Questa settimana sono stata ospite di Banca Migros, che ringrazio, per parlare delle prospettive economiche per la Svizzera. Dopo aver presentato le stime della crescita del prodotto interno lordo delle principali economie come gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Cina, abbiamo parlato delle previsioni per l’economia svizzera. Come tutti sappiamo la nostra nazione è fortemente connessa alle economie avanzate del resto del mondo, sia in termini di esportazioni che in termini di importazioni. È per questo che leggere le notizie positive degli Stati Uniti sicuramente ci rallegra. Al contrario, siamo molto meno felici di leggere che la crisi in Germania perdura. Ne abbiamo parlato più volte, tuttavia ora si vedono concretamente gli effetti sull’industria tedesca della dipendenza dal gas russo. Ricordiamo che dopo l’attacco all’Ucraina parte della comunità internazionale ha deciso di introdurre sanzioni contro la Russia. Tra queste, le più importanti sul fronte dell’approvvigionamento energetico sono state i divieti di importare petrolio e gas. L’industria tedesca dipendeva fortemente da questa fonte energetica che riusciva ad ottenere ad un prezzo molto più basso rispetto a quello che deve pagare oggi per comperare gas liquido e altre fonti. In aggiunta, la crisi economica fa rallentare anche l’implementazione degli investimenti per la produzione di energia pulita. Se alle difficoltà economiche aggiungiamo il vuoto politico lasciato dalla precedente cancelliera Angela Merkel la situazione non può che apparire ancora più preoccupante. Anche per noi, visto che la Germania è il nostro principale partner commerciale, sia per le esportazioni che per le importazioni.
A queste situazioni specifiche si aggiungono una serie di fattori di rischio esterni e interni.
La crisi in Medio Oriente, il perdurare del conflitto in Ucraina, le difficoltà di approvvigionamento e gli aumenti dei prezzi delle fonti energetiche, la possibile crisi immobiliare in Cina, la migrazione in forte crescita e il ritorno dell’allarme terrorismo in Europa, rendono il contesto geopolitico internazionale molto incerto e instabile. E l’incertezza e l’instabilità portano da una parte gli imprenditori a non investire e dall’altra i consumatori a essere più prudenti e a risparmiare.
A questo dobbiamo aggiungere nel caso dei cittadini svizzeri gli aumenti dei premi cassa malati, gli aumenti degli affitti, gli aumenti dell’energia, l’aumento dell’Iva e gli aumenti dei prezzi in generale che non si fermeranno il prossimo anno. Purtroppo anche per l’anno prossimo gli aumenti salariali, dove ci saranno, non compenseranno l’aumento del costo della vita e questo porterà inevitabilmente alla riduzione del potere d’acquisto. Questo significa concretamente che le persone potranno consumare di meno. Se si consuma di meno, si deve produrre di meno, il che significa licenziamenti, riduzione di reddito, mancato gettito per lo Stato e aumento delle prestazioni sociali. Insomma, non proprio delle buone prospettive.
E il Ticino? Purtroppo le prospettive non sono molto buone. Quasi tutti i settori economici prevedono mesi difficili. Ad eccezione del commercio al dettaglio che può contare sull’arrivo delle festività, meno ottimisti sono il settore del turismo, quello finanziario, quello industriale e quello delle costruzioni. In questo caso, ricordiamo che la crisi oramai dura da diversi trimestre.
Insomma, le previsioni non sono di certo ottimiste. Speriamo che anche questa volta, come spesso accade, gli economisti si sbaglino.

