Economario

Concetti difficili in parole semplici

Commercio estero

Bilancia commerciale: registra all’attivo le esportazioni di beni e al passivo le importazioni di beni. La differenza fra i valori fornisce il saldo della bilancia commerciale che ci dà importanti informazioni sulla quantità e sulla qualità dei beni scambiati con l’estero.

Bilancia dei servizi e dei redditi: include il turismo, le assicurazioni private, le operazioni relative al commercio di transito, i trasporti, le poste e telecomunicazioni, e altri servizi (licenze, brevetti, ecc.). Per quanto riguarda i redditi dobbiamo tenere conto dei redditi del lavoro (comprende il reddito dei frontalieri, ecc.) e i redditi dei capitali. È in attivo dal 1960 in Svizzera.

Bilancia dei trasferimenti unilaterali: rappresentata da flussi finanziari che non originano un corrispondente movimento di merci e servizi. Tali trasferimenti possono essere privati (es. redditi non spesi in Svizzera dai lavoratori stranieri) o pubblici (i contributi versati dalla Svizzera a organismi internazionali e le spese sostenute da tali enti all’interno della Svizzera)

Bilancia dei redditi (in francese), delle partite correnti (per l’Italia) o current account (in inglese): è la bilancia che somma i saldi della bilancia commerciale, dei beni e dei servizi, e dei trasferimenti unilaterali. In fondo è la bilancia più importante perché dà una misura della competitività economica internazionale di una nazione. Gli Stati Uniti, sin dal 1980 hanno questa bilancia molto negativa; mentre Giappone e Germania si situavano sul versante opposto. Salvo per qualche anno iniziale, dal 1970 la Svizzera ha progressivamente aumentato la sua capacità di penetrazione nei mercati esteri. E questo a fronte di una continua e forte rivalutazione del franco svizzero fin dal 1971.

Bilancia dei movimenti di capitale (o bilancia in conto capitale): comprende tutti i trasferimenti di valuta effettuati al fine di compiere un investimento in un paese straniero (gli investimenti finanziari, nel caso in cui i cittadini di un paese acquistano titoli emessi da stranieri; gli investimenti diretti, nel caso in cui un cittadino di un paese acquisti proprietà industriali o commerciali direttamente all’estero)

Bilancia delle divise o delle riserve monetarie: indica il saldo monetario della bilancia dei pagamenti che si riferisce all’insieme delle operazioni di parte corrente e di movimenti di capitali. In questa bilancia vengono registrate le variazioni delle attività e delle passività delle istituzioni che svolgono la funzione di far bilanciare i conti con l’estero (Banca nazionale in Svizzera).

Consumi: di solito nella statistica si parla del consumo delle economie domestiche. È la categoria più importante del prodotto interno lordo; ne rappresenta il 50-55%. La spesa riguarda generi alimentari, bevande, vestiti, scarpe, trasporti, spese per la cultura, il ristorante, la scuola, l’alloggio… insomma, tutto quello che spendiamo per comperare beni e servizi. In Svizzera la spesa per consumi delle famiglie nel 2019 è stata di circa 380 miliardi di franchi (PIL: 730 miliardi). Si dice che è la parte più stabile del PIL perché in ogni caso, anche quando le cose vanno male. dobbiamo consumare beni di prima necessità; insomma, per vivere dobbiamo mangiare. Il consumo dipende principalmente dal reddito, ma non solo. La nazionalità, l’età, il numero di figli, lo stato civile, la lingua e persino la religione possono influenzare il carrello della spesa. Se nel tempo i consumi cambiano, la produzione di un paese si adatta modificando la struttura economica e in alcuni casi generando la disoccupazione strutturale.

Debito pubblico: è una grandezza che si misura in un momento preciso, per esempio al 31 dicembre. È la somma degli avanzi e dei deficit accumulati fin dalla nascita di uno Stato. È quanto lo Stato deve ai suoi creditori (banche, casse pensioni o individui-obbligazionisti). Per esempio il debito pubblico della Svizzera è la somma degli avanzi e dei deficit dal 1291 a oggi (anche se nella realtà la contabilità pubblica come la conosciamo non è nata nel 1291). In generale la somma dei deficit dei periodi di crisi è maggiore ai risultati positivi dei periodi di buona congiuntura e per questo a lungo termine il debito pubblico nella maggior parte delle nazioni aumenta.

Deficit pubblico: si chiama anche disavanzo. Solitamente si calcola durante l’arco di un anno, per esempio dal 1 gennaio al 31 dicembre. È la differenza negativa tra le entrate e le uscite dello Stato. La parte più grande delle entrate dello Stato è rappresentata dalle entrate fiscali (imposte sulle persone, sulle aziende, sui consumi, tasse, …). Le uscite sono le spese che lo Stato sostiene per svolgere i compiti che gli assegnano i cittadini (sanità, istruzione, infrastrutture, sussidi alle persone più bisognose, …). Quando le entrate sono superiori alle uscite si parla di avanzo pubblico. 

Disoccupazione: In generale, la disoccupazione si riferisce alle persone che stanno attivamente cercando un lavoro senza riuscire a trovarlo. Il concetto varia da nazione a nazione per cui facciamo attenzione quando guardiamo i dati. La Svizzera è un esempio di metodi diversi di calcolo: esistono i della Segreteria di Stato dell’Economia (SECO) e quelli dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

Disoccupazione ai sensi della Segreteria di Stato dell’Economia (SECO): si tiene conto solo dei disoccupati iscritti presso gli uffici regionali di collocamento (URC). Il numero è quindi la somma precisa delle persone registrate. Si contano le persone che lavorano meno di 6 ore a settimana, che sono iscritte agli URC, in cerca di lavoro e subito disponibili.

Disoccupazione ai sensi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO): la stima si basa su sondaggi telefonici fatti circa a 30’000 persone a trimestre. Si stimano le persone che lavorano meno di 1 ora a settimana che sono in cerca di lavoro e subito disponibili.

Disoccupazione da insufficienza di domanda: si verifica quando il livello di produzione potenziale massima di beni e servizi è diverso da quello della domanda di beni e servizi. Se il mio sistema occupando tutte le persone e i macchinari può produrre 10 sedie e 5 tavoli, i consumatori dovranno comprare 10 sedie e 5 tavoli. In caso contrario ci sarebbe disoccupazione. Si dice che la domanda (PIL) deve aumentare almeno di un tasso che copra l’aumento della popolazione e il progresso tecnologico. Vediamo perché. Nel 2020 ci sono 5 lavoratori che anche grazie ai macchinari producono 2 sedie e 1 tavolo a testa; quindi in totale la produzione che garantisce il pieno impiego è di 10 sedie e 5 tavoli. Se la domanda è di 10 sedie e 5 tavoli non c’è nessun disoccupato. Nel 2021 arriva un nuovo lavoratore. Affinché tutti possano lavorare è necessario che la domanda cresca della produzione che può fare questo lavoratore: quindi di 2 sedie e 1 tavolo. La domanda totale deve essere nel 2021 di 6×2= 12 sedie e 6×1= 6 tavoli. Ora supponiamo che grazie alla scoperta di un nuovo macchinario i nostri 6 lavoratori sono in grado di raddoppiare la produzione: 4 sedie e 2 tavoli a testa. In totale 6×4= 24 sedie e 6×2= 12 tavoli. Se la domanda rimanesse ferma a 12 sedie e 6 tavoli avremmo il posto di lavoro solamente per 3 lavoratori e gli altri sarebbero disoccupati. Se la domanda sale a 24 sedie e 12 tavoli tutti invece avrebbero un posto di lavoro. Ecco spiegato perché il PIL (la domanda di beni e servizi) deve crescere per compensare l’aumento della popolazione e il progresso tecnologico: semplicemente per non avere disoccupazione da domanda.

Disoccupazione frizionale: si verifica quando ci sono dei lavoratori che volontariamente o semi- volontariamente lasciano un lavoro per cercarne uno migliore. Questo è per esempio il caso di colui o colei che, a causa del trasferimento del coniuge in un’altra città, è obbligato a dare le dimissioni dal proprio lavoro e a cercarsene un altro nel nuovo luogo di residenza. O ancora del tempo che trascorre tra la fine degli studi e l’ottenimento di un lavoro. Questa disoccupazione è difficilmente controllabile e dipende dal tipo di società, dalla mobilità sociale, professionale e geografica della manodopera.

Disoccupazione strutturale: si verifica quando l’offerta di manodopera nelle professioni non coincide con la domanda: per esempio in Ticino potremmo avere bisogno di 100 elettricisti/e, mentre abbiamo 100 avvocati/e. Ci sono diverse ragioni perché questo può avvenire. Certe professioni, soprattutto nei settori tecnologicamente avanzati e nuovi, richiedono una lunga preparazione professionale e necessitano di un certo periodo di avviamento. Altre professioni godono di un prestigio sociale notevole per cui l’offerta tende a superare la domanda. O ancora certe professioni tendono a scomparire più in fretta di altre e la riqualificazione della manodopera pone grossi problemi. In generale la disoccupazione strutturale è difficile da risolvere. Uno dei migliori modi per cercare di contenerne le conseguenze disastrose consiste nel mettere in atto i cosiddetti programmi di riqualificazione professionale oppure nell’introduzione del numero chiuso per professioni specifiche.

Disoccupazione tecnologica: si può verificare con l’introduzione di processi produttivi maggiormente intensivi di capitale e meno di manodopera. Tecnicamente affinché si verifichi è necessario che la domanda aggregata non aumenti allo stesso livello della produttività e il numero di posti di lavoro generati dalla produzione delle nuove macchine risulti inferiore ai posti di lavoro risparmiati.

Elasticità: misura la sensibilità di un bene rispetto a un’altra variabile. Indica la variazione della quantità consumata di un bene rispetto alla variazione di un’altra variabile, che può essere il prezzo, il reddito, il prezzo di altri beni. Anche se il risultato è un numero di solito negativo, perché tendenzialmente all’aumentare del prezzo, diminuisce la quantità, in realtà non si tiene conto del segno (si parla del valore assoluto). Questo numero consente di classificare i beni e di fare importanti riflessioni sul loro consumo, sia per le aziende che per i consumatori. Per esempio se scopro che i miei clienti sono molto sensibili alla variazione del prezzo, cercherò di non aumentarlo perché altrimenti potrei perdere tutti i clienti. Approfondiamo l’elasticità.

Elasticità della domanda: è la relazione tra la quantità domandata e il prezzo di un bene. In questo caso misuriamo la variazione percentuale della quantità consumata di un bene rispetto alla variazione percentuale del prezzo. Intuitivamente ci si aspetta che all’aumentare del prezzo la quantità domandata diminuisca, ma non sempre è così. L’elasticità dipende da tanti fattori, tra cui la possibilità di avere dei beni sostituti (se ce ne sono tanti sarà bassa), dalla quota di reddito che destiniamo a questi beni (se la quota è ridotta sarà bassa) e dall’orizzonte temporale (più bassa nel breve periodo).
Per esempio se il valore è uguale a 0 si parla di domanda inelastica e questo significa che la quantità domandata non varia al variare del prezzo. Quindi anche se il prezzo aumenta di tanto, la quantità consumata del bene non cambia. Questo succede per esempio con alcuni farmaci (pensate all’insulina per i diabetici).
Se invece il valore è uguale a 1 significa che se aumenta il prezzo del 10% il consumo si ridurrà anch’esso del 10% (sembra ciò che accade per il vino negli Stati Uniti).
Se invece il valore è maggiore a 1 significa che la quantità consumata è molto sensibile alla variazione del prezzo. Per cui se aumenta il prezzo del 10%, il consumo si ridurrà di più del 10% (sembra ciò che accade per le bevande gassate; ecco perché i produttori preferiscono ridurre la quantità e non aumentare i prezzi).

Elasticità incrociata: è la relazione tra la quantità domandata di un bene e il prezzo di un altro. In questo caso misuriamo la variazione percentuale della quantità consumata di un bene rispetto alla variazione percentuale del prezzo di un altro bene.
Per esempio se il valore è uguale a 0 si parla di beni indipendenti. Il consumo di un bene non dipende per niente dal consumo di un altro. Nella tabella sotto vediamo che se il prezzo dei libri aumenta, la quantità di mele consumata non cambia.
Se il valore è minore di 1 si parla di beni complementari. Il consumo di un bene dipende dal consumo di un altro e quindi il prezzo di quest’ultimo lo influenza. In questo caso se il prezzo della benzina aumenta probabilmente l’acquisto di automobili diminuisce.
Se il valore è maggiore a 1 si parla di beni sostitutivi. Il consumo di un bene dipende dal consumo di un altro, ma nel senso che all’aumentare del prezzo del bene, io aumenterò il consumo di un altro bene che lo sostituisce. In questo caso se il prezzo del burro aumenta, l’acquisto di burro diminuisce, ma aumenta quello di margarina.

Elasticità al reddito: è la relazione tra la quantità domandata di un bene e il cambiamento nel reddito dei consumatori. In questo caso misuriamo la variazione percentuale della quantità consumata di un bene rispetto alla variazione percentuale del reddito. In generale un aumento del reddito comporta un aumento della quantità domandata di bene, ma non è così per tutti. In effetti, al variare del reddito, il nostro carrello della spesa cambia. In questo caso manteniamo il segno del numero per cui troveremo risultati positivi e negativi.
Per esempio se il valore è compreso tra 0 e 1 si parla di beni normali. Un aumento del reddito causa un aumento della quantità domandata. Bisogna sottolineare che tendenzialmente la quantità domandata di questi beni aumenta fino a un certo livello del reddito, superato il quale resta pressoché costante. In altri termini il consumo di questi beni non aumenta indefinitamente, ma raggiunge un livello di saturazione.
Se il valore è minore di 0 si parla di beni inferiori. La quantità domandata diminuisce all’aumentare del reddito perché tendenzialmente si sostituisce il consumo di questi beni con beni più costosi. Pensiamo alla pasta o alle patate.
Se il valore è maggiore a 1 si parla di beni di lusso. La quantità consumata aumenta all’aumentare del reddito. Questo succede per esempio con i gioielli, le vacanze, i viaggi, le automobili di lusso.

Inflazione: il continuo accrescimento del livello generale dei prezzi. Questo fenomeno riduce il valore della moneta e il potere di acquisto.
Conosciamo diverse tipologie di inflazione.
• Inflazione strisciante: a differenza di quello che potrebbe suggerirci la parola, l’aumento dei prezzi è sì continuo, ma contenuto (2-3%) e controllabile

• Inflazione galoppante: l’aumento dei prezzi è continuo ed elevato. Il tasso annuo di inflazione è superiore al 7-9%, con raggiungimento anche del 15-20%. Il valore della moneta e quindi il potere di acquisto si riduce notevolmente. La moneta viene tenuta solo per il tempo degli acquisti giornalieri (aumenta la velocità di circolazione)

• Iperinflazione: l’aumento dei prezzi è continuo ed elevatissimo. Il tasso annuo di inflazione è superiore al 20%, con raggiungimento anche di tassi a 3 cifre. Il valore della moneta si riduce talmente tanto da prediligere la valuta estera.

Inflazione da domanda: si verifica quando la domanda globale di beni e servizi è superiore alla capacità produttiva potenziale del sistema economico. La capacità produttiva potenziale è quella che garantisce il pieno impiego dei fattori produttivi. In questo punto non c’è disoccupazione delle persone né sottoccupazione dei macchinari. Questa inflazione da domanda può avvenire per diverse ragioni. Vediamone alcune.

  • La variazione del risparmio dei consumatori. Per diverse ragioni il consumatore può improvvisamente decidere di ridurre il risparmio e aumentare il consumo. Un esempio è quello legato alle guerre. Durante la Seconda guerra mondiale a causa del razionamento e del controllo dei prezzi si era creato tantissimo risparmio, specialmente negli Stati Uniti. Finita la guerra questo risparmio si riversò sul mercato e gonfiò la domanda aggregata dei beni di consumo in maniera eccessiva rispetto alla produzione esistente. Così, tra il 1946 e il 1948, l’aumento dei prezzi negli Stati Uniti fu del 25%. Di solito, tuttavia, le decisioni di risparmio dei consumatori sono abbastanza costanti nel tempo, ragion per cui questo fenomeno non si verifica spesso
  • L’espansione del credito bancario. Se le banche commerciali concedono crediti troppo facilmente possono causare un surriscaldamento dell’economia.
  • Il deficit della spesa pubblica. Se la spesa del settore pubblico per l’acquisto di beni e di servizi aumenta nel breve periodo senza che si possa aumentare di pari passo la produzione, la domanda aggregata può superare l’offerta nella misura in cui l’aumento della domanda del settore pubblico non è compensato dalla riduzione della domanda del settore privato. Questo potrebbe essere quanto sta avvenendo negli Stati Uniti.

Inflazione da costi: si verifica quando l’aumento dei prezzi dipende da un aumento dei costi dei fattori di produzione (superiore all’aumento della loro produttività). In questo caso si considerano di solito quattro fattori: il costo del lavoro, il costo dei prodotti di base, il costo delle importazioni e il margine di profitto delle aziende.

  • Il costo del lavoro. Storicamente si attribuisce dell’azione dei sindacati questa responsabilità rimproverando eccessive rivendicazioni salariali. Se le pressioni sindacali spingono troppo in alto i salari, la riduzione del margine di profitto scoraggia la produzione di beni e servizi, la quale diminuisce, non accompagnata però da un’uguale riduzione della domanda; i prezzi avranno perciò tendenza ad aumentare. O ancora le imprese per mantenere il loro margine di profitto potrebbero essere tentate di aumentare i prezzi. Così si scatenerebbe la famosa spirale prezzi-salari.
  • Il costo dei prodotti di base e delle importazioni (ad esempio petrolio e materie prime). Diversi sono i motivi per cui i prodotti di base possono subire un brusco rialzo dei prezzi: l’esaurimento di alcune miniere, la siccità o altre calamità naturali (nel caso dei prodotti agricoli), la fissazione di contingenti da parte di Stati sovrani o di monopoli privati. Le cause dell’inflazione importata non differiscono da quelle dell’inflazione interna, se non per il fatto che l’evoluzione al ribasso del tasso di cambio della moneta nazionale può essere una fonte supplementare di inflazione. A peggiorare il fatto che di solito l’inflazione importata non può essere controllata da parte delle autorità nazionali.

Inflazione da monopoli: è simile a quella da costi ed è causata dal cambiamento del grado di monopolio nell’economia e dalla capacità delle imprese di incrementare i loro profitti aumentando i prezzi di vendita al dettaglio. Se l’azienda ha il potere di aumentare il prezzo lo farà per incrementare il suo margine di profitto.

Indice dei prezzi al consumo (IPC): esprime il prezzo in franchi nel corso del tempo di un dato paniere di beni e servizi comunemente consumati in un dato luogo da una famiglia media. E come se fosse il carrello della spesa tipo. Per ogni categoria di beni si fissa la sua importanza e il suo peso in rapporto al consumo totale: per esempio le spese dell’abitazione e dell’energia rappresentano circa il 25% delle nostre spese, gli alimentari il 10.5% e i trasporti l’11%. I carrelli della spesa tipo variano tra nazioni, regioni, in funzione del reddito (si vedano i consumi). L’IPC è calcolato ogni mese tenendo in conto 70’000 prezzi.  Viene rivisto ogni 10 anni circa. L’IPC non è un indicatore del costo della vita, perché misura la variazione soltanto dei prezzi dei beni e dei servizi di consumo quindi non tiene conto delle spese di trasferimento (le imposte, i contributi sociali, i premi cassa malati, …), ma esclusivamente i prezzi effettivamente pagati dai consumatori per i beni e i servizi destinati al consumo e acquistati in Svizzera.

Investimenti: in economia politica quando parliamo di investimenti intendiamo investimenti in capitale fisino e non investimenti finanziari. Questa categoria rappresenta tra il 20% e il 30% del prodotto interno lordo. Gli investimenti possono essere catalogati in attrezzature, impianti e strutture (investimenti produttivi) oppure in edilizia residenziale-abitazioni private (a onor del vero ci sono anche le scorte). In Svizzera nel 2019 gli investimenti in beni di equipaggiamento sono stati di circa 120 miliardi di franchi e quelli in costruzioni 67 miliardi.
Si dice che è la parte più instabile del PIL. In effetti le decisioni di investimento dipendono dall’andamento delle vendite, dalla possibilità di procurarsi i finanziamenti, dalle aspettative degli imprenditori e dal tasso di interesse. La maggior parte dell’investimento delle aziende è finanziato grazie a profitti precedentemente accumulati e non distribuiti (in Svizzera ca. 70-80%).

Moltiplicatore: è un meccanismo che appartiene al sistema economico e che entra in funzione da solo. Grazie a lui l’impatto sulla produzione di una spesa aggiuntiva è maggiore alla spesa stessa. Per farla semplice: se lo Stato spende 100 il Prodotto Interno Lordo aumenterà di 200. Miracolo? No, solo generazione di redditi a cascata. Vediamo come.
Lo Stato decide di assumere una maestra e la paga 100. La maestra grazie a questo stipendio va dal parrucchiere e spende 50. Il parrucchiere decide di chiamare l’idraulica e la paga 25. L’idraulica telefona al giardiniere che le fattura 12.50. Il giardiniere spende 6.25…. e così di seguito.

Vi sarete accorti che le persone spendono sempre la metà di quello che hanno guadagnato; questa percentuale è chiamata propensione marginale al consumo e spiega quanto spendo se guadagno un franchetto in più. Ora però torniamo alle nostre spese e vediamo un po’ quanto è stato generato nel sistema.
100+50+25+12.5+6.25+… che è l’equivalente di calcolarlo facendo la variazione della spesa moltiplicata per il moltiplicatore. Ops… mi ero dimenticata di dirvi che il moltiplicatore è semplicemente uguale a 1/(1-c)

Quindi l’aumento della produzione è: 100 * (1/(1-0.5))=100*2=200

So che sono concetti difficili, ma ciò che è importante da sapere è che se lo Stato ha speso 100, la produzione è aumentata di 200! Questo succede se però non ci sono fughe nel sistema. Le fughe in questo caso sono il risparmio che non mi fa consumare e la spesa all’estero che fa partire il moltiplicatore, ma nell’altra nazione…

Moneta forte: un esempio. Quando la moneta diventa forte e i cittadini di un altro Paese devono comperare il vino prodotto in Ticino, per pagarlo in franchi svizzeri dovranno utilizzare una quantità maggiore della loro moneta. Supponiamo che il tasso di cambio tra franco svizzero e euro sia di 1 a 1: per avere 1 franco ci vuole 1 euro. Supponiamo che la nostra bottiglia di vino costi 15 franchi. Il cittadino italiano dovrà cambiare 15 euro per comperare la nostra bottiglia di vino. Ora ipotizziamo che il franco svizzero si rafforzi molto e che il cambio salga: per avere 1 franco svizzero ora ci vogliono 2 euro. Il nostro compratore italiano dovrà ora pagare 30 euro per una bottiglia di vino. È come se il prezzo del vino fosse aumentato. E questo può causare difficoltà ai venditori di vino.

Prodotto interno lordo (PIL): rappresenta il valore economico dei beni e dei servizi prodotti in un anno all’interno di una nazione. Basta fare la somma di tutti i beni moltiplicati per il loro prezzo. Esempio: se nel mio paese si producono 10 sedie e 5 tavoli, con prezzi rispettivamente di 50 franchi e 200 franchi, il PIL sarà di 1’500 franchi.
Abbiamo sommato il valore delle sedie con quello dei tavoli: (10×50) + (5×200)= 1’500
Il PIL può essere misurato anche come la somma di tutti i redditi versati per creare questi prodotti (salari, rendite, dividendi, interessi,…). O ancora può essere calcolato come la somma del valore aggiunto delle aziende.

Prodotto interno lordo nominale: è la somma delle quantità di beni moltiplicati per i loro prezzi correnti (espressi in una valuta di riferimento). Quantità 2020 * Prezzi 2020
Per costruire il PIL reale occorre stabilire innanzitutto un anno di riferimento (es. 2019) . Quindi si procede ad una somma delle quantità di prodotti finali in un dato periodo, moltiplicandole per il prezzo in vigore nell’anno di riferimento. Quantità 2020 * Prezzi 2019
Riprendiamo l’esempio del PIL: se nel mio paese nel 2019 si producono 10 sedie e 5 tavoli, con prezzi rispettivamente di 50 franchi e 200 franchi, il PIL nominale sarà di : (10×50) + (5×200)= 1’500 franchi.
Se nel 2020 si producono 10 sedie e 5 tavoli, ma con prezzi rispettivamente di 51 franchi e 204 franchi, il PIL nominale sarà di : (10×51) + (5×204)= 1’530 franchi.
Il PIL reale sarà di: (10×50) + (5×200)= 1’500 franchi.

Prodotto interno lordo pro capite: è il Prodotto interno lordo diviso per il numero di abitanti del territorio.

Prodotto nazionale lordo (PNL): è il valore di mercato dei beni e servizi finali prodotti dalla forza lavoro e dagli altri fattori produttivi forniti dai residenti di una data nazione.
Per passare dal PIL al PNL (per la Svizzera) è necessario sommare al PIL i profitti realizzati da imprese svizzere all’estero ed i salari percepiti all’estero da persone residenti in Svizzera, e dedurre dal PIL i profitti realizzati in Svizzera da imprese straniere ed i salari percepiti in Svizzera da persone residenti all’estero (frontalieri).

Prodotto interno lordo potenziale: è il PIL che otteniamo se sfruttiamo tutta la capacità produttiva (98% della forza lavoro e 92% dei macchinari). Se il PIL potenziale coincide con quello effettivo la disoccupazione rimane stabile. Il PIL effettivo corrisponde al valore reale prodotto. Si parla del 98% e non del 100% della forza lavoro perché si stima che ci sia circa un 2% di disoccupazione frizionale. Si parla dell’uso del 92% e non del 100% dei macchinari perché una parte dei macchinari potrebbe essere in revisione (pensate agli impianti sciistici) oppure una parte potrebbe entrare in funzione solo in caso di necessità (pensate ai generatori d’emergenza di elettricità)

Prodotto Netto: si prende il Prodotto lordo e si deducono gli ammortamenti. Gli ammortamenti sono gli investimenti fatti per sostituire i macchinari rotti o obsoleti e si differenziano dagli investimenti netti che sono quelli che accrescono la capacità produttiva. La somma degli investimenti netti e degli ammortamenti costituiscono gli investimenti lordi o totali. Esempio: in un’azienda abbiamo 100 macchinari. 10 si rompono. Io ne compero 15 (investimenti lordi). Gli ammortamenti sono i 10 macchinari comperati per sostituire quelli rotti; gli investimenti netti sono 5.

Tasso di crescita del PIL: è la variazione percentuale del PIL da un periodo all’altro (la differenza del PIL da un periodo all’altro rapportato al Pil del periodo precedente). Di solito si misura da un trimestre all’altro o da un anno all’altro. [(PIL 2020-PIL 2019)/PIL 2019]
Es. Riprendiamo l’esempio del PIL: se nel mio paese nel 2019 si producono 10 sedie e 5 tavoli, con prezzi rispettivamente di 50 franchi e 200 franchi, il PIL nominale sarà di : (10×50) + (5×200)= 1’500 franchi.
Se nel 2020 si producono 11 sedie e 5 tavoli, sempre con prezzi rispettivamente di 50 franchi e 200 franchi, il PIL sarà di : (11×50) + (5×200)= 1’550 franchi.
Il tasso di crescita del PIL sarà di: [(1550-1500)/1500]= 0.33 ossia il 3.3%

Tasso d’inflazione: è il tasso di crescita dei prezzi da un anno all’altro; la differenza del prezzo tra un anno e l’altro rapportato al prezzo dell’anno precedente [(Prezzi 2020-Prezzi 2019)/Prezzi 2019].
Riprendiamo l’esempio del PIL: se nel mio paese nel 2019 si producono 10 sedie e 5 tavoli, con prezzi rispettivamente di 50 franchi e 200 franchi, il valore sarà di : (10×50) + (5×200)= 1’500 franchi.
Se nel 2020 si producono sempre 10 sedie e 5 tavoli, ma con prezzi rispettivamente di 51 franchi e 204 franchi, il valore sarà di : (10×51) + (5×204)= 1’530 franchi.
Il tasso di inflazione sarà quindi di [(1’530- 1’500)/1’500]= 0.02 ossia il 2%.

Tasso di disoccupazione: è il rapporto tra il numero di disoccupati e la forza lavoro (persone occupate e persone disoccupate). La forza lavoro è composta di solito dalle persone che hanno un’età compresa tra 15 anni e l’età di pensionamento che lavorano o che sono in cerca di lavoro. Sono esclusi i bambini e le persone che volontariamente non lavorano e che non cercano un lavoro.