesi precedenti di novembre e ottobre quando i prezzi avevano mostrato una decrescita (rispettivamente di -0.5% e -0.2%), Natale ha portato con sé un leggero aumento (+0.2%). Niente di allarmante anche se purtroppo dobbiamo constatare che ancora una volta è stata la voce del cibo, bevande alcoliche e tabacchi a mostrare l’incremento più grande (+6.1%). In generale le nazioni europee hanno mostrato questo andamento, con l’Italia che ha chiuso l’anno con un’inflazione media di +5.7%. Questo dato appare decisamente più elevato di quello svizzero che ha segnato un rincaro annuo medio del 2.1%, in discesa rispetto al +2.8% del 2022, ma molto più alto dello 0.6% del 2021. Sappiamo che in questo caso la composizione dell’indice dei prezzi al consumo e il franco forte spiegano queste importanti differenze tra la Svizzera e le nazioni europee.
Visti i dati sui prezzi, si giustifica la decisione della Banca centrale europea (BCE) di qualche giorno fa di mantenere i tre tassi di interesse di riferimento inalterati (dal 4% al 4.75%). Qualche analista molto ottimista si aspettava una riduzione che tuttavia non dovrebbe avvenire a breve date le dichiarazioni fatte dalla Presidente Christine Lagarde. In effetti, lei stessa ha voluto mettere l’accento sul fatto che i tassi rimarranno tali “per tutta la durata necessaria”. E non sembra che il famoso 2% di limite soglia per dichiarare la stabilità dei prezzi sarà raggiunto a breve.
Discorso diverso invece potrebbe farlo la Federal Reserve (FED) che si riunirà per decidere il 30-31 gennaio. In questo caso, forse anche a causa del clima che diventa sempre più sensibile alle elezioni presidenziali, potremmo aspettarci delle sorprese. La Banca d’Inghilterra invece nella sua riunione del 3 febbraio, tranne dati favorevolmente positivi dell’ultima ora, dovrebbe mantenere i tassi stabili. E noi? E noi non ci preoccuperemo fino al 21 marzo quando è prevista la riunione della Banca Nazionale Svizzera.
E allora tutto bene? Beh, non proprio. La Germania proprio in questi giorni ha confermato che il suo prodotto interno lordo (PIL) nel 2023 si è ridotto dello -0.3%, manifestando difficoltà generali nell’industria manifatturiera ma anche in quella chimica. In aggiunta gli scioperi e le proteste non sembrano dare pace a questa nazione che non ha ancora ripreso la sua crescita dalla fine della pandemia. Ma nemmeno il resto d’Europa può stare tanto tranquillo perché le proteste del mondo agricolo, confrontato con nuove regole e limitazioni per ridurre l’impatto sul clima delle loro attività, si stanno diffondendo in molte nazioni. L’agricoltura non è contraria alla transizione ecologica, ma chiede aiuto, sostegno e soprattutto fondi per realizzarla. Richieste che al momento paiono cadere nel vuoto a Bruxelles.

