Le banche centrali e il dilemma dell’inflazione

L’inflazione persiste. Purtroppo. I segnali che sono arrivati alle banche centrali nelle ultime settimane non sono bastati a rallentare gli incrementi dei tassi di interesse. Per il momento solo la Federal Reserve (FED) ha fermato la corsa decidendo di lasciarli tra il 5% e il 5.25%. Sottolineiamo “per il momento” perché la FED ha già precisato che altri aumenti sono all’orizzonte, causando la reazione negativa di Wall Street. Non nascondiamo che questo annuncio a noi pare inutilmente dannoso: il tasso di inflazione americano è sì ancora elevato, ma dà segnali di rallentamento. In effetti, in maggio i prezzi sono aumentati del 4% (4.9% in aprile). Si è ancora lontani dal famoso 2%, tasso che la teoria economica individua come limite per poter parlare di stabilità dei prezzi, ma forse ora bisognerebbe dare il tempo alla politica monetaria di espletare i suoi effetti e di valutare quelli che peseranno sull’economia reale.

Chi non poteva decidere diversamente invece è stata la Banca d’Inghilterra, che ha annunciato un aumento dei tassi di 50 punti portandoli al 5%. D’altronde il tasso di inflazione pubblicato poche ore prima non lasciava molte speranze: l’indice dei prezzi al consumo si è confermato ancora in maggio all’8.7% e, fatto ancora più grave, il tasso dell’inflazione core (lo zoccolo dell’inflazione che non calcola i prezzi variabili come quelli dei generi alimentari freschi e dell’energia) è addirittura aumentato dal 6.8% al 7.1%. Quindi niente da fare per la Banca d’Inghilterra che si è trovata le mani legate.

Chi a nostro avviso invece avrebbe potuto decidere più liberamente e diversamente è la Banca Nazionale svizzera (BNS). Il nostro tasso di inflazione è fortunatamente molto più basso di quello europeo: in maggio l’indice dei prezzi segnava +2.2% (in aprile il tasso era del 2.6%). Tuttavia la preoccupazione dovrebbe essere per cosa succederà al potere d’acquisto dei cittadini nei prossimi mesi. Gli aumenti degli affitti, la crescita dei tassi di interesse sulle ipoteche o ancora i prezzi energetici ci renderanno più poveri. A questo aggiungiamo un peggioramento delle previsioni di crescita, che avranno probabilmente effetto anche sui salari. Magari si poteva evitare un ulteriore aumento.

E chiudiamo con la Turchia, dove la situazione è ancor più drammatica. Dopo mesi di politiche economiche non convenzionali che hanno visto la riduzione dei tassi di interesse dal 19% all’8.5% in un contesto di inflazione crescente, la banca centrale ha ora operato un radicale cambiamento aumentando i tassi di 650 punti base al 15%. È un tasso enorme in apparenza. In apparenza perché se lo paragoniamo a quello dell’inflazione, ancora al 40%, si ridimensiona. Ma purtroppo non si ridimensiona la drammaticità del potere d’acquisto dei cittadini di questo Paese.

Tratto da L’Osservatore del 24.06.2023

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Forza Svizzera! E forza alle altre “Cenerentole” degli Europei!

Questa sera si disputeranno i quarti di finale che vedono coinvolte due nazioni da noi amate: la Svizzera e l’Italia. Per entrambe tiferemo a squarciagola.

Detto questo, segnaliamo che questi europei finora sono stati gli europei delle sorprese: le piccole Cenerentole del calcio stanno regalando grandi sogni. Eh sì, perché come avviene in generale nello sport, ci piace pensare che in campo tutti abbiamo le stesse opportunità di vincere e che il risultato non dipende da quanto siamo ricchi o potenti. Eppure anche nello sport come nella vita le differenze ci sono e le disuguaglianze pure. Vediamole.

Grazie alle statistiche pubblicate da Transfermarkt che è un sito che si occupa di informazioni calcistiche possiamo scoprire quale è il valore di mercato delle nazionali e capire perché le piccole Cenerentole ci fanno sognare. L’Inghilterra è la nazionale più preziosa: la somma del valore di mercato dei suoi giocatori è di ben 1.3 miliardi di euro (ca. 1.4 miliardi di franchi svizzeri). Il suo giocatore più caro è Harry Kane che vale 120 milioni di euro. Cioè se voi voleste comperarlo per la vostra squadra di calcio, dovreste sborsare questa cifra. Ma è la Francia che può vantare il giocatore più prezioso di questi Europei che è Kylian Mbappé che vale ben 160 milioni di euro. Sì, proprio quel Mbappé che ha sbagliato l’ultimo rigore decisivo con la Svizzera e che ha consentito alla nostra Cenerentola di passare il turno e qualificarsi per gli ottavi. Per onestà di cronaca dobbiamo dire che la “povera” Svizzera che vale “solo” 283 milioni di euro contro i francesi ha giocato la partita del secolo meritandosi questo risultato. E a proposito di questa partita epocale Forbes si è divertita a paragonare le due squadre. E così ci dice che il valore dell’intera formazione svizzera scesa in campo era l’equivalente di quello del solo campione francese o che il valore dei calciatori che hanno tirato i rigori per la Grande Nazione era di quasi 300 milioni di euro, 6 volte quello della Confederazione. Ma questa differenza economica non è bastata a far pendere l’ago della bilancia dalla parte del più ricco. Come non è bastata nel caso dell’incontro tra l’Olanda che vale 637 milioni di euro e la Repubblica Ceca che vale meno di un terzo (197 milioni).

E torniamo ai nostri quarti di finale. Se la partita tra Italia e Belgio rappresenta un incontro tra ricchi (764 milioni la prima e 670 la seconda), il contrario vale per la Svizzera che dovrà vedersela con la Spagna (283 milioni contro 915) e ancora di più con l’Ucraina tra le più povere del torneo (197 milioni) che si scontrerà con il miliardo e trecento milioni dell’Inghilterra.

Ma le partite non si giocano solo con i miliardi e questo torneo finora ci ha mostrato che sognare non costa nulla. Per cui speriamo che la mezzanotte non suoni ancora per le nostre belle Cenerentole e che possano andare avanti a gustarsi il ballo a palazzo reale.

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